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CAPITOLO 3: I GRUPPI DI COMBATTIMENTO

3.1 Origine e costituzione

Come già avvenuto per l'opportunità di ricostruire il primo nucleo combattente dell'esercito italiano, anche sulla costituzione dei Gruppi di combattimento e sulle modalità del loro impiego influirono favorevoli circostanze internazionali, in un «accavallarsi di avvenimenti e disappunti, dove motivi di politica internazionale dominarono e si intrecciarono con quelli interni1.». Con la liberazione di Roma, concepita dagli alleati più come un'operazione di prestigio che come una vera e propria vittoria militare, venne confermato il successivo ritiro dall'Italia delle divisione del 6º Corpo USA e dalle quattro divisioni coloniali dei Corps expeditionnaire français, richiesti in Francia per partecipare all'operazione Dragoon2. In previsione delle sfondamento della Linea Gotica occorrevano nuove forze in grado di sostituire le unità trasferite in Provenza, onde evitare ulteriori rallentamenti della campagna3. Le reiterate proposte italiane di ampliare la propria partecipazione bellica sembrarono offrire un contributo positivo alla risoluzione del problema. Il 23 luglio 1944, durante un incontro presso la Commissione Alleata di

1 L. Bedeschi, L'ideologia politica del Corpo italiano di liberazione cit., p.25.

2 Il 6º Corpo d'Armata U.S.A., che aveva partecipato alla battaglia di Anzio e contribuito alla

liberazione di Roma, era formato dalla 1ª divisione britannica, dalla 45ª divisione di fanteria statunitense, dalla 1ª e 3ª divisione corazzata U.S.A. e da alcuni reparti di Ranger e Commando.

3 I vuoti organici lasciati dal 6º Corpo USA e dal Corpo di spedizione francese vennero in parte

colmati facendo intervenire a fianco della 5ª Armata la 6ª divisione corazzata sudafricana, sbarcata in Italia nei giorni 20 e 21 aprile del 1944, e la Força Expedicionária Brasileira giunta in Italia il 2 luglio e inquadrata nel 4° Corpo d'Armata statunitense.

Controllo il generale Browning riferì al generale Berardi la volontà, da parte del Comando in Capo Alleato in Italia, di costituire due Gruppi di combattimento per farli partecipare alle operazioni4. Comunicò inoltre che il generale Alexander aveva richiesto armamento ed equipaggiamento britannici con cui rifornire i predetti Gruppi. Le divisioni previste non avrebbero potuto fare a meno delle dotazioni alleate, dal momento che le fabbriche di armi e munizioni italiane si trovavano al nord, nel territorio occupato dai Tedeschi, e che l’esercito italiano aveva gravi carenze di armamenti e munizioni5.

In una successiva seduta, il 31 luglio, la Commissione Alleata di Controllo comunicò la costituzione di ulteriori quattro Gruppi di combattimento : ne avrebbero fatto parte le divisioni che meglio si erano distinte nei burrascosi giorni dopo la l’armistizio6. La particolare denominazione “Gruppi di combattimento ”, scelta dagli angloamericani, rivelava la chiara volontà da parte alleata di proibire a queste unità una struttura autonoma e una dignità simile a quella delle altre divisioni coinvolte7. A conferma di ciò, la

4 L'incontro era stato preceduto nei mesi precedenti da una serie di incontri tra autorità italiane e

alleate. A Napoli il 3 giugno, durante un primo incontro con i generali Alexander e Mc Farlane, Messe, De Courten e Infante, appena nominato Capo di Stato Maggiore Generale, proposero di ampliare numericamente le truppe italiane combattenti e suggerirono l'approntamento della divisione “Cremona”. Il giorno successivo il generale infante avanzò analoga proposta ai generali sia al Capo di Stato Maggiore britannico, il generale Harding, sia al generale statunitense Lemeniz, con l'opportunità di sostituire le truppe coloniali prossime al trasferimento sul fronte francese. Infine il 2 luglio il generale Berardi ebbe un incontro in merito con il rappresentante della Commissione Alleata di Controllo, colonnello Pisdlej.

5 La maggioranza dei magazzini italiani contenenti armi e munizioni era stata requisita dalle

truppe tedesche all’indomani dell'8 settembre mentre gli armamenti e le armi dei depositi militari dislocati in Corsica erano stati consegnati alle truppe di occupazione francese, prima di le truppe italiane lasciassero l'isola.

6 «...Questi [gruppi] dovrebbero essere 6 e cioè 1° Regg. Mot., “Nembo”, “Cremona”, “Friuli”,

“Mantova” e “Piceno”.» in S. Loi, I rapporti fra alleati e italiani nella cobelligeranza, cit., “Questioni trattate nella riunione tenuta la mattina del 31 luglio 1944”, doc. 69, pp. 371-372.

7 Il Promemoria dell'incontro, al punto 4° riferisce: «Col. Pisdlej [della Commissione Alleata di

mancanza di un comando unico come corpo d’armata e la suddivisione individuale dei Gruppi sotto la competenza di diverse armate alleate.

L'entrata in linea dei Gruppi era prevista subito dopo il completamento della fase addestrativa: il “Legnano” e “Folgore” entro la prima metà di dicembre e gli ultimi due Gruppi entro la prima metà di gennaio8. I tempi furono sensibilmente più lunghi e dilazionarono l'inizio dell'impiego bellico dei Gruppi fino agli inizi del gennaio 1945.

Le divisioni “Mantova” e “Piceno”, che nel settembre 1943 erano rispettivamente stanziate in Calabria e Puglia, avevano assistito alla rapida invasione tedesca e all’arrivo degli alleati. Tra le più complete, queste unità erano state oggetto di ripetuti progetti di ricostruzione da parte dello Stato Maggiore italiano e avevano subito tempestivi piani di riordino dopo l’armistizio; il 1º e il 10 ottobre 1944 le due divisioni vennero formalmente trasformate nei Gruppi “Mantova” e “Piceno”, ma per diverse ragioni, cui accennerò nel prossimo paragrafo, non ebbero modo di partecipare in maniera compatta ai combattimenti.

Il Corpo italiano di liberazione, i cui uomini avevano combattuto fino al 30 Agosto, venne sciolto ufficialmente il 24 settembre 1944 e i suoi reparti

divisioni ma gruppi di combattimento.» Ivi.

8 L'Operazione Olive, che iniziò il 25 agosto 1944, prevedeva lo sfondamento della Linea Gotica

partendo dal settore adriatico e una successiva manovra a tenaglia che avrebbe favorito la rapida conquista della Pianura padana entro dicembre. Solo il CIL poté partecipare alle fasi iniziali dell'operazione e l'offensiva si concluse di fatto a fine settembre con una vittoria tattica dovuta alla presa del settore di Rimini ma senza il raggiungimento degli obbiettivi strategici previsti. L'arrivo della cattiva stagione con le difficoltà logistiche per gli approvvigionamenti e la tenace tenuta dei tedeschi, che inflissero pesanti perdite alle forze alleate, costrinse gli alleati a interrompere l'offensiva.

furono utilizzati per la costituzione dei due Gruppi di combattimento , “Folgore” e “Legnano”. Dopo il congedo dei militari più anziani, i reparti vennero riordinati secondo le nuove formazioni organiche, raggruppando specialità diverse e integrando i reggimenti delle due divisioni originarie con nuovo personale.

Il Gruppo di combattimento “Legnano” ebbe una struttura più composita e funzionale rispetto alla divisione originaria, rispondente ai progressi meccanici necessari per il nuovo tipo di impiego; tuttavia, come già il CIL, questo Gruppo comprese al suo interno una grande varietà di corpi specializzati: i reggimenti di fanteria erano composti da due battaglioni di alpini e uno di bersaglieri, oltre al 9º Reparto d'assalto Col Moschin che rinforzava il 68º Reggimento. Venne costituito un amalgama di diverse e varie specialità, il cui forte senso di identità e il desiderio di reciproca emulazione, nelle intenzione dei vertici, avrebbe dovuto fornire la spinta motivazionale al combattimento. Ciò nonostante, a partire da settembre, il Gruppo attraversò una profonda crisi morale, dovuta alle condizioni materiali insoddisfacenti: il vitto era scarso, il vestiario inglese era deludente e la zona degli alloggiamenti inappropriata9. A metà ottobre giunse il primo blocco di materiali inglesi e ebbero inizio le diverse fasi di istruzione per costituire un nucleo di istruttori sulle armi e sui mezzi, sulle relative modalità d'impiego e sui procedimenti tattici dell'esercito britannico. Il 13 febbraio il Gruppo passò alle dipendenze della 5ª Armata e il 23 marzo entrò in linea nella

9 Nel mese di dicembre, il Comando tentò di porre rimedio istituendo una “Sezione assistenza e

Valle dell'Idice, sotto il controllo operativo del 2º Corpo statunitense10. Il fronte assegnatogli si estendeva per 9 chilometri in un terreno di limitato sviluppo altimetrico, ma dalle caratteristiche morfologiche della montagna11. Disposto tra la 10ª divisione indiana e la 91ª divisione statunitense, il Gruppo rappresentava il punto di saldatura di due Grandi Unità alleate.

Nel Gruppo di combattimento “Folgore”, erano presenti i paracadutisti della divisione “Nembo” che nel 1943 avevano fatto parte delle forze armate in Sardegna. Sopravvissuti alla crisi spirituale dell’8 settembre, vennero privati di parte del 184º Reggimento, i cui uomini avevano scelto di seguire la 90ª divisione corazzata tedesca nel suo spostamento verso la penisola e si erano trasferiti prima in Corsica con il maggiore Rizzati e poi in continente aderendo alla RSI12.

I reparti della “Nembo” rimasti in Sardegna furono sottoposti ad un processo di ristrutturazione, mirante non tanto a epurare e riqualificare “politicamente” il corpo quanto ad eliminare dai reparti gli elementi inaffidabili e irrequieti dal punto di vista disciplinare; nel dicembre '43, quale atto conclusivo di questa dura operazione, il generale Ronco venne sostituito con il generale Giulio Morigi. A fine maggio 1944 i paracadutisti della “Nembo” vennero trasferiti sul continente e arruolati nel Corpo italiano di liberazione. Dopo lo scioglimento del CIL, i battaglioni paracadutisti e marinai vennero

10 Il “Legnano” fu l’unico Gruppo posto alle dipendenze logistiche e di impiego della 5ª Armata

americana.

11 S.Loi, I rapporti fra alleati e italiani nella cobelligeranza cit , pp. 156-157. 12 Dal 184º Reggimento si erano allontanati il 12º Battaglione e parte del 3º.

riordinati e ricostituiti come Gruppo di combattimento “Folgore” e trasferiti nella zona di Piedimonte d'Alife13. Ai marinai del “Bafile” e “Grado”, che nel CIL, avevano acquisito una breve ma importante esperienza di combattimento in qualità di fanti, si aggiunsero gli uomini del battaglione “Caorle”, «marinari appena sbarcati, provenienti da basi navali, e quindi, completamente digiuni di un qualche addestramento alla guerra terrestre14». Secondo le testimonianze dei Comandi, i congedi e le successive riorganizzazioni ridussero l'affiatamento ma non lo spirito di corpo, sapientemente alimentato dal comando attraverso la competizione tra le diverse specialità15. Il 18 settembre gli uomini del “Folgore” iniziarono i corsi di istruzione e addestramento che completarono durante il mese di febbraio in prossimità di Ascoli Piceno, dove i paracadutisti avevano precedentemente combattuto con il CIL16. Dopo un mese di esercitazioni notturne e diurne per la messa in opera dei mezzi di collegamento e per l'utilizzo appropriato dei nuovi equipaggiamenti, il 1° marzo il Gruppo “Folgore” venne schierato in linea tra i fiumi Senio e Santerno, a difesa di un territorio lungo 14

13 Il Gruppo di combattimento “Folgore”, alle dipendenze del 13° Corpo Britannico, inquadrava

un reggimento paracadutisti Nembo, il reggimento di Marina San Marco, il reggimento artiglieria Folgore, un battaglione misto genio, una sezione sanità, un reparto trasporti e rifornimenti e due sezioni di Carabinieri.

14 Folgore [a cura del Comando Divisione], Paracadutisti e marinai nella guerra di liberazione,

Vallecchi Firenze 1947, p 122

15 Secondo quanto afferma Di Giovanni, il Gruppo non fu esente da diserzioni e assenze. «Lo

sfoltimento degli organici ed il congedamento delle classi anziane imposero, specialmente per quanto riguardava i quadri, anche l'immissione di personale non paracadutista[…]. In parte conseguenza di questa ristrutturazione, in parte segnale di una crisi più generale della partecipazione delle forze armate regolari alla guerra di liberazione, sarebbe stato il progressivo espandersi anche all'interno del Gruppo “Folgore”, tra l'autunno del 1944 e i primi mesi del 1945, del fenomeno delle “assenze arbitrarie” che stava intaccando pesantemente tutte le unità italiane in corso di costituzione». Marco di Giovanni, I paracadutisti italiani. Volontari, miti e

memoria della seconda guerra mondiale, Editrice Goriziana, Gorizia 1991 p. 266.

16 «La notizia del trasferimento fu accolta con gioia dagli uomini del “Folgore”: alle Marche ed

alla gente marchigiana li legavano i molti ricordi del primo ciclo operativo e soprattutto ci si avvicinava al fronte». Folgore, Paracadutisti e marinai nella guerra di liberazione., cit, p. 129.

chilometri e dal terreno accidentato; inserito tra una divisione indiana e il Gruppo “Friuli”, dopo una fase di intensa attività di pattuglia, il “Folgore” contribuì all’offensiva finale alleata nel mese di aprile, occupando importanti capisaldi tedeschi quali Tossignano e Grizzano, sgomberò la via Emilia e favorì la liberazione di Bologna.

Designati da Alexander come i primi da costituire, “Friuli” e “Cremona” precedettero gli altri al momento di entrare in linea: gli uomini delle divisioni omonime sbarcarono a Napoli tra luglio e settembre con le divise lacere e gli zoccoli ai piedi, dopo una sofferta permanenza in Sardegna17. La “Friuli” in particolare, che nel settembre '43 aveva sostenuto duri e ripetuti scontri in Corsica contro le truppe corazzate tedesche, era stata trasferita a metà novembre '43 in Sardegna con l'armamento individuale ed un esiguo numero di automezzi18. Al comando fu imposto di lasciare in Corsica pressoché tutti gli automezzi in dotazione, tutti i quadrupedi, i viveri e l'equipaggiamento presenti nei depositi a disposizione dei comandi francesi, nonché un intero battaglione lavoratori e due compagnie artieri per i lavori di riattamento stradale e bonifica dei campi minati. Superata in combattimento la crisi dell'8 settembre, durante gli otto mesi di permanenza in Sardegna subentrò per queste truppe un disagio

17 Acquartierati in zone malariche del Campidano, molti effettivi contrassero il morbo.

18 Sbarcate a Bonifacio dalla Sardegna, le truppe corazzate tedesche tentarono di completare il

trasferimento verso Bastia e quindi l'imbarco verso la penisola. Dopo i primi scontri, dal 12 al 24 di settembre, grazie a interventi dell'artiglieria e del genio, le truppe della “Friuli” ostacolarono l'occupazione tedesca della parte occidentale dell'isola dove si trovavano il comando superiore delle forze armate italiane, i magazzini di viveri e di materiali, In seguito, in accordo con il comando francese, collaborarono con le truppe francesi per la liberazione di Bastia, completata il 4 ottobre.

morale che, come vedremo oltre, fu in parte risolto con il ritorno sul continente19. Inoltre l'economia dell'isola, messa a dura prova dalla quantità di soldati presenti e l'invio parziale di rifornimenti da parte degli alleati non riuscirono a colmare le carenze alimentari delle truppe, che dovettero arrangiarsi con erbe selvatiche e piccoli espedienti20. La divisione si impoverì progressivamente di effettivi, trasferiti e ceduti alle forze armate come personale specializzato, autisti e braccianti successivamente inviati nella zona di Foggia, fino a ridursi a 3000 uomini. Se poté conservare parte del suo inquadramento e una parte dei suoi effettivi lo si deve principalmente alla lontananza dal continente e alle difficoltà di trasporto, accresciute dai veti della Military Mission to the Italian Army21. Il “Friuli”, che sostituì la 5ª divisione polacca di fanteria “Kresowa”, venne schierato l'8 febbraio 1945 in linea sul fiume Senio, nel settore di Brisighella. Impegnato inizialmente in compiti difensivi, questo Gruppo superò prima il fiume Senio, poi il Sillaro e l'Idice e raggiunse infine Bologna la mattina del 21 aprile, precedendo ogni altra truppa alleata22.

19 Riguardo al morale della divisione più prestigiosa e importante per lo Stato Maggiore Italiano

Attilio Levi riferisce: «La Friuli dovette assistere all'avvilimento angoscioso di tanti uomini che non riuscivano più ad avere fede, a capire quale fosse il motivo che li tratteneva sotto le armi, e non vedevano nella loro situazione che un incalzare di privazioni e di sacrifici, di dolori e mortificazioni, in una costante ansia per la forzata separazione da tutti gli affetti». Id., Il gruppo

di combattimento “Friuli”cit., p.4.

20 Mario Cassano Maledette benedette stellette, Imola, Bacchilega Editore, 2005 p. 21

21 La Military Mission to the Italian Army [da ora in poi abbreviato MMIA], branca della

Sottocommissione delle Forze alleate terrestri, si occupava di mantenere il collegamento tra la 5ª e la 8ª Armata e le forze militari italiane. Fu responsabile della fornitura da parte alleata di equipaggiamenti, mezzi di trasporto, razioni viveri, licenze e vari servizi concessi sempre con parsimonia.

22 Vi furono 242 morti, 657 feriti e 61 dispersi. Cfr. S. Loi I rapporti fra alleati e italiani, cit. p.

La divisione “Cremona”, che come la “Friuli” faceva parte del Comando Forze Armate della Corsica, attraversò vicissitudini e disagi analoghi. Dislocata nella zona meridionale della Corsica, tra il 16 e il 22 settembre fu coinvolta in alcuni scontri contro le truppe tedesche che contribuirono alla liberazione di Bonifacio e Porto Vecchio. Trasferiti tra il 19 e il 26 ottobre in Sardegna con un minimo armamento individuale, i soldati della divisione dovettero lasciare l'artiglieria, il carburante, i viveri, i quadrupedi dei reparti someggiati e la maggior parte degli automezzi a disposizione delle truppe francesi. Durante la permanenza, i reparti, sottoposti a lieve riordinamento, svolsero servizio d'ordine pubblico, servizi di guardia e di manovalanza. Le condizioni alimentari e igienico sanitarie erano precarie: i contatti con il continente erano minimi, l'isola doveva «fare assegnamento sulle sue scarse risorse e su quel poco che ancora costituì[va] scorta nei magazzini23». Rimase drammatica la situazione dell'equipaggiamento: le divise erano lacere, mancavano le scarpe e i soldati dovettero costruirsi degli zoccoli in legno. «Così in mezzo ai tanti disagi, a tante privazioni, con l'animo turbato dal pensiero delle famiglie lontane e dalle quali nessuno sa ancora nulla, trascorrono estenuanti, lunghi mesi di attesa»24.

Nel settembre 1944 la divisione “Cremona” lasciò la Sardegna e si trasferì in continente, sbarcando a Napoli e dislocandosi nella zona di Altavilla Irpina-Petruro-Afragola-Tufo25. Sottoposto a un intenso ciclo di istruzioni e

23 «I primi mesi sono duri; l'inverno impone a tutti di “stringere la cinghia”: ridottissima è la

razione del pane e della pasta; i grassi e la carne mancano». G. Mastrobuono, Il gruppo di

combattimento Cremona nella guerra di liberazione, cit, p 20.

24 Ivi

addestramento, il Gruppo “Cremona” fu il primo a essere inquadrato con l'8ª Armata, schierato in linea nel settore tra la linea ferroviaria Alfonsine-Ravenna e la zona costiera. Inizialmente inquadrato nel 1° Corpo Canadese, da fine febbraio passò alle dipendenze del 5° Corpo inglese e svolse compiti prettamente difensivi fino al mese di aprile quando prese parte all'operazione “Sonia” con il superamento del fiume Senio e il forzamento del Santerno, grazie alla quale furono liberate le città di Alfonsine e Fusignano. Il Gruppo proseguì l'avanzata superando il fiume Po, liberò Ariano Polesine, Adria e giunse infine a Venezia dopo aver forzato il ponte di Cavarzere.