Il «Manifesto dei Cinque» e la morte del romanzo naturalista

Nel documento Due vite. Sin rumbo (1885) di E. Cambaceres e Una vita (1892) di I. Svevo: un'analisi comparativa (pagine 47-51)

1. Il naturalismo in Europa

1.7. Il «Manifesto dei Cinque» e la morte del romanzo naturalista

A porre fine al movimento naturalista è l’attacco mosso dal «Manifeste des Cinq contre La Terre»149, apparso su ‘Le Figaro’ nell’agosto del 1887.

I germi di una insoddisfazione artistica e l’esaurirsi sempre più rapido della modalità narrativa inaugurata da Zola erano già presenti ad inizio anni ‘80 tra gli ambienti letterari150. Dal gruppo di Médan, un tempo luogo di riunione di tutti gli

adepti di Zola, emerge e si distacca il giovane Huysmans che, con il suo À rebours (1884), anticipa quella che sarà la poetica dell’estetismo di fine Ottocento. Con quest’opera egli non accoglie più i principi introdotti da Zola e decide di tratteggiare il nuovo profilo di una letteratura che si muove in senso opposto a quella naturalista. Bisognerà aspettare vent’anni perché Huysmans, scrivendo l’introduzione alla seconda edizione dell’opera, dichiari apertamente che: “il naturalismo s'affannava a girar la macina sempre nello stesso cerchio. Il corredo d'osservazioni, colte sugli altri o su se stesso, che ciascun aveva immagazzinato, cominciava ad esaurirsi. Zola, da quell'eccellente scenografo che era, si cavava d'impiccio spennellando scenari più o meno rispondenti al vero; […]. Ma Zola era Zola: vale a dire un artista un po' massiccio ma fornito di gagliardi polmoni e di grossi pugni. Noi altri, di spalle meno quadrate, e desiderosi di un'arte più sottile e più vera, dovevamo chiederci se il naturalismo non metteva capo in un vicolo chiuso e se, seguitando in quella direzione, non ci saremmo presto trovati a battere della fronte contro un muro”151.

149 Traduzione italiana «Manifesto dei Cinque contro La Terra».

150 Cfr. E. Bacchereti, Il Naturalismo. Storia e testi, Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 1995, p. 22.

151 J.˗K. Huysmans, Controcorrente, (titolo originale À rebours), introduzione di V. Finzi Ghisi, trad. a cura di C. Sbarbaro, Garzanti Editore, Milano, 1994, pp. 3˗4.

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Questa opinione è condivisa da molti scrittori che, sul finire degli anni ‘80, rifiutano il presupposto estetico del naturalismo.

L’artista perde la sua fede nella scienza e il romanzo non rappresenta più un esperimento volto alla verifica di fenomeni naturali ed umani; in una parola viene meno la fiducia in una piena leggibilità del mondo che aveva spinto alla nascita del realismo ottocentesco152.

La rivolta antinaturalista si scatena con il «Manifesto», pubblicato da cinque giovani ed esordienti scrittori che, nati come naturalisti, si dichiaravano oramai stanchi di vivere all’ombra della tirannica figura di Zola.

Egli veniva incolpato di essere uno scrittore ripetitivo e noioso che, racimolando documenti di terza mano, continuava a riproporre “quelle sagome enormi, sovrumane e bislacche, prive di complicazioni , brutalmente gettate, in masse grevi, tra ambienti visti per caso dai finestrini di un direttissimo”153. Paul Bonnetain, J.˗H. Rosny, Lucien Descaves, Paul Magritte e Gustave Guiches dichiaravano aperta la lotta al naturalismo, mentre Ferdinand Brunetière ne annunciava la bancarotta154.

L’accusa è di sudicia immoralità, squallore o, come denuncia Anatole France, di eccessiva “sconcezza”155. I quadri che ritraggono il proletariato urbano, il rigore scientifico con cui si studia la realtà, l’impersonalità narrativa e la descrizione analitica degli ambienti appaiono oramai fuori moda e il pubblico di lettori non nutre più alcun interesse per il «documento umano».

152 Cfr. F. Bertoni, Realismo e letteratura, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2007, p. 237. 153 E. Bacchereti, op. cit., p. 23.

154 P. Pellini, op. cit., p. 16. 155 Ibidem.

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Edmund Gosse, nel saggio ‘The Limits of Realism in Fiction’156, mette in dubbio le teorie che Zola aveva formulato nel suo Roman expérimental, ammettendo che è difficile riprodurre la realtà esatta delle cose poiché “la vita è vasta e ambigua. Anche l’osservatore più sottile può fare solo il ritratto di un suo cantuccio”157. Anche Jules Huret con l’ «Enquête sur l’evolution littéraire»158, pubblicato su l’ ‘Echo de Paris’ nel 1891, conferma questa insoddisfazione.

Dalla Gran Bretagna Thomas Hardy si dimostra polemico a tal proposito e denuncia che “l’ottusità della teoria zoliana vorrebbe negare la necessità della selezione e dell’abile manipolazione, visto che l’apostolo più devoto del realismo, il naturalista più puro, non può sfuggire all’esercizio dell’arte più della vecchia grinzosa accanto al focolare, nella sua fatica o nel diletto di raccontare una storia”159.

Nonostante le opinioni negative di scrittori e critici di ogni paese, il disinteresse da parte dei lettori e il distacco di chi un tempo difese senza remore il movimento naturalista, Zola pubblica in questi anni due grandi capolavori come La Bête humaine (1890) e La Débâcle160 (1892), e pubblica la trilogia Trois villes161 (1894˗‘98) che si rivela un insuccesso. La sua parabola artistica non termina qui e nel 1899 decide di scrivere l’ultima serie di romanzi intitolata Les Quatre Évangiles162, rimasta però incompiuta a causa della sua morte avvenuta nel 1902.

156 Traduzione italiana ‘I limiti del realismo nella narrativa’, E. Gosse, 1890.

157 F. Bertoni riporta una frase tratta dal saggio di E. Gosse, in Realismo e letteratura, p. 237. 158 Traduzione italiana «Inchiesta sull’evoluzione letteraria», J. Huret, 1891.

159 F. Bertoni cita un passo de La scienza della narrativa di T. Hardy. 160 Traduzione italiana La Disfatta, É. Zola, 1892.

161 Traduzione italiana Le tre città, rispettivamente Lourdes (1894), Rome (Roma,1896) e Paris (Parigi, 1897).

162 Traduzione italiana I quattro vangeli, rispettivamente Fécondité (Fecondità, 1899), Justice (Giustizia, incompiuta, 1899), Travail (Lavoro, 1901) e Vérité (Verità, 1903).

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Il panorama culturale è ormai cambiato: l’incipiente voga del simbolismo e l’affermarsi del monologo interiore, come nuova tecnica narrativa, sono una chiara conferma della morte del naturalismo. Paul Bourget muove un ultimo attacco al movimento dando alle stampe nel 1889 il «romanzo di idee», come lo definisce l’autore, Le Disciple163. Il protagonista è un giovane ambizioso di umili origini, Robert Greslou, allievo di un filosofo positivista, Adrien Sixtie, che lo convince della necessità delle leggi che regolano la vita dell’universo. Greslou diviene a sua volta istitutore della figlia di un nobile, la seduce per condurre un esperimento di anatomia psicologica della passione. Accusato della morte della ragazza, che in realtà si è suicidata, viene assolto grazie all’intervento di Sixtie, ma poi ucciso dal fratello della giovane. A questo punto, il maestro˗filosofo, preso dal rimorso e dai sensi di colpa, si converte alla religione. L’intenzione di Bourget è duplice: denunciare il disordine provocato dalla scienza moderna, e criticare Zola e il suo sperimentalismo.

Questo disaccordo, già evidente negli Essais e Nouveaux essais de psychologie contemporaine164 (1883˗‘85), ispirati dalle letture di Stenhal, Taine e Renan, si fa più acuto nei romanzi: Cruelle énigme165, Un crime d’amour166, Mensonges167 e André Cornélis168, tutti dedicati all’analisi psicologica della classe borghese.

A parte qualche voce superstite tra i sostenitori di Zola, in molti, da Mallarmé ai Gouncourt, da Rod a Huysmans, non vedono l’ora di scollarsi di dosso l’etichetta di romanzieri naturalisti.

163 Traduzione italiana Il discepolo, P. Bourget, 1889.

164 Traduzione italiana Saggi e Nuovi saggi di psicologia contemporanea, 1883˗‘85. 165 Traduzione italiana Enigma crudele, 1885.

166 Traduzione italiana Un delitto d’amore, 1886. 167 Traduzione italiana Menzogne, 1887.

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Nel documento Due vite. Sin rumbo (1885) di E. Cambaceres e Una vita (1892) di I. Svevo: un'analisi comparativa (pagine 47-51)