La medicalizzazione della società

Nel documento Biopolitica e libertà in Michel Foucault (pagine 80-91)

L A POLITICA DELLA VITA

3.4. La medicalizzazione della società

1. La biopolitica assume in Foucault il carattere della medicalizzazione autoritaria, cioè imposta alla popolazione presa nel suo insieme. Il termine bio-politica è quindi legato, nel percorso filosofico di Foucault, all’emergere dei saperi bio-medici e viene costantemente mantenuto in relazione con essi. Questo aspetto è stato approfondito da Foucault durante un ciclo di conferenze tenute a Rio de Janeiro nel 1974. Proprio in una di queste conferenze, quella intitolata La naissance de la médecine

sociale, egli utilizza per la prima volta il termine “biopolitica”, disegnando le grandi linee della

storia della medicalizzazione delle società europee nel corso del XVIII secolo181. In questo testo egli

tematizza il rapporto fondamentale che lega medicina ed economia: «Il controllo della società sugli individui non si effettua solo attraverso la coscienza o l’ideologia, ma anche nel corpo e con il corpo. Per la società capitalista è il bio-politico a essere importante prima di tutto, il biologico, il somatico, il corporale. Il corpo è una realtà bio-politica, la medicina è una strategia bio-politica»182.

Foucault definisce il processo di medicalizzazione forzata come «il fatto che l’esistenza, la condotta, il comportamento, il corpo umano si integrano a partire dal XVIII secolo in una rete di medicalizzazione sempre più densa e importante che lascia sfuggire sempre meno cose»183. La rete

di cui si parla è costituita da tre tipi di medicalizzazione differenti: si tratta della “medicina di stato” tedesca, della “medicina urbana” sperimentata in Francia, e della “medicina del lavoro” nata in Inghilterra. Queste tre differenti esperienze di medicalizzazione del corpo sociale e degli ambienti vitali verranno razionalizzate ed integrate nelle strategie mediche attuate nel XX secolo, la principale delle quali è il famoso piano Beveridge, attuato durante la seconda guerra mondiale:

180 O. Marzocca, Introduzione a M. Foucault, Biopolitica e liberalismo Detti e scritti su potere ed etica (1975-1984),

Milano, Medusa, 2001, pp. 24-25.

181 È importante sottolineare il fatto che il termine “biopolitica” non è un neologismo foucaultiano, anche se Foucault ha

contribuito enormemente alla fortuna della parola. A. Cutro, in una bella antologia da lei curata, ha raccolto le testimonianze di tutti gli autori che ne hanno fatto uso prima di Foucault (cfr. Biopolitica. Storia e attualità di un

concetto - a cura di A. Cutro -, Verona, Ombre Corte, 2005).

182 M. Foucault, La naissance de la médecine sociale, DE, II, p. 210. 183 Ivi, p. 208.

«Con il piano Beveridge e i sistemi medici dei paesi più ricchi e industrializzati di oggi, si tratta sempre di far funzionare questi tre settori della medicina, benché siano articolati tra loro in maniera differente»184, conclude Foucault. Attraverso la definizione della medicalizzazione ottocentesca si

tratta quindi di comprendere le basi medico-sociali e i concatenamenti concreti che hanno reso possibile la biopolitica contemporanea185.

La medicalizzazione che ha presieduto alla nascita del modello europeo di medicina sociale è stato un fenomeno attuato in maniera autoritaria. L’esempio tedesco, da questo punto di vista, appare il più significativo. In Germania infatti, già nel XVIII secolo, vediamo la nascita e l’istituzionalizzazione di una Polizeiwissenschaft, una scienza della polizia, assurta al rango di disciplina universitaria alla quale addestrare i funzionari dello stato. Nello scritto La politique de la

santé au XVIIIème siècle Foucault afferma che in questo periodo assistiamo alla «comparsa della

salute e del benessere fisico della popolazione in generale come uno degli obiettivi essenziali del potere politico... L’imperativo della salute: dovere di ognuno e obiettivo generale»186. In Germania

questo imperativo è entrato ben presto nelle prerogative di una police medica, destinata a sorvegliare e ad imporre le regole d’igiene al corpo sociale. Il fine della polizia è quello di coordinare ed integrare la società al funzionamento del sistema economico. Attraverso di essa, i governi intendono potenziare le forze interne dello stato, in senso fisico, corporale: «la salute e il benessere fisico delle popolazioni appaiono come un obiettivo politico che la police del corpo sociale deve assicurare a fianco alla regolazione economica e alle costrizioni dell’ordine. L’importanza improvvisamente assunta dalla medicina nel XVIII secolo ha il suo punto d’origine lì dove si incrociano una nuova economia “analitica” dell’assistenza e l’emergere di una police generale della salute. La nuova noso-politica iscrive la questione specifica della malattia nel problema generale della salute delle popolazioni»187. La nascita della politica sanitaria, o “noso-

politica”, dev’essere ricompresa come una strategia di controllo della popolazione. Il medico comincia ad assumere quella che Foucault definisce una “coscienza politica” in quanto è investito di una funzione amministrativa e programmatica, oltre che terapeutica: «Il medico diviene il gran consigliere e il grande esperto, se non nell’arte di governare, almeno in quella di osservare, di correggere e di migliorare il “corpo” sociale e di conservarlo in uno stato di salute permanente»188.

184 Ivi, p. 228.

185 Foucault non è il solo ad aver studiato la storia della medicalizzazione. In più occasioni egli fa riferimento agli studi

di G. Rosen, ed in particolare alla sua History of Public Health, Baltimore - London, Johns Hopkins University Press, 1958. Per un bilancio critico dell’analisi della medicalizzazione compiuta da Foucault cfr. Foucault, Health and

Medicine (a cura di A. Petersen - R. Bunton), London and New York, Routledge, 1997 e Reassessing Foucault. Power, medicine and the body (a cura di C. Jones - R. Porter), London and New York, Routledge, 1994.

186 M. Foucault, La politique de la santé au XVIIIème siècle, DE, II, p. 16. 187 Ivi, p. 17.

188 Ivi, p. 23. Questo tema è stato affrontato anche in un capitolo di Naissance de la clinique, nel quale Foucault afferma

che «La medicina non deve più essere solamente il corpus delle tecniche della guarigione e del sapere che richiedono; essa comprenderà anche una conoscenza dell’uomo in salute, cioè un’esperienza dell’uomo non malato e una

Secondo Foucault lo statuto epistemologico “debole” della medicina nascente ha esposto questa disciplina al rischio della manipolazione. Il potere politico ha investito il sapere medico delle necessità riguardanti un più stretto controllo della popolazione e la ricerca di un incremento delle forze dello stato, così che concetti ancora scientificamente malfermi, come la nozione di “igiene” o la nozione di “ambiente”, sono stati letteralmente colonizzati da un’esigenza politica. Nel résumé del corso del 1978 Foucault afferma che «Lo sviluppo, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, di quella che fu chiamata la medizinische Polizei, igiene pubblica, social medicine, deve essere reinscritto nel quadro generale di una “biopolitica” che tende a trattare la “popolazione” come un insieme di esseri viventi e coesistenti, che presentano dei tratti biologici e patologici particolari, e che pertanto dipendono da saperi e tecniche specifici. Anche la “biopolitica” deve essere compresa alla luce di un tema affermatosi nel XVII secolo: la gestione delle forze dello stato»189. Oggetto della polizia è infatti il “vivente” con tutte le sue variabili e tutte le sue

caratteristiche peculiari, il vivente nella sua specificità e nei suoi bisogni. Essa deve operare in modo che la somma degli esseri viventi appartenenti alla specie uomo che coesistono all’interno di un determinato territorio abbiano i mezzi per vivere e prosperare nella misura maggiore. Nella lezione del 29 marzo Foucault afferma che «la polizia abbraccia quindi un campo immenso che – si potrebbe dire – va dal vivere a qualcosa di più del semplice vivere. Voglio dire che la polizia deve garantire che gli uomini vivano e vivano in grande numero... Con la polizia quindi si disegna un cerchio che parte dallo stato, come potere di intervento razionale e calcolato sugli individui, e ritorna allo stato, come insieme di forze in crescita o da far crescere, passando per la vita degli individui, che ora, in quanto semplice vita, diventa preziosa per lo stato»190. La medicalizzazione

autoritaria imposta attraverso l’istituzione della police medica configura il processo di medicalizzazione come una forma di «statalizzazione del biologico»191.

2. Un fattore fondamentale per la demoltiplicazione delle istanze di medicalizzazione è costituito dalla famiglia. Utilizzando questo termine, Foucault non fa riferimento all’immagine tradizionale di essa, come luogo privilegiato in cui prendono forma gli affetti o la crescita psicologica degli individui. Al contrario, più prosaicamente, la famiglia è indagata come matrice di relazioni di potere e di tecniche di controllo degli individui. La famiglia è infatti un agente “medicalizzato e medicalizzante”. Essa deve sottostare all’imperativo di salute, ed è fatta oggetto, durante tutto il XIX secolo, delle “campagne” di informazione promosse dallo stato e finalizzate all’educazione

definizione dell’uomo modello insieme. Essa assume, nella gestione dell’esistenza umana, postura normativa» (NC, p. 35).

189 M. Foucault, Sécurité, territoire, population, DE, II, p. 723. 190 STP, pp. 333-334.

alla salute e all’igiene. Queste stesse campagne sono state il veicolo di una serie di “paure” indirizzate nei confronti della figura dell’anormale. Foucault afferma che «La politica medica che si disegna nel XVIII secolo in tutti i paesi europei ha come primo effetto l’organizzazione della famiglia o piuttosto del complesso famiglia-bambini, come istanza prima e immediata di medicalizzazione degli individui: le si fa giocare il ruolo di cerniera tra gli obiettivi generali che concernono la buona salute del corpo sociale e il desiderio o il bisogno di cure degli individui; essa ha permesso di agganciare un’etica “privata” della buona salute (dovere reciproco dei genitori e figli) a un controllo collettivo dell’igiene, e a una tecnica scientifica della guarigione». In questo senso - continua Foucault -, «il funzionamento globale della politica della salute nel XIX secolo... non può essere compresa se si fa astrazione da quest’elemento centrale che fu plasmato nel XVIII secolo: la famiglia medicalizzata-medicalizzante»192. Il modello che si costituisce in questo

momento è caratterizzato dalla “dislocazione” dell’assistenza in quanti più punti di intervento possibili, in modo da migliorare l’efficacia della penetrazione del potere di controllo. Le famiglie saranno allora collegate a centri locali costituiti dalla figura dei medici di quartiere, che a loro volta saranno in collegamento con i grandi ospedali. Si forma così un reticolo di poteri che ha essenzialmente la funzione di tenere sotto controllo sanitario (e quindi politico) la società intera.

Le prescrizioni di salute ruotano tutte attorno al concetto di “igiene”, in nome del quale la medicina può effettuare uno screening biologico della popolazione. La biopolitica si configura come una forma del potere-sapere: «La vecchia nozione di regime, inteso tanto come regola di vita che come forma di medicina preventiva tende ad allargarsi e diventare il “regime” collettivo di una popolazione presa in generale, con un triplice obiettivo: la scomparsa delle grandi tempeste epidemiche, il calo del tasso di morbosità, l’allungamento della durata media della vita e del termine della vita per ogni età. Questa igiene, come regime di salute delle popolazioni implica da parte della medicina un certo numero di interventi autoritari e di assunzioni di controllo»193.

Altra concetto-chiave è quello di ambiente (milieu). L’ambiente è l’oggetto specifico dei dispostivi di sicurezza, che, come abbiamo visto, non si esercitano attraverso l’imposizione autoritaria di una condotta (come fa la disciplina), ma utilizzano una tattica indiretta. In questo senso i biopoteri si presentano come tecnologie di tipo “ambientale”. Nella lezione dell’11 gennaio 1978 Foucault afferma che «L’ambiente rende conto perciò del fenomeno di circolazione delle cause e degli effetti, e si delinea infine come un campo di intervento in cui, anziché trattare gli individui come insieme di soggetti di diritto capaci di azioni volontarie, come nel caso della sovranità, o come molteplicità di organismi, come corpi pronti a eseguire le prestazioni richieste, come nel caso della disciplina, occorrerà trattarli invece come una popolazione, cioè come un

192 M. Foucault, La politique de la santé au XVIIIème siècle, DE, II, p. 21. 193 Ivi, pp. 21-22.

complesso di individui profondamente, essenzialmente, biologicamente legati alla materialità in cui esistono. L’ambiente designa quella zona di interferenza tra gli eventi prodotti da individui, popolazioni e gruppi, e gli eventi quasi naturali che accadono attorno a essi»194. L’ambiente è

costituito da una serie di eventi “quasi” naturali, che possono cioè essere prodotti dalle forme del potere attraverso una corretta distribuzione degli uomini e dei controlli all’interno di un certo territorio. Intervenire sull’ambiente significa strutturare un campo in cui degli individui saranno costretti a vivere, a muoversi, a lavorare, a compiere insomma tutta quella serie di attività che costituiscono la “vita” nel senso pieno e attivo della parola.

3. Con il piano Beveridge, secondo Foucault, si è giunti al massimo sviluppo di questo sistema di medicina sociale, tanto che esso ha cominciato a manifestare la propria “crisi”. Il liberalismo contemporaneo, analizzato nel Corso del 1979, è letto come una forma di contestazione nei confronti di questa razionalità politico-amministrativa. Così la critica dello stato ha costituito il tema dominante del dibattito politico dopo la fine della seconda guerra mondiale. A partire dai regimi cosiddetti “neo-liberali” si è sviluppato un “secondo tempo” della biopolitica, che caratterizza anche la nostra attualità. Studiare la storia della medicalizzazione è fondamentale per individuare la razionalità politica, le forme ragionate di controllo degli individui, così da comprenderne il funzionamento attuale. Il piano Beveridge ha funzionato da modello per l’organizzazione della salute al termine della seconda guerra mondiale ed è la matrice delle singole politiche della salute adottate negli stati europei negli anni successivi. Foucault evidenzia il passaggio sottolineando che «Il piano Beveridge indica che lo Stato si fa carico della salute. Si potrebbe dire che questa non è una novità, dato che, a partire dal XVIII secolo, una delle funzioni dello Stato... è garantire la salute fisica dei suoi cittadini. Credo tuttavia che, fino alla metà del XX secolo, la garanzia della salute significasse essenzialmente per lo Stato la conservazione della forza fisica nazionale, della sua forza lavoro, della sua capacità produttiva, della sua potenza militare. Fino ad allora la medicina di Stato aveva principalmente delle finalità se non razziali, almeno nazionaliste. Con il piano Beveridge la salute si trasforma in un oggetto di preoccupazione per gli Stati, non per se stessi, ma per gli individui. Il diritto dell’uomo a mantenere il suo corpo in buona salute diviene così oggetto dell’azione statale. Di conseguenza, i termini del problema si rovesciano: il concetto di Stato al servizio dell’individuo in buona salute si sostituisce al concetto dell’individuo in buona salute al servizio dello Stato»195.

Nel momento in cui la buona salute diventa un diritto riconosciuto, la medicina modifica il proprio statuto e si dà nuovi obiettivi. Nella società interamente medicalizzata, società biopolitica,

194 STP, p. 23.

la funzione autenticamente terapeutica ricopre un ruolo sempre più marginale nell’ambito degli interventi di tipo medico-sanitario. Essi mirano soprattutto al “benessere” degli individui, che è definito da Foucault come “qualcosa di più” del semplice vivere. Da questo momento gli interventi delle tecnologie mediche si moltiplicano potenzialmente all’infinito, in quanto la salute si definisce sempre più come uno stato di benessere generale del corpo e della mente che non ha un riscontro oggettivo. Inoltre, «la salute entra nel campo della macroeconomia», diventa cioè parte di un mercato controllato dall’industria farmaceutica.

Secondo Foucault questa dinamica ha generato una profonda crisi all’interno del dispositivo di potere bio-medico, che ha manifestato due fenomeni destabilizzatori. In primo luogo Foucault parla di una «distorsione che esiste tra la scientificità della medicina e la positività dei suoi effetti, o tra la scientificità e l’efficacia della medicina»196. Il sovraconsumo di farmaci e le politiche mediche

applicate in maniera massiccia hanno infatti generato una nuova forma di pericolo, il rischio

medico, causato dall’interferenza della tecnologia medica sull’andamento naturale dei fenomeni

biologici: «nella misura in cui l’organismo sa difendersi meglio – dice Foucault – esso, naturalmente, si protegge, ma, da un altro punto di vista, è più fragile e più esposto, se gli si impedisce il contatto con gli stimoli che provocano le reazioni di difesa. In una maniera generale si può affermare che, a causa degli effetti dei medicinali stessi – effetti terapeutici positivi -, si produce una perturbazione, per non dire una distruzione, dell’ecosistema non solo dell’individuo, ma dell’intera specie umana»197. Il rischio medico è il correlativo dell’entrata dell’uomo nella

“biostoria”, ovvero lo spazio dell’interferenza tra tecnica e vita. Nel momento in cui la tecnica riesce ad avere presa direttamente sulla vita, condizionandone lo sviluppo, entriamo nel campo dei calcoli aleatori, in quanto gli effetti di questa interferenza diverranno visibili soltanto in tempi di lunga durata. Foucault definisce questo fenomeno “iatrogenia positiva”: «Oggi, con le tecniche di cui dispone la medicina, la possibilità di modificare la struttura genetica delle cellule interessa non solo l’individuo e la sua discendenza, ma la specie umana intera; è l’insieme del fenomeno della vita che si trova ormai posto nel campo d’azione dell’intervento medico»198.

La seconda conseguenza negativa derivata da questo sistema è che la salute, entrando nel campo dei calcoli economici, diventa un oggetto di consumo. Il costo dei medicinali e i grandi profitti ottenuti dall’industria farmaceutica impediscono la realizzazione del diritto alla salute che con il piano Beveridge si intendeva estendere all’intera società. Il sistema di previdenza sociale genera così ineguaglianza, in quanto “l’economia politica della salute” impone di fare delle scelte, per esempio escludendo determinate patologie dalle forme di assistenza o includendone altre.

196 Ivi, p. 44. 197 Ivi, p. 46. 198 Ivi, p. 48.

Queste scelte hanno in ogni caso il risultato di esporre una parte della popolazione al rischio della malattia e della morte. La biopolitica sotto il controllo dell’economia genera ineguaglianza e discriminazione.

4. Ma com’è possibile, allora, resistere a questa situazione? Secondo Foucault «Non bisogna considerare la situazione attuale in termini di medicina o di antimedicina, d’interruzione o non- interruzione delle spese, di ritorno o meno a una sorta di igiene naturale, a un orientamento bucolico paramedico. Sono alternative prive di senso»199. Egli si dimostra molto critico nei confronti della

cosiddetta “anti-medicina”, in quanto gli appare come una falsa alternativa, incapace di staccarsi dalla logica del biopotere. Nello scritto intitolato La naissance de la médecine sociale Foucault analizza alcuni fenomeni di resistenza e di lotta politica contro la medicalizzazione. Per esempio, in Inghilterra si sono verificati, nella seconda metà del XIX secolo «fenomeni di reazione e di resistenza popolare, piccole insurrezioni anti-mediche... [che] avevano per finalità quella di combattere la medicalizzazione, di rivendicare il diritto alla vita, il diritto di ammalarsi, di curarsi e di morire secondo il proprio desiderio. Questo desiderio di sottrarsi alla medicalizzazione autoritaria fu una delle caratteristiche di questi molteplici gruppi, apparentemente religiosi, dall’intensa attività, alla fine del XIX secolo, ma ancora oggi»200.

I fronti di scontro, nella situazione attuale, hanno mutato fisionomia, e il bisogno di individuare i territori in cui avvengono le lotte intorno alla medicalizzazione spinse Foucault nel 1977 ad istituire un gruppo di ricerca collegato alla cattedra di Storia dei sistemi di pensiero, che si sarebbe dovuto occupare dell’individuazione delle Resistenze alla medicina. Egli diresse nel biennio 1977-’79 un gruppo di ricerca sulla Storia e l’analisi delle istituzioni mediche costituito da suoi assistenti al Collège de France e da un gruppo ristretto di uditori, lavoro che diede luogo ad una pubblicazione apparsa nel 1980201. Rimane traccia di questa ricerca in un dossier custodito negli

archivi del Centre Michel Foucault presso l’IMEC.

Il progetto di ricerca, elaborato dallo stesso Foucault202, è mosso da una constatazione:

quella di una confusione tra critica della medicina, messa in questione dei rapporti tra sapere e

199 Ivi, p. 57. In questo saggio Foucault critica esplicitamente le posizioni “bucoliche” sostenute da I. Illich in Nemesi

medica (Milano, Mondadori, 1977).

200 M. Foucault, La naissance de la médecine sociale, DE, II, pp. 226-227.

201 Il titolo della ricerca fu proprio Résistances à la médecine. Nel testo finale (IMEC-FCL 4.10, 4/4) non compare

Nel documento Biopolitica e libertà in Michel Foucault (pagine 80-91)