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Bad bank e asimmetrie informative

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Academic year: 2021

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U

NIVERSITÀ DI

P

ISA

Dipartimento di Economia e Management

Corso di Laurea Magistrale in Banca,

Finanza Aziendale e Mercati Finanziari

Tesi di Laurea

BAD BANK E ASIMMETRIE INFORMATIVE

Relatore:

Prof.ssa Maria Laura Ruiz

Candidato:

Laura D’Amelio

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INDICE

INTRODUZIONE...1

1 IL SISTEMA FINANZIARIO E L'ASIMMETRIA INFORMATIVA...4

1.1 Cos'è il sistema finanziario: l'importanza, i soggetti e le funzioni...4

1.1.1 Riduzione dei costi di transazione...5

1.1.2 Trasformazione delle scadenze...6

1.1.3 Diversificazione del rischio...7

1.1.4 Raccolta e produzione delle informazioni...8

1.2 Le forme di asimmetrie informativa...9

1.2.1 La selezione avversa e le sue possibili soluzioni...10

1.2.2 L'azione nascosta e le sue possibili soluzioni...29

2 LA RELAZIONE PRINCIPALE - AGENTE NEL SISTEMA FINANZIARIO: QUANDO LA BANCA RICOPRE IL RUOLO DI PARTE PIÙ INFORMATA...35

2.1 La relazione principale - agente tra depositante e banca...36

2.1.1 Simmetria informativa...41

2.1.2 Moral hazard...45

2.2 La relazione principale - agente tra autorità di vigilanza e banca...47

2.2.1 Le diverse politiche di ricapitalizzazione...54

2.3 Crisi bancarie e Non Performing Loans...59

3 BAD BANK, RISPOSTA E SOLUZIONE ALLE CRISI BANCARIE...64

3.1 Perché e come creare una bad bank...66

3.1.1 La valutazione dei NPLs...70

3.1.2 Modalità di creazione di una bad bank...73

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3.2 Le bad bank nella storia recente...80

3.2.1 Il caso svedese: Securum...81

3.2.2 Il caso americano: Resolution Trust Corporation...85

3.2.3 Il caso italiano: Società per la Gestione di Attività...88

3.3 Le soluzioni per l'attuale crisi bancaria in Europa e in Italia...92

3.3.1 Il quadro europeo...92

3.3.2 Il quadro italiano...95

3.4 Alcune situazioni italiane e le ultime proposte...99

3.4.1 Le quattro banche del centro Italia...99

3.4.2 Atlante...103

3.4.3 Monte dei Paschi di Siena...104

3.5 Il punto della situazione...106

CONCLUSIONI...108

Bibliografia...112

Sitografia...121

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1

INTRODUZIONE

Il termine bad bank è entrato a far parte del nostro vocabolario quotidiano in seguito al frequente ricorso, nella cronaca economico finanziaria degli ultimi anni, di questa tipologia di intervento di risoluzione. La precarietà che investe oggi il sistema bancario e le sue diverse possibilità di correzione hanno catturato il mio interesse; partendo dall’analisi delle teorie economiche in tema di asimmetrie informative, ho deciso di focalizzare il mio studio proprio sul fenomeno bad bank, sulla sua storia e sui suoi sviluppi non solo in Europa ma anche all’interno dei nostri confini nazionali.

Oggigiorno regna l’associazione tra i termini “crisi bancarie” e “Non Performing Loans”: gli istituti bancari in situazioni di dissesto economico sono quelli che presentano nell’attivo di bilancio un’eccessiva quantità di attività deteriorate, prestiti concessi a soggetti che si rivelano incapaci di assolvere ai propri obblighi di restituzione. Quando la quantità dei Non Performing Loans raggiunge livelli tali da compromettere l’efficienza operativa di una banca sono necessarie tempestive forme di intervento. Queste ultime sono inoltre finalizzate a impedire che casi di turbolenza individuali si trasformino in vere e proprie crisi di dimensioni sistemiche, possibilità data dalla connessione che caratterizza i vari sistemi bancari nazionali. Tra le soluzioni applicabili vi è la creazione di una bad bank, intervento previsto anche dalle più recenti normative comunitarie: la banca procede allo scorporo delle attività deteriorate dai propri bilanci per confluirle in un ente giuridicamente separato, la bad bank, il quale avrà l’obiettivo di ristrutturarle e posizionarle sul mercato per ottenere profitto. Tale separazione consente alla banca madre di sanificare i propri libri contabili e riacquisire quell’efficienza operativa con le permetterà di uscire dalla situazione di crisi.

Il concetto di bad bank è apparentemente semplice, ma la sua implementazione è caratterizzata da una discreta complessità. Innanzitutto si deve individuare a quale valore i Non Performing Loans saranno ceduti dalla banca madre alla bad bank, dato che essi non possono essere semplicemente trasferiti al nuovo ente: così facendo si andrebbero ad eliminare poste dall’attivo causando il venir meno di alcune componenti utilizzate nel calcolo dei coefficienti di patrimonializzazione richiesti dalle autorità di regolamentazione; inoltre emergerà nell’immediato una perdita di esercizio a danno della banca già compromessa da una situazione di crisi. La determinazione di tali valori è fondamentale ma di difficile attuazione: non vi è un mercato sviluppato per lo scambio di queste attività dal quale rilevare i prezzi di cessione e allo stesso tempo non possono essere utilizzati i valori di libro, in quanto

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2 interessati da svalutazioni a causa dell’insolvenza del relativo debitore. Inoltre l’individuazione del valore delle attività da cedere è fondamentale per la quantificazione del capitale iniziale di cui deve disporre la bad bank, avendo essa bisogno di risorse per procedere con la ristrutturazione dei crediti deteriorati e per lo svolgimento della sua operatività.

Una volta superato questo primo step, il processo di creazione di una bad bank prosegue con la scelta del modello da adottare tra le varie opzioni attuabili. Ad esempio è possibile creare singole bad bank relative a ogni istituto bancario in difficoltà, oppure istituire un unico ente nel quale confluire le attività deteriorate di tutte le banche in crisi. Oltre a ciò, si possono avere sia bad bank a partecipazione pubblica sia enti esclusivamente privati. La banca madre potrà o meno rimanere nella proprietà della bad bank partecipando, nel primo caso, agli eventuali profitti ottenuti dalle operazioni di ristrutturazione delle attività deteriorate; queste ultime saranno sottoposte a risoluzione attraverso operazioni di cartolarizzazione volte alla creazione di strumenti finanziari offerti sul mercato secondo modalità diverse, dalla trattazione diretta al ricorso ad aste.

Le diverse connotazioni dell’ente creato saranno individuate in base alle specificità della crisi da correggere e del sistema in cui la banca opera, così come si nota dai casi di bad bank sviluppatesi negli ultimi anni. Nella storia recente sono numerose le applicazioni di simili strumenti di risoluzione, alcune con risultati più che ottimi, tra le quali ricordiamo la svedese

Securum e l’italiana Società per la Gestione di Attività.

Questa tesi parte dallo studio della teoria delle asimmetrie informative per analizzare se esse siano in grado di compromettere la creazione e l’operato di una bad bank.

Un istituto bancario può sia subire sia produrre gli effetti negativi correlati alle asimmetrie informative, siano esse definite come informazione nascosta o azzardo morale; l’analisi condotta è stata circoscritta al mercato del credito. Si ha informazione nascosta quando la banca non è in grado di distinguere il merito creditizio di coloro che richiedono prestito, rischiando così di finanziare soggetti che in futuro non saranno in grado di assolvere ai propri obblighi: le posizioni assunte potranno trasformarsi successivamente in Non Performing Loans. In caso di azzardo morale la banca non riesce a monitorare senza costi l’operato di chi ha finanziato, il quale potrebbe approfittarsi di tale vantaggio informativo e non rispettare gli impegni assunti; anche con questa eventualità l’ente bancario corre il rischio che i crediti in portafoglio si trasformino in attività deteriorate. Questi sono i casi in cui un istituto bancario subisce i danni prodotti dalle asimmetrie informative rischiando il default, ma vi sono situazioni in cui è la banca ad approfittarsi della presenza di informazioni disomogenee. Una

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3 situazione di crisi può infatti generare vantaggi informativi a beneficio della banca, nel qual caso sfrutterà le proprie informazioni a danno delle autorità di regolamentazione intervenute a salvataggio degli enti bancari attraverso l’apporto di capitali straordinari. In caso di informazione nascosta le autorità di regolamentazione non saranno in grado di riconoscere gli enti effettivamente in difficoltà che necessitano di aiuti economici da quelli che vogliono beneficiare delle risorse concesse pur non avendone bisogno; con azzardo morale le banche utilizzeranno gli aiuti economici ottenuti per conseguire vantaggi privati e non per tentare di uscire dalla situazione di crisi, attraverso la scelta di comportamenti scorretti.

Sia che la banca subisca le asimmetrie sia che si approfitti delle stesse, con informazioni disomogenee si possono verificare quelle condizioni per le quali è necessaria la creazione di una bad bank: i crediti concessi si trasformeranno in attività deteriorate e la crisi bancaria non sarà risolta grazie agli aiuti di Stato a causa di comportamenti scorretti della banca. Inoltre nemmeno le bad bank sono immuni dagli effetti negativi di possibili vantaggi informativi. Ad esempio, in sede di determinazione del valore delle attività deteriorate, è solo la banca a conoscere la reale composizione di tale poste di bilancio e potrà richiedere prezzi maggiori rispetto a quelli efficienti. Altro caso è rappresentato dall’azzardo morale attuabile dal management della bad bank, il quale potrebbe decidere di liquidare precocemente le attività ristrutturate per ottenere profitti personali a danno dello stesso ente di risoluzione. Detto ciò, le norme a disciplina delle crisi bancarie dovranno vigilare sui possibili casi di asimmetria informativa e prevedere modalità di risoluzione degli stessi, per assicurare l’esito positivo dell’intervento di risoluzione e la salvaguardia del sistema bancario.

In conclusione, le bad bank sono sì strumenti utili per la risoluzione di una crisi bancaria, ma data la loro complessa natura sono numerosi gli aspetti da monitorare con attenzione. Per meglio capire la portata di questo fenomeno ho esaminato alcuni tra i casi più positivi di bad bank, nei quali i crediti deteriorati sono stati efficacemente ristrutturati e dalla cui liquidazione sono conseguiti profitti. Questi esempi sono stati osservati per capire se e come le bad bank possano essere applicate alle attuali crisi bancarie, con particolare attenzione alle problematicità del nostro sistema dove si registra un’importante presenza di attività deteriorate. La realtà italiana delle bad bank è tuttora in evoluzione e mi auguro che sia possibile replicare i casi di successo analizzati; la sfida è ardua, ma ponendo la giusta attenzione a tutti quegli aspetti in grado di compromettere le operazioni di salvataggio, tra cui le asimmetrie informative, sarà possibile risolvere efficacemente le varie situazioni di crisi.

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4

1 IL SISTEMA FINANZIARIO E L’ASIMMETRIA INFORMATIVA

1.1 Cos’è il sistema finanziario: l’importanza, i soggetti e le funzioni

Il sistema finanziario annovera tra i suoi obiettivi l'allineamento delle necessità dei soggetti in surplus finanziario con quelle degli individui in deficit, finalizzato ad agevolare il trasferimento delle risorse. A tal fine si è assistito alla nascita di soggetti specializzati nell'intermediazione, la cui presenza permette inoltre di ridurre i costi sostenuti da entrambe le parti. Infatti suddetta attività, qualora fosse svolta direttamente dai soggetti interessati, presupporrebbe una serie di alti costi riguardanti fasi quali la ricerca della controparte, l'ottenimento di informazioni sulla stessa, la stesura del contratto e quant'altro. Le istituzioni finanziarie assolvono il compito di diffondere le informazioni rilevanti facilitando l'individuazione della migliore controparte, ciò consente una ottimale allocazione di credito la quale, indirizzandosi verso i soggetti più meritevoli e capaci, permette di accrescere l'efficienza dell'apparato produttivo e in ultima battuta le potenzialità di crescita dell'economia stessa.

Grazie al loro contributo possiamo definire gli intermediari finanziari un elemento così fondamentale del sistema al punto da sottoporre l’intero apparato finanziario a situazioni di forte problematicità nel caso di una loro crisi.

Per capire al meglio il loro importante apporto, esaminiamo nel dettaglio le attività svolte dagli intermediari finanziari e in particolare dagli istituti bancari.

All'interno del sistema finanziario possiamo individuare due tipologie di soggetti, i risparmiatori e gli investitori. Quest'ultimi necessitano di risorse per implementare le attività di investimento, le quali possono provenire da scorte monetarie interne (autofinanziamento), dalla cessione di proprie attività sotto forma di titoli, dalla ricerca sul mercato di forme di debito1.

Le somme monetarie accantonate dai risparmiatori sono trasformate in credito per gli

1La Pecking order theory studia la gerarchia esistente tra le forme di finanziamento, andando così a contrastare

il teorema di Modigliani Miller secondo il quale vi è indifferenza tra le forme di finanziamento nella valutazione della struttura del capitale. Esse infatti presentano prezzi diversi collegati alla presenza di costi di agenzia e di asimmetrie informative. In particolare la forma di finanziamento migliore, poiché più conveniente, per l’impresa è rappresentata dell’autofinanziamento e a seguire troviamo il finanziamento concesso da intermediari e l’emissione di nuove azioni.

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5 investitori grazie alla presenza degli intermediari finanziari. Infatti la conciliazione delle richieste dei due soggetti non è banale potendosi presentare divergenze circa le scadenze, l'ammontare richiesto del credito, la sua divisibilità, la propensione all'assunzione di rischio da parte del soggetto creditore. L'intermediario si pone da tramite tra soggetti in surplus e soggetti in deficit ponendoli in contatto; ciò crea liquidità2 e consente l'espansione dell'intero

sistema economico. Essi infatti selezionano i soggetti meritevoli di credito, raccolgono fondi presso i possessori di ricchezza e trasferiscono le risorse tra le due categorie di soggetti, accordando in questo modo richieste e necessità degli individui interessati e permettendo l'effettivo scambio di risorse.

Figura 1.1 Il processo dell'intermediazione finanziaria3

L'esercizio di tale attività presuppone funzioni propedeutiche e conseguenti alla stessa. Osserviamole nel dettaglio.

1.1.1 Riduzione dei costi di transazione

Come descritto precedentemente, la ricerca diretta di una controparte in un rapporto di scambio di risorse presenta alti costi di transazione. Essi vanno a incidere sul volume, sull'importo unitario e sulla conclusione stessa dell'operazione qualora l'entità dei costi sia tale da non rendere conveniente la transazione. Stiamo parlando di costi di ricerca della controparte e delle informazioni circa la bontà del suo operato e della sua solvibilità; costi di esecuzione della pratica relativa al contratto come ad esempio costi legali e di amministrazione; spese successive allo scambio volte a monitorare l'attività del debitore per assicurarsi il rispetto di quanto stipulato e la corretta destinazione delle somme in oggetto nonché la puntuale restituzione dell'importo prestato.

2 Gli stock di moneta immobilizzati in quanto destinati ad esigenze future sono trasformati in moneta

prontamente spendibile per la realizzazione di progetti di investimento.

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6 L'intermediario finanziario ha la possibilità di reperire le informazioni necessarie alla conclusione dello scambio con maggiore facilità e a un costo minore di quello sostenuto da un singolo individuo. Ciò è dovuto alla specializzazione datagli dal suo ruolo, il quale gli conferisce maggiore reputazione e discrezionalità, recepite con favore dai soggetti in cerca di finanziamenti per le proprie attività. In più l'intermediario ha a disposizione un vero e proprio mercato dell'informazione, nel quale la ricerca delle notizie è più conveniente rispetto alla richiesta delle stesse ad ogni singolo soggetto interessato. Ed è proprio la sua funzione a porlo in contatto con una pluralità di soggetti e a permettergli di ridurre ulteriormente i costi di transazione grazie ai benefici apportati dalle economie di scala4.

Si definisce economia di scala la riduzione dei costi medi di produzione di un bene o di un servizio in seguito all'aumento delle dimensioni della capacità produttiva interessata. Gli intermediari hanno la possibilità di scambiare un numero elevato di importi grazie alla pluralità di contatti con la clientela5. Ciò permette di suddividere i costi fissi, i quali

rappresentano la maggiore parte di quanto sostenuto nell'attività di trasferimento di risorse, su più unità produttive e di accentrare così le funzioni legate alla ricerca della controparte dello scambio. Conseguentemente, la riduzione dell'incidenza dei costi fissi sui costi generali di gestione, relativi a spese di negoziazione, ricerca ecc., riduce a sua volta i costi unitari per operazione, assicurando l’inizio della stessa.

1.1.2 Trasformazione delle scadenze

I soggetti investitori necessitano di risorse a lungo termine per poter effettuare le loro attività di investimento, mentre i risparmiatori solitamente accantonano le somme risparmiate per periodi di tempo brevi. Il disallineamento di questi due orizzonti temporali non rende possibile uno scambio di risorse. La presenza di un intermediario permette di trasformare tali scadenze, concedendo ai soggetti in deficit prestiti a medio-lungo termine e al contempo permettendo agli individui risparmiatori di accedere ai propri risparmi in qualsiasi momento.

4 I costi unitari sono dati dalla somma dei costi fissi e di quelli variabili divisa per il numero di prestiti. Maggiore

sarà il numeratore, rappresentato dalla quantità di finanziamenti concessi, minore sarà il costo sostenuto per unità.

Bebczuk (2003)

5 Per la legge dei grandi numeri, al tendere all'infinito il numero degli individui finanziati, il valore unitario

dell'attivo bancario per soggetto finanziato converge stocasticamente al pagamento richiesto ad ognuno di essi. Per ciò il costo delega sostenuto dalla banca per la selezione e il monitoraggio della controparte finanziata diminuisce all'aumentare del numero dei debitori della banca.

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7 Ciò è consentito dall'alto numero di risparmiatori che si servono dei servizi dell'intermediario: quest'ultimo riesce così ad accumulare un ammontare di risorse tale da poter far fronte alle diverse scadenze.

Il disallineamento temporale tra la raccolta del risparmio a breve termine e i prestiti di lungo periodo, potrebbe esporre la banca al rischio di liquidità, per il quale essa non riuscirebbe a ottemperare alle richieste di prelievo da parte dei risparmiatori qualora le risorse raccolte siano state eccessivamente investite in attività di lungo termine. Tale rischio è in parte arginato da modalità di raccolta che riescono a prevedere quali saranno i momenti futuri di maggiore richiesta di prelievo, consentendo in questo modo di organizzare efficientemente le scadenze dei vari crediti. In più gli obblighi di riserva obbligatoria previsti dagli organismi di regolamentazione sono volti alla creazione di depositi permanenti e sempre disponibili per far fronte alle richieste di prelievo più ingenti e inaspettate.

1.1.3 Diversificazione del rischio

L'aumento del numero delle attività presenti in un portafoglio consente la riduzione del rischio complessivo dello stesso qualora ci sia bassa correlazione tra i rendimenti delle singole unità. Ciò è possibile grazie alla compensazione di rendimenti positivi e negativi: a seconda del grado di correlazione tra le singole attività, i risultati ottenuti si bilanciano arrivando ad annullare completamente il rischio del portafoglio nel caso di correlazioni perfettamente negative. Questa è la definizione di diversificazione presente all'interno della Modern

Portfolio Theory sviluppata dal premio Nobel H. Markowitz6. Gli investitori individuano un

insieme di portafogli efficienti, situati in un luogo geometrico definito frontiera, sulla base di specifiche caratteristiche rischio-rendimento: maggiore è il rendimento a parità di rischio e migliore risulta il portafoglio. La scelta di quest'ultimo si basa sul grado di avversione al rischio dell'investitore7. Ipotizzando individui avversi al rischio, come negli studi condotti da

Markowitz, si afferma che essi, a parità di rendimento atteso, prediligeranno portafogli con il minimo rischio, il quale può essere ridotto combinando attività legate tra loro da coefficienti di correlazione sufficientemente bassi: in questo modo il rischio complessivo di un portafoglio risulta minore della somma di quello delle singole attività che lo compongono

6 Nel 1990 ha ricevuto il premio Nobel per l'economia (con M. H. Miller e W. F. Sharpe) per i suoi contributi

nell'analisi della ripartizione migliore del portafoglio tra titoli con rendimenti e rischi diversi.

http://www.treccani.it/enciclopedia/harry-m-markowitz/

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8 proprio grazie all'effetto di compensazione dei risultati positivi e negativi delle diverse unità. Il risparmiatore che finanzia un unico soggetto in deficit, indirizzando le proprie risorse in una sola attività si espone in misura massima al rischio. Il soggetto finanziato potrebbe infatti, nella peggiore delle ipotesi, non riuscire ad assolvere ai propri obblighi di rimborso. L'intermediario finanziario invece ha la possibilità di creare portafogli di numerose attività grazie al gran numero di rapporti che intrattiene con soggetti in surplus e in deficit. Per il principio della diversificazione, il suo rischio si abbassa notevolmente rispetto a quello di un unico individuo: la concessione di risorse a più imprese permette di bilanciare i risultati finali di quelle più meritevoli con quelle meno affidabili. Si andrà così a diminuire, se non a eliminare, il rischio specifico delle varie attività limitando l'incertezza al solo rischio sistematico8, quello proprio del mercato nel suo complesso che non può essere eliminato dalla

diversificazione.

1.1.4 Raccolta e produzione delle informazioni

La definizione di mercati perfetti annovera tra le sue condizioni la presenza di efficienza informativa: le informazioni devono essere disponibili in egual modo per tutti gli operatori coinvolti così da essere immediatamente incorporate nei prezzi di scambio. In presenza di informazioni di buona qualità e facilmente acquisibili, il mercato opera efficientemente. La dottrina ha però dimostrato l'assenza di tale assunto, notando la presenza di informazioni non complete e disomogenee nella loro distribuzione, con un conseguente aumento dei costi di transazione. Si parla di informazione asimmetrica: le notizie non sono perfettamente distribuite tra le parti in gioco di un'operazione, con evidenti vantaggi per la parte informata a scapito di quella disinformata.

I soggetti intermediari, nell'esecuzione della loro funzione di tramite tra individui in surplus e in deficit di risorse, svolgono un'importante attività di raccolta e produzione delle informazioni, consentendo un ulteriore ribasso nelle spese di transazione. Sia l'individuazione

8 Rischio specifico e rischio sistematico sono le due componenti del rischio complessivo contenute nel modello

Capital Asset Pricing Model introdotto dal premio Nobel Sharpe, da Lintner e Mossin.

Sotto ipotesi di assenza di costi di transazione e imposte, attività infinitamente divisibili e possibilità di vendita allo scoperto, identiche aspettative da parte degli investitori circa rendimenti o prezzi, le principali conclusioni di tale modello posso essere così riassunte:

• tutti gli investitori detengono una combinazione tra portafoglio di mercato, estremamente diversificato, e attività priva di rischio (teorema della separazione dei due fondi);

• gli investitori sono remunerati esclusivamente per la parte di portafoglio relativa al rischio sistematico sopportato, non diversificabile, e misurato da un coefficiente beta quale misura della correlazione tra rendimenti dei titoli rispetto all'andamento del mercato.

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9 del merito creditizio del soggetto finanziato, sia l'attività di monitoraggio dell'opera dello stesso una volta ottenuto il finanziamento, risultano particolarmente costose se effettuate dal singolo soggetto privato. In più tali operazioni non sono di semplice attuazione, ad esempio le imprese potrebbero essere restie a fornire informazioni circa i propri piani di sviluppo per il timore di perdere eventuali vantaggi competitivi. Tutto ciò viene semplificato dalla presenza di intermediari. Gli istituti finanziari intrattengono solitamente con i propri clienti relazioni di lungo periodo, consentendo di raccogliere una mole di informazioni sulla base della quale organizzare efficientemente le proprie decisioni di investimento e valutare gli operatori e i progetti meritevoli di credito, nonché controllare successivamente quanto finanziato. Tali notizie non sono tuttavia diffuse sul mercato, ma custodite dall'intermediario per un esclusivo uso interno finalizzato al conseguimento di un vantaggio concorrenziale. Ciò è particolarmente rilevante nel caso di cessazione dell'attività da parte dell'intermediario: tutta l'informazione da esso raccolta durante lo svolgimento delle sue funzioni andrà persa, non potendo essere trasmessa ad altri soggetti, con effetti negativi sull'intero sistema.

1.2 Le forme di asimmetria informativa

I problemi di asimmetria informativa9 possono presentarsi sia prima della stipula di un

contratto che nelle fasi immediatamente successive. Nel primo caso di parla di informazione

nascosta: l'informazione non è distribuita equamente tra le controparti essendo il principale, la

parte non informata, in difetto di notizie e potendo l'agente, la parte informata, sfruttare tale vantaggio informativo a danno dell'altro contraente. Tale asimmetria informativa sfocia solitamente in problemi di selezione avversa, nei quali il principale non riesce a riconoscere tra i vari soggetti quali sono i più meritevoli per la stipula di un accordo e ciò causa l’abbandono del mercato da parte di questi ultimi.

Il secondo caso è definito azione nascosta o moral hazard: il principale non è capace di monitorare senza costi l'attività svolta dalla controparte andando così incontro al rischio di ottenere payoff negativi dall'esecuzione del contratto. Si sottolinea che l'attività di monitoraggio deve essere svolta durante l'operato del soggetto agente e non a contratto

9 Nello studio dell'asimmetria informativa si fa riferimento al modello “principale-agente” (Agent Theory): le

relazioni coinvolgono due individui e il risultato ottenuto dal soggetto principale dipende dalle caratteristiche e dal comportamento del soggetto agente.

Tra i contributi Arrow (1968), a cui si attribuisce inoltre la definizione di informazione nascosta e azione nascosta.

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10 concluso dato che in questo caso il principale non avrebbe più alcuna possibilità di intervento. Osserviamo le tue tipologie di asimmetria informativa relativamente al passaggio di risorse tra soggetti in deficit e in surplus e il contributo dato dalla presenza di un soggetto intermediario.

1.2.1 La selezione avversa e le sue possibili soluzioni

Lo studio della selezione avversa è stato introdotto nel 1970 da G.A. Akerlof nell'opera “The

Markets for “Lemons””10. Per spiegare il fenomeno analizziamo un rapporto di scambio tra

due tipologie di individui, i soggetti principali e gli agenti, questi ultimi suddivisi tra migliori e peggiori11. Tra il principale e l’agente si istaura una relazione economica; essa darà risultati

più favorevoli per il soggetto principale se contratta con agenti migliori, nell’altro caso i proventi potranno essere sfavorevoli. Ogni agente conosce a quale categoria appartiene, mentre il principale non è in grado di distinguerli. L'informazione non è quindi perfettamente distribuita, da qui l’espressione informazione nascosta. Tutto questo può condurre ad uno svantaggio per il soggetto principale, il cui profitto dipende dal risultato del progetto effettuato12. Infatti in una situazione di simmetria informativa, ovvero di notizie conosciute da

tutte le parti in gioco, esso avrebbe potuto offrire condizioni contrattuali personalizzate13 per

ogni tipo di agente. In particolare i contratti destinati agli agenti migliori avrebbero contenuto clausole più favorevoli poiché i loro progetti apportano maggiore profitto atteso al principale. Supponiamo adesso che il principale non sia in grado di distinguere la bontà dell’agente. La presenza di incentivi legati alle diverse tipologie di contratto, redatti in una situazione di simmetria informativa, potrebbe indurre i lemons a mentire sulle proprie caratteristiche. Questo con la finalità di beneficiare di condizioni più favorevoli delle quali non avrebbero potuto giovarsi nel caso di informazione disponibile pubblicamente: in quel caso infatti il principale avrebbe a loro destinato le clausole più punitive.

Nella idealizzazione dei contratti il principale deve massimizzare la propria utilità attesa e nel contempo rispettare il vincolo di partecipazione degli agenti, per i quali l'utilità attesa del contratto dovrà essere almeno pari alla loro utilità di riserva14. Non essendo in grado di

10 Akerlof (1970)

11 Akerlof applicò tale teoria al mercato delle auto usate indicando con il termine lemons i veicoli di qualità

inferiore.

12 Le due parti diventano in questa relazione interdipendenti: al crescere dell’utilità attesa di un soggetto

diminuisce quella della controparte.

13 Con la scelta del contratto più consono alle proprie caratteristiche le imprese rivelano la loro qualità e

l’informazione “viene fuori”. Si parla in questo caso di equilibrio separante.

14 L’agente parteciperà al contratto se questo gli assicura un’utilità attesa pari alla sua utilità di riserva. Ciò

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11 distinguere tra le due tipologie di operatori, il principale proporrà un unico contratto medio, ciò un contratto che è una media ponderata per il rischio di quelli che proporrebbe in condizioni di simmetria informativa. Consideriamo il caso delle automobili proposto da Akerlof: le auto peggiori e migliori avranno in questo caso lo stesso prezzo, non potendo distinguere tra due tipologie. Tale prezzo sarà superiore a quello che i venditori peggiori otterrebbero in simmetria informativa e inferiore per i venditori migliori, al fine di compensare il rischio di un inconsapevole acquisto, da parte del principale, di un lemon spacciato dal rivenditore come auto di qualità. Queste condizioni potrebbero risultare non convenienti per i venditori più meritevoli, essendo il prezzo così ottenuto non remunerativo della migliore qualità dell'auto. Ciò potrà spingere alcuni tra i migliori agenti ad uscire dal mercato con il seguente effetto: la percentuale di auto di cattiva qualità aumenterà causando un peggioramento della qualità media. Tutto questo comporterà una riduzione del prezzo di vendita innescando una reazione a catena: altri venditori migliori usciranno dal mercato e questo circolo si autoalimenterà fino a quando sulla piazza rimarranno esclusivamente

lemons. Ecco il fenomeno della selezione avversa.

Applichiamo il modello15 appena esposto al mercato del credito. A tal fine non possiamo

usufruire delle nozione di mercato in equilibrio nel quale domanda e offerta si eguagliano a causa della presenza di asimmetria informativa16, quindi introduciamo le condizioni che

caratterizzano l’equilibrio ipotizzato da Rothschild e Stiglitz17: il soggetto che domanda

credito sceglie tra i contratti che si vede offrire quello che massimizza la sua utilità attesa; ogni contratto prevede che la banca ottenga profitti pari o superiori al suo costo opportunità18;

non esistono contratti al di fuori dall’equilibrio che garantiscono profitti o utilità positivi all’intermediario bancario.

Supponiamo che una banca abbia di fronte due aziende richiedenti finanziamenti per due diversi progetti. Indichiamo con 𝑝𝑖 la probabilità di riuscita del progetto scelto dalle aziende in

esame e con 𝑥𝑖 il risultato dello stesso: le imprese chiederanno alla banca risorse finanziarie nella forma di prestito da destinare all’attività di investimento che con probabilità 𝑝𝑖 darà il

implementabili. L’agente non avrà convenienza a partecipare ad un progetto che renda meno di un altro.

15 Il seguente modello fu teorizzato da Stiglitz e Weiss nell’opera Credit Rationing in Markets with Imperfect

Information (American Economic Review 1981)

16 Ruiz (1996)

17 Rothschild e Stiglitz (1976)

18 Questo assunto individua il vincolo di partecipazione della banca, il cui profitto atteso non dovrà essere

negativo. Qualora esso non fosse rispettato l’intermediario non parteciperebbe al contratto non avendone convenienza. Inoltre in equilibrio il profitto ottenuto dalla banca sarà nullo dato che in caso contrario altri intermediari potrebbero attirare la clientela dei concorrenti offrendo contratti più attraenti diminuendo il proprio profitto.

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12 risultato positivo 𝑥𝑖, mentre con probabilità (1 − 𝑝𝑖) il risultato del progetto sarà nullo e le

imprese risulteranno insolventi verso i loro creditori. La loro utilità attesa sarà rappresentata da:

(1. 1) 𝑈𝑖 = [𝑈(𝑊𝑖+ 𝑥𝑖 − 𝑅𝐿)]𝑝𝑖 + [𝑈𝑖(𝑊𝑖− 𝐶)](1 − 𝑝𝑖)

dove:

Ui = utilità attesa dell’i-esima impresa

Wi = ricchezza iniziale detenuta dall’impresa i

xi = risultato positivo del progetto implementato dall’impresa i

R = (1+r), è la capitalizzazione del tasso di interesse r applicato al prestito L = prestito concesso dalla banca all’impresa

pi = probabilità di successo del progetto scelto dall’impresa i

C = garanzia richiesta all’impresa

Il primo addendo rappresenta il caso di successo del progetto, la cui probabilità è 𝑝𝑖. Qualora tale scenario si avverasse, si andrà a sommare la somma della ricchezza iniziale 𝑊𝑖 detenuta

dall’impresa e il risultato ottenuto dall’attività di investimento 𝑥𝑖. A ciò verrà sottratta la

somma 𝑅𝐿 che dovrà essere pagata alla banca per la restituzione del debito contratto, costituita dall’importo L del finanziamento maggiorato dal tasso di interesse r, con il quale calcoliamo il coefficiente di capitalizzazione R.

Con probabilità (1 − 𝑝𝑖) il progetto andrà incontro a fallimento, come descritto dal secondo addendo: non ottenendo alcun risultato positivo dall’attività intrapresa l’agente non avrà le risorse sufficienti a saldare il proprio debito verso il principale. Per tutelarsi da tale possibile perdita l’istituto di credito inserirà nel contratto una garanzia C19, per il pagamento della quale

l’impresa dovrà utilizzare fondi provenienti della propria ricchezza iniziale 𝑊𝑖.

Nominiamo le due imprese con le quali la banca intrattiene relazioni A e B. Si supponga che il progetto dell'azienda A abbia esito positivo di entità minore rispetto a quello di B, differenza indicabile con𝑥𝐴< 𝑥𝐵, ma che la sua probabilità di successo sia maggiore rispetto a quella

dell’investimento della concorrente, da cui 𝑝𝐴> 𝑝𝐵, e che 𝑥𝐴𝑝𝐴= 𝑥𝐵𝑝𝐵20.

Il profitto atteso per la banca nel finanziare l'impresa A è quindi maggiore rispetto a quello

19 Il tema delle garanzie sarà esposto più avanti, per il momento assumiamo che l’importo della garanzia sia

minore o uguale di quello del patrimonio dell’azienda in modo da garantire la presenza di fondi sufficienti al suo pagamento.

20 L’impresa A è meno rischiosa in base al principio Mean Preserving Spread e ciò la rende preferita dagli

(16)

13 ottenuto con il finanziamento dell'impresa B21. L’utile dell’intermediario è rappresentato dal

guadagno ottenuto dall’attività di prestito al netto delle somme raccolte a titolo di deposito presso i risparmiatori. Ricordiamo che questi ultimi rappresentano i creditori della banca dato che essa raccoglie i risparmi dai depositanti, i soggetti in surplus, per reperire risorse da destinare al finanziamento delle imprese, i soggetti in deficit. I depositi sono quindi dei costi per l’intermediario finanziario e tali importi dovranno essere restituiti ai risparmiatori nel lasso di tempo stabilito dalla tipologia di contratto22.

Detto ciò il profitto atteso della banca al netto dei costi sarà così rappresentato:

(1. 2) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘 = 𝑝𝑖𝑅𝐿 + (1 − 𝑝𝑖)𝐶 − 𝐼𝐿

dove:

𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘 = profitto atteso dell’intermediario bancario

I = (1+i), capitalizzazione del tasso di interesse i applicato ai depositi di risparmio

La banca otterrà, con probabilità 𝑝𝑖, la restituzione dell’importo L prestato all’impresa maggiorato dell’interesse R. Questo è il caso in cui l’azienda consegua esito positivo e grazie ad esso risulti solvente nei confronti dei propri creditori. Con probabilità (1 − 𝑝𝑖) il progetto registrerà risultati fallimentari e l’impresa non sarà in possesso delle risorse necessarie a ripagare il proprio debito. In questo scenario l’imprenditore dovrà corrispondere, se prevista dal contratto, una garanzia C volta a limitare le perdite che il creditore rischia di subire. A questi primi due addendi, rappresentanti i possibili guadagni della banca con le loro diverse probabilità, si dovranno sottrarre i costi corrispondenti a quanto i risparmiatori si aspettano di ricevere quale restituzione dei loro depositi: la somma L maggiorata del saggio di interesse i23.

La capacità dell’intermediario di provvedere agli obblighi nei confronti dei propri creditori dipende quindi dall’esito del progetto di investimento selezionato. Ad esempio l’impresa A ha una maggiore probabilità di successo e ciò consentirà alla banca di ottenere con maggiore facilità la restituzione della somma prestata e dei relativi interessi, la quale sarà poi versata ai depositanti.

Possiamo quindi definire il contratto di credito quale funzione di tre variabili: il tasso sui

21 Si suppone che alla banca sarà restituito quanto prestato (maggiorato degli interessi) solo in caso di buon esito

del progetto e nel caso contrario, in mancanza di prefissate garanzie, essa perderà quanto investito.

22 Ad esempio in caso di depositi a vista la restituzione delle somme dovrà essere garantita in qualsiasi momento

il cliente ne faccia domanda. Per i depositi vincolati la richiesta non può essere effettuata prima di un intervallo di tempo stabilito, pena il non pagamento del saggio di interesse definito contrattualmente.

23 I depositi prevedono una remunerazione, seppur minima. Essi infatti rappresentano un investimento per i

risparmiatori che, in questo modo, vedono premiata la scelta di affidare le proprie risorse alla banca anziché in attività alternative di investimento. Il guadagno dell’intermediario finanziario è rappresentato dalla differenza positiva tra il tasso applicato sui prestiti e quello sui depositi.

(17)

14 prestiti R, la garanzia C e l’importo del prestito L.

Andiamo a esaminare con l’applicazione del modello di Stiglitz e Weiss i casi di simmetria e asimmetria informativa, al fine di individuare le problematicità legate alla disomogeneità nella distribuzione delle informazioni.

Per semplificare l’analisi supponiamo l’assenza di garanzie, imponendo C pari a zero, e una ricchezza iniziale delle imprese 𝑊𝑖 nulla. Così facendo sarà la sola banca a finanziare il progetto di investimento e a rischiare le proprie risorse. Ricordiamo inoltre che, data la presenza di concorrenza perfetta tra gli istituti di credito, il profitto della banca dovrà azzerarsi. Infatti aumenti del tasso sui prestiti r causano la crescita del profitto della banca e la contemporanea diminuzione dell’utilità dell’impresa24, la quale registrerà in bilancio un

debito più oneroso. L’investitore sarà attratto quindi da condizioni di prestito più convenienti eventualmente offerte da istituti di credito concorrenti alla banca in esame, la quale rischierà in tal modo di perdere clientela e profitti. Tale meccanismo di ribasso dei tassi terminerà solo quando i guadagni netti attesi delle banche si annulleranno.

Nella nostra analisi quindi la variabile decisionale dei diversi contratti è rappresentata dal solo tasso di interesse.

Dato quanto appena assunto, il profitto della banca è rappresentato dalla formula seguente la quale sarà poi posta pari a zero e diventerà il vincolo da rispettare nella definizione di R:

(1. 3) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘 = 𝑝𝑖𝑅𝐿 + (1 − 𝑝𝑖)𝐶 − 𝐼𝐿 = 𝑝𝑖𝑅𝐿 + (1 − 𝑝𝑖)0 − 𝐼𝐿 = 𝑝𝑖𝑅𝐿 − 𝐼𝐿 = 𝐿(𝑝𝑖𝑅 − 𝐼)

Si avrà profitto solo nel caso di rendimento positivo del progetto dato che, se si avverassero scenari avversi, l’assenza di garanzie esporrebbe la banca alla perdita totale del suo investimento. Per questo nel risultato finale della formula non troviamo le conseguenze dell’esito negativo. Allo stesso tempo, i depositi dovranno essere rimborsati qualunque sia il risultato dell’attività di investimento finanziata e tali costi dovranno essere sottratti al guadagno finale.

Passiamo ora ad esaminare le imprese ipotizzando la loro neutralità verso il rischio, assumendo l’entità del prestito L unitaria. Con tale ipotesi massimizzare la loro utilità 𝑈𝑖

equivale alla massimizzazione del loro profitto 𝑉𝑖 , dato da:

(1. 4) 𝑉𝑖 = (𝑊𝑖+ 𝑥𝑖 − 𝑅𝐿)𝑝𝑖+ (𝑊𝑖 − 𝐶)(1 − 𝑝𝑖) = (0 + 𝑥𝑖− 𝑅)𝑝𝑖 + (0 − 0)(1 − 𝑝𝑖) =

= (𝑥𝑖− 𝑅)𝑝𝑖

24 Le due parti sono interdipendenti: i profitti della banca sono funzione crescente rispetto al tasso sui prestiti e

decrescente rispetto a quello sui depositi. L’utilità della impresa invece è funzione decrescente del saggio sui prestiti e crescente sul risultato del progetto di investimento attuato.

(18)

15 In quest’ultimo calcolo si considera la sola probabilità di risultati positivi del progetto poiché, avendo eliminato la presenza di garanzie, l’impresa non corre alcun rischio di perdita: il capitale investito proviene interamente dal prestito bancario e la rischiosità totale dell’investimento ricade completamente sul patrimonio del soggetto principale. In più la ricchezza iniziale è stata supposta essere nulla, quindi la massimizzazione dell’utilità non dipende da questo parametro. Il profitto dell’impresa sarà pertanto rappresentato esclusivamente dalla differenza tra il ritorno finanziario del progetto e la remunerazione dovuta alla banca per il prestito.

Se fossimo in una situazione di simmetria informativa l'intermediario finanziario, essendo capace di distinguere le due imprese, offrirebbe contratti con tassi di interesse personalizzati25: l'impresa più sicura otterrebbe condizioni contrattuali più favorevoli, quali

tassi più bassi, ed ogni agente si orienterebbe verso il contratto che permette di massimizzare la propria utilità. La banca conoscendo sia l’entità 𝑥𝑖 del risultato dell’i-esimo progetto sia la sua probabilità 𝑝𝑖 di riuscita, definirà i diversi tassi di prestito sotto il vincolo di propri profitti attesi nulli.

Avremo così:

(1. 5) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘 = 𝐿(𝑝𝑖𝑅 − 𝐼) = 0

Se assumiamo 𝑝𝑖 esogeno, 𝐼 costante e l’entità del prestito unitaria, otterremmo per ogni impresa i l’unico tasso di interesse che rispetta la condizioni di partecipazione della banca:

(1. 6) 𝑅𝑖= 𝐼 𝑝𝑖

La banca offrirà ad ogni impresa un solo tasso calcolato grazie alla conoscenza della probabilità di successo del suo investimento. Ciò permetterà all’intermediario di ottenere profitti attesi nulli dal finanziamento di ogni singola impresa.

L’esistenza per ogni azienda di un solo contratto che rispetta il vincolo di partecipazione della banca, elimina eventuali incentivi a scegliere un tasso diverso da quello appositamente studiato per ogni agente. Infatti la sua utilità attesa calcolata applicando 𝑅∗sarà sempre

maggiore rispetto a quella calcolata con tassi differenti e sarà così rappresentata:

(1. 7) 𝑉𝑖 = (𝑥𝑖 − 𝑅𝑖∗)𝑝𝑖

25 Nel modello di Stiglitz e Weiss i contratti sono definiti massimizzando il risultato netto del principale, l’istituto

bancario, e rispettando il vincolo di partecipazione e l'utilità di riserva dell'agente per condurlo alla scelta di tale accordo.

(19)

16 In simmetria informativa si riesce a garantire l’equilibrio tra domanda e offerta di risorse. Qualora per più imprese vada bene lo stesso tasso e i fondi non siano sufficienti la banca andrà a reperire nuova liquidità aumentando il tasso sui depositi, in modo da attrarre più risparmiatori. Le ultime risorse raccolte saranno utilizzate per soddisfare la maggiore domanda di prestiti, i quali saranno però sottoposti ad aumenti dei tassi per garantire la nuova più alta remunerazione offerta ai depositanti. Tale meccanismo di incremento dei saggi di interesse opererà fino al soddisfacimento dell’intera domanda di finanziamenti.

Ipotizziamo adesso una situazione di informazione nascosta: solo il singolo soggetto sa se appartiene alla categoria A o B e potrebbe mentire circa la propria tipologia per beneficiare di condizioni contrattuali migliori. Ciò gli consentirebbe di aumentare il proprio profitto a danno del soggetto principale26. Come nel precedente caso dei lemons, la banca risolverà tale

situazione offrendo un unico contratto a tutte le imprese caratterizzato da un tasso di interesse medio27, ma ciò potrebbe spingere gli agenti con i progetti migliori a ritirare le proprie

richieste di finanziamento trovando le condizioni troppo onerose, producendo per la banca un profitto inferiore. Il peggioramento della qualità delle imprese condurrebbe la banca ad alzare i tassi offerti, causando un ulteriore abbandono del mercato da parte dei debitori migliori28. Si

presenta nuovamente il fenomeno di selezione avversa teorizzato da Akerlof. Il costo dell’informazione è quindi pagato dall’impresa più meritevole, la quale in asimmetria informativa si vede offrire tassi a condizioni per lei più sfavorevoli che in simmetria informativa. Viceversa la presenza di informazione nascosta migliora la condizione dell’impresa peggiore rispetto a quella registrata in assenza di selezione avversa.

Per meglio capire tale fenomeno esaminiamo le implicazioni che l’asimmetria informativa comporta al mercato del credito.

Richiamiamo le imprese A e B e assumiamo anche in questo caso che il progetto scelto dalla prima azienda risulti essere meno rischioso in base al principio Mean Preserving Spread. Siamo in una situazione di asimmetria informativa e perciò la banca non è in grado di riconoscere la natura delle due imprese, ma conosce solamente quali sono le distribuzioni di

26 In questo modo la banca otterrebbe profitti negativi a causa dell’aumento della rischiosità dei suoi

investimenti.

27 Si parla di equilibrio unificante: non essendo in grado di riconoscere tra le diverse tipologie di imprese la

banca manterrà i tassi ad un livello tale da massimizzare i profitti attesi totali per evitare gli effetti della selezione avversa. Le due imprese quindi firmeranno un contratto uguale.

28 L’aumento dei tassi di interessi ha una duplice conseguenza: un effetto positivo di immediato aumento dei

profitti della banca, e un effetto indiretto negativo, collegato alla selezione avversa, dovuto all’uscita dal mercato delle imprese migliori. Si assisterà successivamente ad una riduzione della domanda di prestiti che porterà a un ulteriore ribasso nei profitti della banca.

(20)

17 probabilità dei due diversi progetti.

Qualora l’intermediario decidesse di offrire tassi di interesse personalizzati, come in presenza di simmetria informativa, esso incorrerebbe in una perdita. Ciò si deve alla scelta effettuata dell’impresa B del saggio di interesse progettato per l’azienda A, presentando quest’ultimo condizioni contrattuali migliori grazie alla minore rischiosità a cui è esposto il relativo progetto. Il principale non essendo capace di riconoscere la natura delle imprese non potrebbe evitare tale perdita.

Ciò è evidente osservando il profitto che la banca otterrebbe dall’impresa peggiore. Assumiamo che l’entità del prestito L sia unitaria, quando l’impresa B sceglie il tasso per lei ideato i profitti della banca si annullano29, esattamente come esposto precedentemente per il

caso di simmetria informativa:

(1. 8) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘𝐹𝑖𝑟𝑚(𝐵) = (𝑝𝐵𝑅𝐵∗ – 𝐼) = 𝑝𝐵

𝐼

𝑝𝐵− 𝐼 = 0

dove:

𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘𝐹𝑖𝑟𝑚(𝐵) = profitto che la banca ottiene dall’impresa B

pB = probabilità di successo del progetto implementato dall’impresa B

𝑅𝐵∗ = (1+𝑟𝐵), è la capitalizzazione del tasso di interesse r ideato per l’impresa B.

Nel caso in cui invece l’impresa B sfrutti la sua condizione di vantaggio informativo e scelga il contratto che prevede il pagamento di 𝑅𝐴, a lei più conveniente, i profitti registrati dalla

banca saranno sottoposti a un decremento rispetto quelli ottenuti in simmetria informativa, fino ad arrivare alla registrazione di valori negativi:

(1. 9) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘𝐹𝑖𝑟𝑚(𝐵) = (𝑝𝐵𝑅𝐴∗ – 𝐼) = 𝑝𝐵 𝐼

𝑝𝐴− 𝐼 < 0 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝐴 > 𝑝𝐵 ⟹ 𝑝𝐵

𝑝𝐴 < 1

dove:

𝑅𝐴∗ = (1+𝑟𝐴), è la capitalizzazione del tasso di interesse r ideato per l’impresa A.

La banca per evitare tale perdita sarà obbligata ad offrire un unico contratto alle due tipologie di impresa e dovrà quindi individuare un solo tasso di interesse. Si crea così un equilibrio unificante nel quale è presente il solo tasso 𝑟𝐴+𝐵definito mediante la nuova funzione di

profitto dell’intermediario finanziario.

Al fine di individuare quale saggio di prestito sarà offerto definiamo con M l’insieme delle

29 Ricordiamo che i profitti della banca devono annullarsi avendo assunto perfetta concorrenza tra gli istituti di

credito. Se l’impresa B sceglie anche in informazione nascosta il tasso per lei ideato si ricrea la condizione di equilibrio che caratterizza la perfetta distribuzione di informazione.

(21)

18 imprese alla ricerca di finanziamenti per attività di investimento, tra le quali distinguiamo ∆30

imprese della tipologia A e (1-∆) della tipologia B. Grazie all’assunzione di una funzione del profitto lineare possiamo porre M unitario per semplificare la nostra analisi.

Avremo in tal modo:

(1. 10) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘𝐴+𝐵(𝑅𝐴+𝐵) = ∆𝑀𝜋

𝐴+ (1 − ∆)𝑀𝜋𝐵− 𝐼 = 0

con:

𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘𝐴+𝐵(𝑅𝐴+𝐵) = il profitto che la banca ottiene dalle due tipologie di imprese applicando

l’unico tasso 𝑟𝐴+𝐵, con 𝑅

𝐴+𝐵∗ = (1 + 𝑟𝐴+𝐵∗ )

M = insieme delle imprese richiedenti finanziamento ∆ = quantità di imprese A

(1-∆) = quantità di imprese B

Offrendo un unico tasso a entrambe le imprese, i profitti attesi della banca saranno rappresentati dalla somma dei guadagni ottenuti dalle ∆ imprese A e dalle (1 − ∆) imprese B. A ciò si sottrarranno gli interessi sui depositi rappresentati da I. Ricordiamo che i profitti del principale a livello di singolo agente sono ottenuti dal prodotto della probabilità di successo del progetto e del tasso ad esso applicato, al netto del debito contratto con i depositanti. Sostituendo quanto appena ripetuto e l’insieme M unitario, troveremo che:

(1. 11) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘𝐴+𝐵 (𝑅𝐴+𝐵∗ ) = ∆𝜋𝐴+ (1 − ∆)𝜋𝐵− 𝐼 = ∆𝑝𝐴𝑅𝐴+𝐵+ (1 − ∆)𝑝𝐵𝑅𝐴+𝐵− 𝐼 = 0

Otteniamo così facendo una funzione crescente del tasso R, il quale risulterà pari a:

(1. 12) 𝑅𝐴+𝐵= 𝐼

[∆𝑝𝐴+(1−∆)𝑝𝐵] .

Il tasso di interesse calcolato è pari alla media delle probabilità di riuscita dei progetti A e B, ponderata per le quote delle due imprese. Tale tasso non potrà assumere valori superiori perché in tal caso prevarrebbero gli effetti della selezione avversa: un aumento dei tassi comporterebbe sì un incremento dei profitti della banca, ma allo stesso tempo le imprese migliori usciranno dal mercato non trovando più convenienti le condizioni offerte. Tale effetto di asimmetria informativa annullerà l’incremento di profitto registrato inizialmente dall’intermediario grazie all’aumento dei tassi. Da ciò consegue che il saggio sui prestiti in asimmetria informativa dovrà assumere valori compresi in un intervallo di estremi superiore e inferiore rispettivamente 𝑅𝐴 e 𝑅𝐵, calcolati in presenza di simmetria informativa.

(22)

19 Abbiamo così dimostrato gli effetti negativi della selezione avversa. Per ovviare alle possibili perdite la banca dovrà ideare tassi in un contesto di equilibrio unificante. Con quest’ultimo l’istituto di credito ottiene, rispetto alla situazione di simmetria informativa, tassi di profitto maggiori dall’impresa A31 e minori dall’impresa B. Queste differenze di tasso rispetto a quello

calcolato in equilibrio separante consentono di compensare tra loro i nuovi profitti annullandoli, nel rispetto della perfetta concorrenza tra intermediari finanziari.

Le soluzioni al fenomeno di selezione avversa possono essere molteplici. Innanzitutto le imprese più meritevoli hanno convenienza a fare emergere la propria qualifica tramite una segnalazione, in modo da ottenere condizioni a loro più consone. Ad esempio esse potrebbero accompagnare la loro domanda di credito con l’offerta di garanzie. Le imprese scelgono tra i contratti offerti dalla banca quello che massimizza la propria funzione di utilità: investendo in progetti con probabilità di riuscita più alta, le imprese migliori corrono un rischio minore di perdite e quindi saranno più propense ad assumersi parte dello stesso tramite il pagamento di garanzie. A ciò corrisponderà una riduzione del tasso di interesse. Le imprese peggiori invece non sono disposte ad assumersi parte del rischio del progetto sapendo di incorrere più facilmente in risultati negativi. La banca potrà sfruttare questa differente propensione all’assunzione di rischio e ricavare l’informazione nascosta dal comportamento delle due imprese. Rispettando il proprio vincolo di partecipazione essa offrirà due diverse tipologie di contratto, andando a creare un equilibrio separante. L’impresa migliore sceglierà il contratto provvisto di garanzie, accollandosi parte del rischio ma beneficiando di tassi di interesse più bassi. Accettando un tale contratto l’agente peggiore invece diminuirebbe la propria utilità e quindi opterà per contratti privi di garanzie in modo da lasciare che la banca si assuma tutto il rischio.

Per meglio comprendere la modalità di segnalazione della propria qualità condotta dalle imprese, ci apprestiamo a esaminare il contratto con garanzie reali proposto da Rotschild e Stiglitz32, applicandolo al mercato del credito anziché al mercato delle assicurazioni come

previsto dagli autori.

Ipotizziamo la presenza di una banca e di due imprese in una situazione di asimmetria informativa, in particolare di informazione nascosta: le aziende sono alla ricerca di fondi per i

31 All’impresa A sarà offerto il tasso 𝑟

𝐴+𝐵∗ , maggiore rispetto a quello ottenuto in asimmetria informativa, e ciò

comporterà una diminuzione dei suoi profitti. L’impresa B invece potrà beneficiare di condizioni contrattuali migliori dovendo pagare un tasso di interesse minore con un conseguente aumento di guadagno. Il costo dell’informazione è così pagato dall’azienda meno rischiosa.

(23)

20 loro progetti di investimento e la banca non è in grado di riconoscere la diversa natura degli agenti. Supponiamo che le imprese siano avverse al rischio, mentre la banca è neutrale grazie alla diversificazione del proprio portafoglio di investimenti ottenuta con la scelta di attività caratterizzate da diversa rischiosità.

Al fine di far emergere la vera qualità dell’imprenditore e superare in tal modo la selezione avversa, l’intermediario finanziario decide di includere nel contratto di prestito delle garanzie. Se la banca fosse in grado di distinguere le due imprese offrirebbe diversi contratti studiati appositamente per gli agenti A e B, diversi tassi di interesse e zero garanzie. Per facilitare l’analisi supponiamo che l’ammontare del prestito sia unitario; i contratti 𝛾 offerti saranno definiti come di seguito:

(1. 13) 𝛾𝐴 = 𝛾𝐴(𝑅𝐴, 𝐶𝐴, 1) e (1. 14) 𝛾𝐵 = 𝛾𝐵(𝑅𝐵, 𝐶𝐵, 1)

Essi risulteranno essere definiti da due parametri: la capitalizzazione del tasso sui prestiti 𝑅𝑖 e l’ammontare delle garanzie 𝐶𝑖. Ovviamente i tassi e le garanzie saranno diversi nei due contratti, in particolare si avrà che 𝑅𝐴 < 𝑅𝐵 e 𝐶𝐴 > 𝐶𝐵33. La finalità dell’intermediario

finanziario è quella di far emergere l’informazione nascosta: l’agente con la minore probabilità di successo non sarà disposto a pagare una garanzia e accollarsi così una parte del rischio, conoscendo l’alta possibilità di fallimento della sua attività. Egli quindi sceglierà il contratto B al quale è associata una garanzia di entità minore, compensata da un maggiore tasso di interesse. Al contrario l’imprenditore A sa che il suo progetto ha una maggiore probabilità di riuscita e per questo è disposto a rischiare di pagare una garanzia maggiore pur di beneficiare di tassi di interessi più convenienti.

Ecco la creazione dell’equilibrio separante annunciato precedentemente e la segnalazione da parte degli imprenditori della propria qualità: le imprese sceglieranno il contratto che massimizza la propria funzione di utilità selezionandolo tra quelli ideati dalla banca nel rispetto del vincolo di partecipazione. I profitti del generico imprenditore i saranno così definiti:

(1. 15) 𝑉𝑖 = [𝑈(𝑊𝑖 + 𝑥𝑖− 𝑅)]𝑝𝑖 + 𝑈𝑖(𝑊𝑖− 𝐶)(1 − 𝑝𝑖).

In caso di successo l’impresa sottrarrà il debito R contratto con il principale alla ricchezza

33 All’agente migliore sarà offerto un tasso più conveniente accompagnato da una garanzia più importante

essendo più propenso all’assunzione di rischio. Per contro l’altra impresa non vorrà assumersi ulteriore rischio e sceglierà il tasso maggiore al fine di pagare la garanzia più bassa. Ciò si deve alla diversa rischiosità di riuscita che caratterizza i due progetti di investimento.

(24)

21 data dal capitale iniziale 𝑊𝑖 sommato al guadagno 𝑥𝑖 ottenuto con l’attività di investimento. Qualora il progetto si riveli fallimentare l’imprenditore provvederà al pagamento della garanzia, usufruendo di quanto in suo possesso inizialmente. In questo modo qualunque scenario si avveri la banca registrerà comunque un ritorno positivo dall’attività di prestito. Per la banca si avrà il seguente profitto:

(1. 16) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘 = 𝑝𝑖𝑅 + (1 − 𝑝𝑖)𝐶 − 𝐼

Si può notare che le funzioni di profitto di banca e impresa dipendono entrambe dal tasso di interesse R e dalla garanzia C. Quella dell’agente ne ha una dipendenza negativa: maggiori sono le entità del saggio sul prestito e della garanzia e più si riducono i profitti dell’impresa. Al contrario per la banca, la quale registra maggiori guadagni con più alti livelli di R e C. Uguagliando a zero la funzione dei profitti della banca, come eseguito nei modelli prima esposti per il calcolo del tasso di interesse, si ottiene che:

(1. 17) 𝜋𝐵𝑎𝑛𝑘 = 𝑝𝑖𝑅 + (1 − 𝑝𝑖)𝐶 − 𝐼 = 0

da cui:

(1. 18) 𝑅 = 𝐼 𝑝⁄ −𝑖 (1 − 𝑝𝑖)⁄ 𝐶 𝑝𝑖

Per la definizione del saggio sul prestito si necessita di conoscere la misura della probabilità di successo del progetto e l’ammontare della garanzia che la banca ha intenzione offrire ai diversi imprenditori.

Introduciamo le curve di isoprofitto e di isoutilità con la finalità di determinare il tasso e la garanzia dei due diversi contratti.

La retta R definita dalla formula (1.18) rappresenta una curva di isoprofitto, ovvero il luogo dei punti (R, C) lungo il quale la funzione dei profitti dell’intermediario assume valori costanti e pari allo zero; ogni punto al di sopra di tale retta presenta un profitto maggiore di zero mentre quelli al di sotto di essa assumono valori negativi. La retta è inclinata negativamente34

e maggiore è l’entità del rischio del progetto e più marcata risulterà la sua pendenza, dipendendo negativamente da esso.

34 La retta ha intercetta 𝐼

𝑝𝑖 e 1−𝑝𝑖

(25)

22

Figura 1.2 Retta di isoprofitto

Sapendo che la bisettrice taglia la retta nel punto C=R, procediamo sostituendo la garanzia all’interno della formula dei profitti della banca e risolvendo l’equazione per tale parametro:

(1. 19) 𝐶 = 𝐼 𝑝𝑖− 1−𝑝𝑖 𝑝𝑖 𝐶 𝐶 (1 +1 − 𝑝𝑖 𝑝𝑖 ) = 𝐼 𝑝𝑖 𝐶 𝑝𝑖 = 𝐼 𝑝𝑖 𝐶 = 𝐼 = 𝑅

Si evince dall’ultima uguaglianza che il principale, per assicurarsi dal subire perdite, dovrà richiedere un tasso R sui prestiti sempre superiore al tasso I sui depositi. In concomitanza di tassi inferiori infatti, anche se il progetto avesse successo e l’imprenditore fosse in grado di ripagare il proprio debito, l’intermediario non riuscirebbe a raccogliere le somme sufficienti per sanare gli obblighi nei confronti dei suoi creditori, i depositanti. Si afferma dunque che i tassi sui prestiti assumeranno valori compresi in un insieme il cui limite inferiore è rappresentato dal saggio sui depositi.

Esaminiamo adesso perché l’introduzione di garanzie reali conduce alla creazione di un equilibrio separante e a tal fine osserviamo prima una situazione di simmetria informativa. La capacità di distinguere i due agenti consente al principale di proporre tassi diversi ad ogni tipologia di impresa, creando così un equilibrio separante rappresentato da due diverse rette di

isoprofitto:

(1. 20) 𝑅𝐴 = 𝐼

𝑝𝐴−

1−𝑝𝐴 𝑝𝐴 𝐶

(26)

23

(1. 21) 𝑅𝐵 = 𝐼

𝑝𝐵−

1−𝑝𝐵 𝑝𝐵 𝐶

Figura 1.3 Rette di isoprofitto delle imprese A, in rosso, e B, in verde. La maggiore probabilità di successo

dell’impresa A si può notare dalla minore inclinazione della sua retta rispetto a quella della concorrente.

La prima retta è relativa all’azienda A, ed indica qual è il guadagno ottenuto dalla banca per i diversi valore che possono assumere il tasso e la garanzia proposte all’agente in esame. Essa presenta una minore inclinazione rispetto a quella dell’impresa concorrente grazie alla maggiore probabilità35 di successo del progetto a cui si riferisce, caratteristica che rende il

prestito dell’agente A più proficuo per la banca e grazie alla quale lo stesso può beneficiare di tassi di interesse minori. L’imprenditore B, le cui condizioni contrattuali individuate nella seconda retta individuano il profitto del principale, aumenterebbe la propria utilità se potesse beneficiare di tassi inferiori, ma questo non è possibile grazie alla presenza di simmetria informativa. Infatti la retta di isoprofitto a lui relativa risulta essere più inclinata dell’altra esaminata essendo il suo progetto di investimento più rischioso, da ciò i maggiori valori di R. Nella situazione di asimmetria informativa esposta nel precedente modello di Stiglitz e Weiss, la banca non poteva offrire contratti diversi poiché ogni agente, massimizzando la propria utilità attesa, avrebbe scelto il tasso più basso presente sul mercato del credito, anche se ideato per altre tipologie di impresa. Nel nostro esempio se ogni imprenditore scegliesse il tasso 𝑅𝐴 la banca assisterebbe a un crollo dei suoi profitti: essa registrerebbe perdite sul prestito dell’impresa B e guadagni nulli su quello dell’impresa A. Dovrà dunque sfruttare la maggiore propensione dell’agente migliore all’assunzione di rischio per far emergere l’informazione nascosta grazie alla garanzia, evitando in tal modo di subire perdite.

35 Abbiamo prima accennato al fatto che la pendenza della retta dipenda dalla rischiosità del progetto. Le

intercette delle due curve di isoprofitto sono caratterizzate dalla seguente relazione, 𝐼 𝑝𝐴 <

𝐼

𝑝𝐵 , poiché (1 − 𝑝𝐴) < (1 − 𝑝𝐵) dato 𝑝𝐴 > 𝑝𝐵. Inoltre le due rette si incontrano nel punto R=C.

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