2 1 Benjamin e l'esperienza con l'hashish

Nel documento Dal sogno al risveglio: "I «passages» di Parigi" di Walter Benjamin (pagine 41-58)

Gli esperimenti benjaminiani con le droghe vengono ufficialmente compiuti e trascritti nel periodo che va dal 1927 fino al 1934, durante i suoi soggiorni francesi e quelli spagnoli a Ibiza.

Benjamin partecipa alle sessioni di droga come osservatore e come consumatore. Il suo atteggiamento verso le droghe non è evasivo ma sperimentale, egli annota tutti gli esperimenti con un certo rigore scientifico quasi galileiano. Quindi abbraccia il

mondo della droga non per evadere dalla realtà, o per trovare un intervallo di sollievo dalla routine, ma per potenziare i propri sensi e la propria sensibilità, in modo da comprendere la realtà, e viverla profondamente. Secondo Benjamin le droghe permettono di valorizzare il mondo quotidiano, di cogliere il loro vero senso. A sostegno del suo approccio scientifico, Benjamin raramente fa uso di droghe da solo ma spesso con la compagnia di Ernst Bloch e dei suoi due amici medici Ernst Joel e Fritz Fränkel, i quali svolgono un minuzioso compito di monitoraggio. Questi sperimenti venivano registrati in “verbali” utili agli amici medici per il loro studi scientifici, e per Benjamin per la composizione di un testo sulle implicazioni filosofiche e psicologiche del consumo di hashish, oppio e mescalina – questo era il suo progetto iniziale, ovviamente non è stato realizzato in maniera organica e ci sono rimasti solo questi reportage o racconti.

In questi Verbali vengono riportati gli atti, le sensazioni e le dichiarazioni del soggetto “intossicato”. Quello che sorprende leggendo i verbali – nonostante Benjamin riporti con un certo rigore le sue impressioni sotto l'effetto dell'hashish – è che questi non sono pervasi da sterili deliri, ma da una proficua e produttiva riflessione circa la filosofia, l'arte e la lingua, argomenti, come sappiamo, cari alla produzione benjaminiana. Un altro fatto da sottolineare è che Benjamin si avvicina al mondo della droga in età matura, a 35 anni, e non perché solo allora gli risulta possibile sperimentarla, ma a causa del periodo storico che incornicia la sua vita: il naufragio di ogni prospettiva lavorativa nel mondo accademico, la separazione dalla moglie Dora seguita da altalenanti e deludenti relazioni amorose; inoltre in questi anni realizza che l'esilio sarebbe diventata una costante della sua vita, quindi, anche senza l'uso di droghe, le coordinate spaziali e temporali, in cui prima era stato immerso, vengono totalmente deformate.

I Crocknotizen109, invece, non sono un resoconto dettagliato degli esprimenti come

i Verbali, ma un ricco documento che delinea i tratti principali dell'esperienza con l'hashish. Crocknotizen è un neologismo coniato da Benjamin – composto dalla parola francese Croc che significa gancio – e per il filosofo e l'amico Jean Selz la parola assume un significato segreto, ovvero indica il nome in codice per designare l'oppio, sostanza che Selz fa conoscere al nostro filosofo.

L'ebbrezza provocata dalle droghe, insieme al gioco infantile e al sogno,

109 I Crocknotizen vengono stilati tra il 1932 e il 1933 durante il suo soggiorno a Ibiza. Qui gli

rappresentano uno strumento per accedere alla realtà da un'altra via, solitamente preclusa, e considerata illogica e irrazionale come un vicolo cieco. Come sottolinea Giorgio Backhaus, queste esperienze, svincolate dalla cultura dominante, permettono un'acquisizione duratura di elementi altrimenti evanescenti, che si fissano nel soggetto, il quale riesce a riproiettarle anche fuori dall'ebbrezza: « Benjamin si trasforma in veggente. É come se strappasse all'ebbrezza la sua capacità di illuminazione profana, facendone un momento permanente della sua percezione delle cose, recuperando una dimensione che la società industriale ha soffocato fino a perderla completamente. Sotto il suo sguardo penetrante le cose sono messe a nudo, liberate dalle incrostazioni in cui il pensiero dell'età capitalistica le ha imbalsamate. Escono dallo stato di “segnali” inanimati a cui sono state costrette dal nostro modo di vedere ispirato a una razionalità riduttiva. […] la loro essenza oggettiva riprende a vivere in tutta la sua originaria ricchezza »110. Nella sua raccolta di appunti dedicati

al surrealismo, Benjamin sottolinea come il movimento d'avanguardia e l'uso di droghe rivelino un certo legame diretto tra gioco e linguaggio. Infatti, secondo il filosofo, i giochi fonetici e grafici, per esempio del surrealismo, non sono semplici «trastulli artistici», ma degli esperimenti magici con le parole che rivelano aspetti del reale celati dalla rigidità della logica. Inoltre come abbiamo potuto constatare nel primo capitolo quando abbiamo analizzato le linee fondamentali del movimento d'avanguardia, anche la tecnica surrealista della scrittura automatica è in grado di cogliere, come il soggetto drogato, lati e somiglianze inaspettate nel mondo del reale. Possiamo cogliere un fatto caratteristico sia nel surrealismo che nell'uso di droghe, ovvero entrambe le esperienze non presuppongono che il soggetto già possegga uno sguardo filosofico per leggere la realtà, anzi ogni individuo – se favorito dal caso e dagli eventi, e se si lascia travolgere dai flussi ebbri – è in grado di ampliare il dominio della propria immaginazione all'interno del mondo quotidiano della modernità. Per esempio la scrittura automatica non presuppone un particolare e laborioso percorso intellettuale, e nemmeno una certa illuminazione mistica, ma risulta essere un lavoro interiore che il soggetto deve svolgere per scoprire il proprio lato nascosto, l'inconscio; questa ricerca gli permetterà di cogliere anche il lato nascosto della realtà. In questo modo la scrittura automatica diviene il linguaggio dell'inconscio, e non più un mero mezzo di comunicazione, ora la lingua possiede un valore euristico, che gli permette di scoprire la realtà, di trovare associazioni mai

individuate prima.

Leggendo le pagine benjaminiane sull'hashish, soprattutto i Crocknotizen, notiamo immediatamente che questo rapporto naturale e spontaneo tra linguaggio e significato viene esplicitato attraverso quello stile frammentario e aforistico che contraddistingue l'intera opera sui passages. Numerosi critici, e lo stesso Adorno, sostengono che ne I «passages» di Parigi lo scopo di Benjamin fosse quello di ricreare una sorta di montaggio di citazioni che non lasciasse spazio al formarsi dei commenti, infatti il filosofo berlinese ha sempre sostenuto che le cose devono parlare direttamente, devono essere liberate dalle catene della significazione. Questa particolare modalità di scrittura secondo Benjamin era in grado di indicare una verità spezzata, appunto frammentata, raggiunta grazie all'illuminazione indotta anche dall'uso di sostanze stupefacenti:

[…] una delle caratteristiche più tipiche del crock: ossia alla sua instancabile disponibilità a ricavare da un singolo stato di cose – ad esempio da un decoro o dalla raffigurazione di un paesaggio – una moltitudine di lati, contenuti, significati. 111

Benjamin prima di entrare nel mondo della droga svolge alcune ricerche su questo argomento, soprattutto consultando il mondo della letteratura, leggendo vari testi dell'Ottocento, e in particolar modo Il paradiso artificiale 112 di Baudelaire – come

lo testimoniano alcuni frammenti presenti nel testo sui passages. Nel testo del poeta francese l'hashish viene descritto come un “perfetto strumento satanico” perché crea nel consumatore l'illusione di essere un dio, di essere onnipotente e, inoltre, di essere in grado di fondersi pienamente con la natura, alimentando così anche un'ipotetica vanagloria innata nel soggetto. Benjamin riprende la rappresentazione schematica

111 Ibidem, pp. 33-34.

112 Baudelaire nel testo Il paradiso artificiale analizza gli effetti che provoca l'assunzione di hashish

e individua tre momenti di quest'esperienza “drogata” che normalmente si susseguono: una fase comica, una fase allucinatoria e una fase mistica e catartica. Nella prima fase il soggetto viene pervaso da un'improvvisa euforica spensieratezza, ride continuamente in maniera compulsiva e immotivata. La causa del riso agli occhi degli osservatori risulta inesistente. Normalmente il riso sorge non appena l'individuo comprende che ciò che pensava di aver visto, o udito, in realtà non corrisponde alla realtà.

Nella seconda fase il soggetto entra totalmente in un tunnel alterato dalla droga, che lo porta a deformare completamente le coordinate spaziali e temporali.

Nell'ultima fase Baudelaire sostiene che l'individuo venga travolto da una meraviglia quasi filosofica, in quanto scopre continuamente nuove corrispondenze che gli rivelano sconosciute chiavi di lettura, misteriose e non conoscibili all'uomo sobrio e controllato. Queste rivelazioni, che conciliano le contraddizioni in un'unità, fanno credere al soggetto di essere in pieno contatto con una divinità o con l'ignoto.

svolta da Baudelaire sugli effetti psicologici dell'assunzione di hashish113, infatti,

possiamo notare come nell'analisi del filosofo i primi due stadi, individuati dal poeta francese, si compenetrino simultaneamente114. La creatività dell'ebbrezza “drogata”,

penetrando la realtà con nuove modalità percettive, produce giochi di parole e immagini analogiche che denotano un potenziamento della capacità analogica. Ma non solo la capacità analogica e la capacità di individuare corrispondenze vengono accentuate sotto l'effetto della droga, ulteriori facoltà vengono attualizzate o subiscono un potenziamento. Per esempio Benjamin riporta diversi episodi dove sottolinea come la sensibilità subisca un incremento, ampliando la percezione di normali e quotidiani gesti:

Bloch mi ha voluto sfiorare leggermente il ginocchio. Percepisco il contatto molto prima che abbia luogo realmente e lo vivo come una violazione estremamente sgradevole della mia aura. Per capirlo occorre tener presente che tutti i movimenti sembrano acquistare più intensità e programmaticità e che già in quanto tali sono percepiti come sgradevoli.115

L'attenzione, quindi, viene acutizzata, lo spazio non viene più semplicemente attraversato come se fosse solo un mezzo, ora, invece, diviene la meta, viene vissuto, e diventa il protagonista assoluto, di cui l'individuo nota e scopre nuove caratteristiche.

La droga diventa il tramite per il raggiungimento di un legame più forte tra l'individuo e il mondo. Svanito l'effetto da hashish, l'incantesimo non si rompe in quanto l'individuo sobrio conserva le modificazioni provocate nell'ebbrezza. Secondo Benjamin queste immagini che si creano quando si è intossicati non sono estranee all'individuo, si formano continuamente in uno stato normale, ma rimangono inconsce perché il soggetto non presta attenzione a quelle, mentre nell'ebbrezza dal hashish esse si impongono nella mente dell'individuo, anche senza il bisogno di una ricercata e voluta attenzione:

In uno stato di coscienza normale ciò è, naturalmente escluso. O piuttosto tali immagini probabilmente prendono forma, forse anche di continuo, ma rimangono inconsce. Non così

113 Vedi Nota sopraccitata.

114 F. Desideri, G. Matteucci (a cura di), Estetiche della percezione, Firenze University Press,

Firenze, 2007, p. 49

nell'ebbrezza provocata dall'hashish. Può allora, come dimostrò quella serata, aversi una produzione addirittura tumultuosa di immagini, indipendentemente da ogni restante fissazione e impegno della nostra attenzione. Mentre in uno stato normale le immagini che si formano liberamente, alle quali non badiamo in alcun modo, rimangono appunto inconsce, sotto l'effetto dell'hashish per presentarsi dinanzi a noi le immagini non hanno alcun bisogno della nostra attenzione. Naturalmente la produzione di immagini può generare cose tanto straordinarie, e in modo tanto fuggevole e rapido, che a causa della bellezza e della singolarità di questo universo di immagini noi non riusciamo a prestare attenzione ad altro che a esse. Così – e sono in grado di formularlo in virtù di una certa abilità che ho acquisito di imitare anche in condizioni normali le creazioni dell'hashish – ogni parola di E., che ascoltavo, mi faceva fare un lungo viaggio. Sulle immagini stesse qui non sono più in grado di dire gran che a causa della straordinaria rapidità con cui, del resto su scala piuttosto ridotta, sorgevano e poi svanivano nuovamente. Erano essenzialmente immagini concrete.116

Benjamin nel libro sui passages sostiene che l'ebbrezza caratterizzante il mondo infantile possa essere raggiunta e riprodotta in due modi: artificialmente, attraverso l'uso di droghe, e imparando a perdersi nella vita delle vie metropolitane come il flâneur:

La figura del flâneur. Somiglia a quella dei consumatori di hashish, come lui il flâneur accoglie lo spazio in sé. Nell'ebbrezza da hashish lo spazio comincia ad ammiccarci. «Cosa mai è accaduto in me?» E con la stessa domanda lo spazio si avvicina al flâneur, che in nessun'altra città può trovarvi una risposta precisa come qui. 117

In un verbale, Benjamin racconta una sua esperienza che contiene proprio entrambi gli esercizi per raggiungere l'ebbrezza. In questo resoconto sottolinea come l'uso di droghe possa provocare una deformazione delle coordinate spazio-temporali e della realtà; per esempio Benjamin, dopo aver fumato una certa dose di hashish, abbandona la sua stanza d'albergo e inizia a percorrere senza una meta precisa tutte le strade di Marsiglia, come un vero flâneur. All'improvviso si trova davanti a una caffetteria e viene rapito dalla sua invitante vetrina piena di pasticcini, bomboniere e tavolette di cioccolato. Non appena il proprietario dell'attività si avvicina, Benjamin, travolto da una chiassosa e demoniaca risata, capisce di essere vittima di un'allucinazione “drogata” e di trovarsi davanti al negozio di un barbiere:

116 Ibidem, p. 90.

[…] sopraggiunse di corsa il proprietario nel suo camice bianco, ed ebbi appena il tempo di sottrarmi, ridendo fragorosamente, alla sua pretesa di farmi la barba o di tagliarmi i capelli. Solo allora mi resi conto che l'hashish aveva cominciato da tempo a fare la sua opera, e se la trasformazione di barattoli di cipria in bomboniere, di astucci nichelati in tavolette di cioccolata e di parrucche in pasta dolce a forma di piramide non fossero bastate a farmelo capire, le mie risate sarebbero state comunque un ammonimento sufficiente. 118

Oppure quando sotto l'effetto della droga si trova in camera sua e deforma un ambiente quotidiano:

Il tubo della stufa diventa un gatto. Alla parola zenzero, al posto dello scrittoio compare all'improvviso un negozio di frutta, nel quale subito dopo riconosco lo scrittoio. 119

I luoghi abituali, quotidianamente vissuti dal “mangiatore di hashish”, non vengono più occupati con quella usuale stabilità. Il soggetto li deforma, mosso da uno stato interiore di estrema euforia o di angoscia. Gli spazi divengono smisurati quasi da portare il soggetto al disorientamento e soprattutto alla solitudine, oppure divengono minuscoli120, soffocanti, claustrofobici ed estremamente affollati: « […] la stanza

stretta di E. non bastava affatto alla mia fantasia ed era un nutrimento così cattivo per i miei sogni […] »121.

Sotto l'effetto delle droghe avviene una prostituzione dello spazio122, il quale viene

liberamente plasmato e deformato in molteplici modi, a seconda dello stato del soggetto:

Ecco manifestarsi le pretese spaziali e temporali tipiche del mangiatore di hashish. […] Per chi ha mangiato l'hashish Versailles non è troppo grande, né l'eternità dura troppo a lungo. 123

Nonostante questo accento sulle deformazioni visive, Benjamin sottolinea la

118 Ibidem, p.12. 119 Ibidem, p. 43.

120 Come ricorda Roberto Barbolini in Il riso di Melmoth. Metamorfosi dell'immaginario dal sublime

a Pinocchio, le deformazioni del kitsch (come l'ingrandimento e il rimpicciolimento delle cose)

ricordano quelle che attuano l'oppio e l'hashish, anche se il kitsch rimane una droga più potente rispetto a quelle normalmente considerate tossiche.

121 Ibidem, p. 87.

122 W. Benjamin, I «passages» di Parigi, op. cit., p. 210, (G 16,2). 123 Ibidem, p. 20.

maggiore importanza, soprattutto a livello filosofico, delle alterazioni linguistiche, prodotte sotto l'effetto degli stupefacenti: « […] mi sembrava che le incoerenze grammaticali potenziassero il significato delle cose »124. Benjamin spera di trovare

nell'hashish la chiave per comprendere il linguaggio delle cose e per afferrarlo in maniera più immediata e chiara rispetto a quando esso si trova inserito nella vita ordinaria. Il linguaggio sotto l'effetto dell'hashish apre una strada verso l'”illuminazione profana”125. Confida, quindi, nell'azione dell'hashish come

esperienza linguistico-esplorativa.

Benjamin riporta la sua esperienza con l'hashish una sera a Marsiglia: immediatamente dopo l'assunzione, viene travolto da un'euforia che gli fa percepire ogni cosa come se fosse animata e lo porta a vagare per la città finché, come succede a tutti i “mangiatori di hashish”, non viene travolto da una «fame da leoni» che lo obbliga ad entrare in un ristorante. Consultando il menù viene colpito in particolar modo da una portata, dal «paté di Lione», che immediatamente subisce una metamorfosi linguistica in “paté di leone”. Questo effetto di straniamento ricorda a Benjamin un'osservazione di Karl Kraus, in cui sostiene che più si guarda da vicino una parola, e più essa ci guarda da lontano. Quindi comprende che anche la parola possiede un'aura126. Se la parola possiede un'aura significa che viene meno una

distinzione fra soggetto e oggetto, fra guardato e guardante, fino ad arrivare all'identificazione127. Quindi le parole viste da vicino perdono il loro senso o

124 Ibidem, p. 67.

125 Svolgeremo un approfondimento di questo concetto nel prossimo paragrafo dove analizzeremo il

saggio Il surrealismo: l'ultima istantanea dell'intelligenza europea.

126 Aura: apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina.

127 Benjamin individua questa oscillazione dialettica in specifiche inesperienze: oltre all'ebbrezza

causata dall'assunzione di droghe, anche nella sfera onirica e nei giochi infantili, dove il bambino maneggia le parole come se fossero cose individuando corrispondenze segrete con la realtà. Inoltre, è utile ricordare le pagine di Infanzia berlinese dove Benjamin descrive un modo particolare del bambino di interagire con gli oggetti – soprattutto con gli oggetti nati dalla nuova tecnologia – così particolare da portare a uno stato in cui il bambino osserva l'oggetto e a sua volta quest'ultimo osserva lui. Per Benjamin, quindi, l'infanzia è il luogo in cui si vive nella sua essenzialità il rapporto tra il linguaggio e gli oggetti. Un esempio emblematico di ciò è il denkbild (letteralmente immagine di pensiero) intitolato L'alfabetario dove Benjamin ricorda l'importanza del linguaggio e delle lettere dell'alfabetario nella sua infanzia e soprattutto nelle sue scelte sulla propria vita adulta, infatti questa prima esperienza con le parole fu essenziale per la formazione del suo carattere e delle sue abitudini durature.

L'età infantile, come la droga, permette di recuperare immagini abbandonate nell'abisso della razionalizzazione sociale, restituendo a queste il loro reale valore, la loro produttiva creatività, e non bloccandole in severe accuse di illogicità e di irrazionalità. Si vuole eliminare il confine imposto tra immaginazione e realtà, si vuole superare questa barriera precipitando nella confusione, non denotata negativamente, ma considerata come una potenziale fonte di verità. Inoltre il bambino compie ciò che l'adulto non è più in grado di realizzare, ovvero familiarizzare con il nuovo, convertendolo in abitudine. « Solo l'osservatore superficiale può negare che tra il mondo della tecnica e l'arcaico universo simbolico della mitologia giochino delle corrispondenze.

semplicemente ne acquisiscono uno nuovo? Secondo Benjamin sotto l'effetto dell'hashish il linguaggio cambia permettendo di scoprire nuove analogie con la realtà, e in questo modo si ha la possibilità di accedere a nuove prospettive segrete, quasi magiche, per giungere, quindi, all'esplorazione delle vie del puro senso dei nomi. É come se avvenisse una materializzazione della cosa nominata. Anche Jean Selz rimase così colpito dal ragionamento dell'amico, che durante uno degli usuali riti di hashish a Ibiza, riuscì a cogliere pienamente ciò, ascoltando il canto di una donna spagnola, le cui parole cantante gli apparvero visibilmente come dei cani liberati, non più tenuti a guinzaglio dalla formalità del linguaggio quotidiano:

Solo l'indomani sera, ascoltando una cantante andalusa che si esibiva nell'interrato di un piccolo caffè di Ibiza, noi ritrovammo i legami, peraltro ormai fragili, con cui l'oppio ci legava a ogni cosa. Le parole della lingua castigliana erano diventate visibili trasformandosi i cani. Ma mentre nella lingua parlata questi cani erano tenuti al guinzaglio, il canto li metteva in libertà, ed essi se ne scappavano a balzi per menare la vita violenta alla quale erano destinati.128

Le parole dette divengono immagini vive, un “disegno scritto”129 e, le frasi creano un

“racconto-quadro”130, e anche le parole scritte rivelano un significato profondo, in

quanto diventano disegni delle cose a cui si riferiscono. La grafia perde il suo carattere astratto per diventare una raffigurazione pittogrammatica del significato che riscopre le similitudini sensibili, oramai, dimenticate sia dall'adulto che dalla lingua astratta. A sostegno di ciò Jean Selz riportò un dialogo avuto con Benjamin circa

Nel documento Dal sogno al risveglio: "I «passages» di Parigi" di Walter Benjamin (pagine 41-58)