La posta in gioco è troppo importante, si tratta di saper organizzare al meglio la vostra vita

Nel documento INDICE Prefazione 1 La scala dell Evoluzione umana 4 Parte prima: l Apprendimento 9 Capitolo 1: vi presento Josè Silva 9 Capitolo 2: le scoperte di (pagine 164-167)

Se non lo fate, non andate poi in giro a lamentarvi che il mondo è ingiusto, che ci sono i racco-mandati, che siete sfortunati.

Silva postula, nei suoi principi, che le sue tecniche non consentano di danneggiare il prossimo, ma qualche volta il danno lo si fa, in modo involontario:

Partecipate a un concorso per un posto di lavoro, o a un colloquio, e qualcuno viene scelto al posto vostro: vi reca un danno, ma il danno viene perché è stato più in gamba, o più fortunato, o una serie di fortunate coincidenze ha fatto sì che avesse amici in comune con l’esaminatore…

Oppure avete posato gli occhi su una persona, ve ne state innamorando, e qualcuno ve la ruba…

Ecco come si può recare danno al prossimo, nonostante le condizioni volute da Josè.

E ricordate che milioni di persone hanno appreso le tecniche di Josè e le stanno applicando, al-tre le stanno imparando, e le metteranno in pratica, magari senza volerlo potranno danneg-giarvi…un cinico detto popolare recita:

“guai agli ultimi”.

Se invece tutto vi sta andando bene: salute buona, finanze a posto, famiglia perfetta, amici se-lezionati, e pensate di non vi occorre alcun miglioramento:

mi congratulo con voi, complimenti.

Ricordatevi però sempre di due cose:

1- se oggi tutto va bene, non è detto che domani qualcosa non possa cambiare, magari proprio la cosa più importante di tutte: la vostra salute.

La migliore medicina sarà sempre quella che previene qualsiasi malattia.

2 -Oppure che qualcosa vada storto nella vita di una persona che vi è molto cara.

Per simili evenienze, dovete farvi trovare pronti, con tutte le potenzialità sviluppate al meglio, per aiutare sia voi stessi sia il vostro prossimo.

Tenete sempre a mente che un bel giorno, magari quando meno ve lo aspettate, vi senti-rete afferrare per le braccia, e i due robusti angeli vi portano di peso davanti al gran vecchio con la barba.

Egli vi rivolge uno sguardo penetrante, e vi chiede: “E adesso, dimmi tutto quello che hai fatto per aiutare i tuoi simili.”

E voi avrete subito pronta una prima risposta:

“Ogni giorno ho inviato la mia energia spirituale ad accrescere la famosa Massa Critica, af-finché si realizzasse quella umanità che Vostra Santità ha in mente.”

Per il resto del colloquio, vedetevela voi.

Molti pensano che il momento migliore per imparare l’auto-perfezionamento sia il giorno in cui ne avessero bisogno. Il loro ragionamento è:

io sto bene, non mi manca nulla, perché mai dovrei spendere denaro, sprecare due giorni a imparare cose di cui non sento la mancanza: lo farò solo il giorno in cui ne avessi bisogno.

SBAGLIATO !

Il momento migliore è quando state bene, e non ne avete bisogno.

In tal modo potrete impedire che vengano momenti negativi.

Il corso basico ideato da Josè Silva è solo l’inizio: come dice la sua stessa definizione, “corso ba-sico” significa che costituisce le fondamenta su cui costruirete la vostra vita.

Disponendo di solide basi, potrete scegliere: utilizzare le tecniche semplicemente per costruire una vita sana, un carattere positivo, e aiutare con la vostra energia chi vi sta accanto.

Oppure affinare le vostre potenzialità di aiutare il prossimo, diventando “pranoterapeuta”: Silva ha messo a punto tecniche estremamente efficaci.

Oppure diventare “Guaritore spirituale”, specializzandovi nell’inviare energia guaritrice a di-stanza.

Oppure iniziare un percorso di crescita spirituale, volta a superare le barriere della materia, e occhieggiare nel mondo del secondo livello, il mitico favoloso “Aldilà”.

Potrete regredire nel tempo, a cercare le vostre radici, per comprendere meglio il vostro ruolo nell’Universo.

Sono tutti programmi ambiziosi, ma alla vostra portata: unica condizione è VOLERE.

Se decidete di prendere in mano il timone della vostra vita, verranno le coincidenze ad aiutarvi.

Per me tutto cominciò con un insignificante libriccino su una bancarella, per voi potrebbe es-sere il modo in cui siete giunti a leggere queste parole.

Io sono a vostra disposizione, basta contattarmi.

Potreste far leggere questo libro ai vostri amici e conoscenti, e organizzare un gruppo di per-sone intenzionate a imparare.

Un antico detto esoterico recita:

“Quanto l’allievo è pronto, il Maestro compare”.

In passato si immaginava che per trovare il Maestro occorresse scalare montagne, frugare nelle grotte, invocarlo di notte: ai tempi di Internet, e con la diffusione della carta stam-pata, le comunicazioni sono molto più facili.

Capitolo 36: la Magia

Anche a questo punto potreste nuovamente farvi l’idea che io sia un presuntuoso, che si atteg-gia a Maestro, dall’alto di chissà quale saggezza, per condurvi in un mondo magico.

Parlando di Maestro, di solito si pensa a un essere più saggio e potente di voi, in grado di gui-darvi, magari dotato di poteri paranormali.

Niente di più sbagliato: non è affatto detto che debba essere per forza superiore a voi, e che sappia gestire la magia, con una bacchetta magica, o una pozione, qualcosa che sovverte le leggi naturali.

Invece il Maestro può essere chiunque: è lo strumento che la Sostanza- Essenza utilizza di volta in volta per guidarvi nel vostro Sincrodestino.

Nel percorso della vostra vita potreste incontrarne più di uno.

E la Magia esiste, ma è assolutamente diversa da come la immaginate.

Una favoletta vi spiegherà meglio il concetto:

C’era una volta un villaggio, dove un vecchio scontroso viveva per conto suo in una torre, evitato da tutti perché si vociferava fosse uno stregone: meglio non averci a che fare, po-teva essere pericoloso.

Un giorno una bambina del villaggio si ammalò di una misteriosa malattia, i medici non ca-pivano, e la loro diagnosi fu infausta.

La madre, disperata, non volle arrendersi, e come ultima risorsa, affrontò il pericolo e corse a bussare alla porta della torre.

Si aprì una finestrina in alto, e il vecchio bisbetico gridò con voce minacciosa:

“Perché vieni a scocciarmi? Che cosa vuoi?”

La donna implorò: “Abbi pietà, salva la mia bambina”

“Perché, cos’ha la tua bambina?”

“E’ ammalata”

“Perché vieni da me, non sono mica un medico”

“Ma io sono stata dai medici, non sanno guarirla”

“Da quali medici sei stata?” – e la donna glieli nominò.

“e dal dottor X, ci sei andata? “ –

“No”

“E allora vai da lui”.

La donna andò dal dottor X, il quale individuò quale fosse il male della bimba, e la guarì.

A prima vista direste che nella favoletta non c’è nessun Maestro, né alcuna Magia. Invece ci sono: solamente non sono come vorreste che fossero.

Perlomeno al primo gradino.

Avrei ancora un’infinità di informazioni da trasmettere, ma è ora di fermarsi.

Gli studi Darwiniani dimostrano che l’ Evoluzione è tuttora in atto: la Intelligenza Cosmica con-tinua, nel corso del tempo, i suoi tentativi per migliorare l’uomo.

Dall’ “homo Erectus” di un milione di anni fa, ha continuato a modellarlo fino all’ “Homo Sa-piens” di oggi. Lungo il tragitto ha fatto altre prove, tipo “Uomo di Neanderthal”, che però non gli è riuscito bene, e si è estinto.

Chi vi dice che non stia provando ancora, e che non sia già in cantiere una nuova versione, mi-gliore di quella esistente?

Chi vi dice che voi non appartenete già ad un nuovo modello?

(dicono che nuovi bambini stiano apparendo sempre più numerosi: li chiamano i “bambini in-daco”).

E chi vi dice che non possiate scegliere, se stare rintanati pigramente nel vecchio modello, op-pure guadagnarvi le qualità che vi portano a fare parte del modello nuovo?

Concludo con un ultimo riferimento autobiografico, descrivendovi le più spettacolari dimissioni dal lavoro a cui ho assistito:

Un cantiere di montagna, per la costruzione di una grande diga.

Solo lavoro, turni di giorno e turni di notte, vita in baracca, lontani dalla civiltà, pratica-mente si lavorava 6 giorni e mezzo la settimana.

Un mattino non trovammo più il medico del cantiere, scomparso come volatilizzato. Non si presentò neppure più alla sede centrale della Ditta.

Sulla parete della infermeria aveva lasciato il suo commiato:

Con pennello e vernice, a grandi caratteri, aveva scritto:

“Fatti non foste a viver come bruti,

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