La narrazione inattendibile al cinema

Nel documento Il narratore inattendibile: casi esemplari (pagine 63-69)

IL NARRATORE INATTENDIBILE

2.2 La narrazione inattendibile al cinema

Se leggendo un romanzo è possibile, talvolta, non lasciarsi ingannare completamente107, ritengo che, in ambito cinematografico, sia più difficile nutrire dei sospetti nei confronti del narratore. La situazione è complicata dal fatto che, a differenza del testo scritto, in un film si ha sia il piano della

106 Il personaggio di Japp nel romanzo non è presente.

107 Penso comunque che ci siano delle eccezioni, tra cui il romanzo di Agatha Christie citato

poc'anzi: in questo caso specifico, come si è detto, è impossibile sospettare chi sia il vero colpevole, così come è difficile nutrire dei sospetti nei confronti di James Sheppard, considerato come è costruito il suo personaggio.

visione, sia quello della narrazione orale: essi possono dissociarsi, quindi un personaggio racconta qualcosa e il film ne mostra un'altra, oppure possono essere concordi. Quando sono proprio degli espedienti filmici ad indurre in errore, facendo credere una cosa piuttosto che un'altra e portando lo spettatore a pensare che quello che sta sentendo e vedendo corrisponda alla verità, l'effetto sorpresa finale riesce perfettamente: con lo scioglimento dell'intreccio, si viene a conoscenza della verità e lo spettatore si rende conto di essere stato ingannato.

Nel precedente capitolo ho esposto la differenza tra narratore eterodiegetico e narratore omodiegetico108; generalmente è quest'ultimo ad essere maggiormente sospettato di mentire in una narrazione: sembra che lo spettatore non nutra mai (o quasi) fiducia totale in un personaggio interno alla diegesi che narra la storia in prima persona. In verità entrambi possono essere sospettati di raccontare bugie ma, come detto poc'anzi, nel momento in cui ciò che viene raccontato a parole è accompagno da immagini che confermano quella versione dei fatti, dubitare di ciò che viene narrato diventa ancora più improbabile: lo spettatore potrebbe nutrire dei sospetti nei confronti del personaggio che narra, ma difficilmente dubita delle immagini che sta vedendo.

Sara Kozloff nella sua opera Invisible Storytellers. Voice-Over Narration in American Fiction Film (1988), prende in considerazione i

108 Come già detto nel precedente capitolo, esiste anche il caso del narratore autodiegetico, che è

casi di narrazione in voce over109, sia per quanto riguarda i narratori in prima persona, sia per quanto riguarda quelli in terza. La narrazione in prima persona è considerata la più comune forma di voce over, diffusa in molti film di finzione, senza distinzione di genere110. In letteratura, e conseguentemente nella maggior parte degli scritti di teoria narrativa, si è abituati a considerare il narratore sia come colui che parla111, sia come il mediatore di ogni momento della storia; al cinema, la narrazione in voce over è soltanto uno dei molti elementi, insieme ad esempio alla musica, agli effetti sonori, all'illuminazione, e così via, attraverso cui il testo viene narrato. Secondo Kozloff dietro il narratore in voce over c'è un'altra presenza che integra la visione del narratore, la conoscenza e il suo potere di narrare storie; tale presenza è l'agente narrante di tutti i film (con o senza voce over). Questi agenti narranti, però, sono difficili da definire: affinché i film narrativi possano considerarsi tali, deve esserci una figura da considerare come “narratore”112. Sostanzialmente, Kozloff sostiene che, in un film narrato in prima persona, lo spettatore considera il narratore in voce over come il portavoce dell'immagine del film. Lo spettatore ripone la propria fede nella voce narrante non come qualcosa che è stato creato da qualcuno in particolare, ma direttamente come il vero e proprio creatore di

109 Il discorso è stato ripreso anche da Châteauvert (1996), di cui ho già parlato nel precedente

capitolo.

110 S. Kozloff, Invisible Storytellers. Voice-Over Narration in American Fiction Film, Berkeley,

1988, p. 41.

111 Lett. “speaker” in S. Kozloff (1988, p. 43). 112 S. Kozloff, op. cit., p. 44.

ciò che sta vedendo113; per questo motivo risulta più facile per un narratore inattendibile far credere che ciò che sta raccontando sia effettivamente vero: egli viene considerato il creatore della storia, pertanto portavoce di verità. Si può allora pensare che, talvolta, la narrazione inattendibile funzioni se lo spettatore decide di farla funzionare, se decide di farsi ingannare, affidandosi totalmente al narratore.

Bisognerebbe tener presente che nel caso di un narratore omodiegetico in voce over, esso è sempre subordinato ad un agente narrante più potente, ossia il creatore dell'immagine114 che drammatizza la storia sullo schermo. Come spettatori, però, si tende generalmente a considerare il personaggio come il principale narratore, lasciandogli inoltre una gran quantità di poteri, appunto come se fosse il vero e proprio creatore dell'immagine115; in questo sta la maggiore illusione di credibilità del cinema, rispetto ad un romanzo. Leggendo un libro difficilmente ci si dimentica del fatto che quelle che si stanno leggendo sono le parole di un personaggio inventato da qualcuno; in un film succede più di frequente: lo spettatore tende a conferire alle immagini uno statuto oggettivo ed è per questo che, se è possibile dubitare delle parole di un personaggio, risulta più difficile farlo di ciò che si sta vedendo con i propri occhi. Il narratore di primo livello asseconda la bugia del narratore inattendibile, accompagnando il tutto con le immagini e rendendo quella bugia decisamente più credibile;

113 S. Kozloff (1988, p. 45): “We put our faith in the voice not as created but as creator”. 114 Lett. “image-maker” in S. Kozloff (1988, passim).

è così che lo spettatore viene ingannato e dimentica che l'istanza narrante è stata a sua volta creata da qualcuno, quindi non è necessariamente portatrice di verità. Per tutti questi motivi è facile che una narrazione inattendibile funzioni in un film, ma è più difficile che lo faccia in un romanzo; è la componente visiva a fare la differenza: uno spettatore viene ingannato con molta più facilità se lo si “attacca” su entrambi i fronti, visivo e uditivo.

Ho analizzato un campione di film che presentano narrazione inattendibile e ho potuto constatare che esistono una serie di casi differenti tra loro. Ci si può trovare dinanzi a film in cui il narratore racconta una storia che si rivela falsa, ma anche casi in cui lo spettatore viene indotto a credere una cosa piuttosto che un'altra, perché gli viene fatto effettivamente vedere qualcosa di non veritiero. Per quanto riguarda la seconda tipologia, uno degli esempi più famosi è sicuramente Psycho di Alfred Hitchcock (1960): lo spettatore è portato a credere che Norma Bates sia viva, poiché vede la sua sagoma durante i litigi con il figlio e sente addirittura la sua voce; risulta estremamente difficile sospettare che in realtà la donna sia morta e che sia tutto frutto della psicosi di Norman Bates.

A questo punto, si può fare un'ulteriore riflessione. I narratori inattendibili omodiegetici non mentono spinti tutti dagli stessi motivi o sempre in cattiva fede; un narratore può raccontare in modo volontario e consapevole una storia falsa per sfuggire ad un arresto, per ottenere qualcosa in particolare, e così via. In questo caso è del tutto consapevole

che ciò che sta dicendo non corrisponde a verità, ma sceglie di mentire per trarne qualche vantaggio. Esiste però anche una condizione totalmente opposta: il narratore omodiegetico è realmente convinto che ciò che sta raccontando sia vero; questo può accadere perché il personaggio soffre di qualche nevrosi, è pazzo, non si rende conto che quella che sta vivendo non è la realtà, o semplicemente sta sognando e condivide con lo spettatore quel mondo fittizio, presentandolo come vero perché è lui per primo ad essere convinto che lo sia. In casi del genere, il personaggio non racconta una bugia per ottenere qualcosa, ma semplicemente perché non è consapevole che ciò che sta vivendo sia una menzogna; egli sostanzialmente agisce in buona fede. Nel caso in cui ci fosse un narratore eterodiegetico, questi semplicemente presenta allo spettatore il mondo fittizio creato dal personaggio pazzo, nevrotico, e via dicendo, e gli svela la verità soltanto alla fine, generalmente quando ne viene a conoscenza anche il suddetto personaggio, ma talvolta anche prima, magari fornendo degli indizi nel corso della narrazione.

Film di questo genere si sono diffusi maggiormente nel panorama cinematografico più recente, a partire da metà anni Novanta. Le pellicole da me analizzate, però, abbracciano un arco di tempo più ampio, a partire dal 1941; ho dunque suddiviso le analisi in due gruppi: i Grandi Classici e i film più recenti, evidenziando, alla fine delle analisi, le eventuali differenze.

PARTE II:

Nel documento Il narratore inattendibile: casi esemplari (pagine 63-69)