LINGUAGGIO ASTRALE

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LINGUAGGIO ASTRALE

dal 1970

Pubblicazione Trimestrale del Centro Italiano di Astrologia

ANNO XXXIII n. 132

Autunno 2003

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SOMMARIO

105 Dante Valente: Astrologia: termine generico… ... 4

120 Intervista a Glenn Perry ... 6

130 Angela Leonetti: Astrologia, counseling e lavoro con le emozioni: due approcci ... 15

115 Bill Herbst: Il crogiuolo del cielo: Sole-Marte-Urano e il Perielio di Marte ... 24

CASA QUARTA 410 Marco Gambassi: L’ impero degli Incas e la scienza del cielo ... 38

430 José Luis Pascual Blasquez: Alchimia e Astrologia ... 48

CASA DODICESIMA 1260 Julianne Evans: I pianeti “fuori fascia” (out of bounds planets) ... 68

CASA QUINTA 540 Gabriella Leopizzi: Studi e testimonianze sui dati natali di Maria Callas ... 74

CASA SESTA: LO STUDIO OPEROSO 673 Dante Valente: Spunti di meditazione ... 92

644 Fabrizio Corrias: Tecniche interpretative ... 96

660 Sonja Van Slooten: L’astrologia come supporto per l’omeopatia ... 114

670 Angelo Vigorelli: L’astrologia sta rientrando fra le scienze naturali? ... 120

CASA TERZA 315 Dalle Delegazioni e dalla Sede ... 124

390 Lidia Fassio: I tre pianeti personali. Una presenza fondamentale seppur discreta ... 126

CASA SETTIMA 710 Stefano Vanni: Astrologia della coppia ... 138

CASA OTTAVA 824 Adriana Cavadini: L’esperienza postmortale secondo lo zodiaco ... 150

855 Andrea Malvagna: Due sistemi per valutare la forza dei pianeti in astrologia indiana. lo Shadbala ... 156

860 Nunzia Coppola Meskalila: Samsa¯ra, Libero Arbitrio e Karma ... 162

CASA NONA 901 La finestra sul mondo ... 170

972 Claudio Cannistrà: Incontri internazionali: impressioni dal congresso iberico ... 171

980 Dante Valente e Claudio Cannistrà: Novità librarie ... 175

CASA DECIMA 1004 Dalle delegazioni: simposio di Verona ... 180

1001 Convegno CIDA di Sicilia ... 181

1093 Scuola di astrologia classica ... 182

1022 Itinerari verso la conoscenza con Grazia Mirti ... 184

1040 Conferenze 2003-2004 ... 186

1080 Elenco dei Delegati e Corrispondenti CIDA ... 199

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L.A. 132-112

Sta per essere inaugurata LA SEDE FISSA DEL CIDA A BOLOGNA !!

Oltre al lavoro corrente di Segreteria, svolgerà una azione vitale – di aggiornamento per gli iscritti all’Albo

– di formazione docenti di Astrologia – per corsi certificati

– per Seminari specialistici

– per Riunioni di Consiglio e di Commissioni di studio

Le riunioni di formazione e aggiornamento comporteranno un punteggio utile per l’iscrizione all’Albo o all’Albo dei docenti di prossima istituzione.

La Sede si trova nei pressi della Stazione ferroviaria, in via della Grada 4 - 40122 Bologna - zona Palazzo dello Sport

E’ dotata di uno studio-Segreteria, di una sala riunioni per ca 40 posti con bi- blioteca e di una foresteria con due camere per i Relatori-docenti.

La facilità di accesso dalle varie parti d’Italia renderà agevole per la maggior parte dei partecipanti la partecipazione in giornata ai vari corsi.

Nel prossimo numero segnaleremo le varie iniziative in calendario.

* * *

La nuova password per l’accesso al database CIDA nel sito www.cida.net è CICAP (maiuscolo o minuscolo)

Il CICAP è il Comitato italiano per il Controllo delle affermazioni sul paranormale, promosso da Piero Angela e Margherita Hack)

(Honny soit qui mal y pense...)

IMPORTANTE

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L.A. 132-105

Un tempo astrologo era pressochè sinonimo di matematico, astronomo e a volte anche di medico. Ora nell’epoca delle super-specializzazioni (es. medico di che?) sa- rebbe opportuno distinguere in seno agli astrologi, i cultori, gli studiosi, i fanatici, i profittatori ecc. con termini “tecnici” adeguati.

Dagli esempi che seguono si potrà notare quante sfaccettature presenti oggi la no- stra disciplina:

astro-manzìa: quando interessa solo il lato previsionale

astro-crazia: quando diventa strumento di potere, specie sui potenti astro-plagìa: uso perverso della fiducia accordataci.

astro-manìa: quando si esagera anche sull’arrosto che brucia…

astro-fobìa: quando la si teme, per possibili annunci funesti astro-lalìa: cicaleccio da salotto

astro-nomìa: una scienza inutile agli astrologi di oggi, che dispongono di precisi software.

astro-machìa: le contese fra astrologi, di solito su cose indimostrabili astro-gamìa la ricerca del coniuge ideale

astro-grafia: rapporto scritto sul tema. Oppure “era scritto nelle stelle”, astro-patia: soffrire per un transito, prima che si veda qualche effetto astro-ritmìa: pianificare le tappe della vita in base ai transiti

astro-terapia: “fra tre mesi tutto si aggiusterà”. Effetto placebo astro-sclerosi: le conseguenze dell’astro dipendenza

astro-topìa (topos, luogo): compleanni fuori sede: a volte degeneranti in “topo- manìa”

astro-porosi: quando le certezze si riempono di buchi…

Astrite, astralgia quando i dolori dipendono ovviamente dal transito astro-distrofìa (= malnutrito): quando non si campa con l’Astrologia astro-didattica: l’insegnamento

astro-clonale: pensare solo con la testa del proprio maestro (ipse dixit) astro-pausa: quando si crede di poterne fare a meno

Dante Valente

ASTROLOGIA: TERMINE GENERICO…

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astro-metria: misurare le qualità altrui solo in base al tema astro-penia: scacco per insufficenza stellare.

astro-tomìa (=taglio) : dividere un tema in piccoli blocchi indipendenti astro-talamico: comportamento a letto.

astro-gonìa: eredità astrale

astro-latrìa: quando diventa il sostituto della religione astro-fagìa: quando ci si ..mangia

astro-cocco: un batterio presente nei mistificatori.

astro-fonìa: sentenze ”sicure”, sia pure ”per sentito dire”

astro-nefelìa (nube): il contenuto di molte conferenze ad alto livello astro-gènesi: l’iter di apprendimento delle nostre conoscenze astrologiche

* * *

iperastrìa: stellium, o eccessiva concentrazione planetaria.

inter-astrìa: uso di reti informatiche, forum video-astrìa. “l’ha detto la TV”

anti-astrìa: il CICAP

astri-corpi: resistere agli attacchi dei denigratori cripto-astria: per chi la usa di nascosto

* * *

Ma l’uso migliore che ci permette di salire nella scala della conoscenza, e del com- portamento, come propone giustamente Clara Negri, è la ASTRO-SOFIA!

* * * Termini ancora da trovare (e sono parecchi!), ad es.:

– per chi usa solo l’oroscopo giornaliero risp. settimanale e mensile (emero-astrìa, ebdomoastrìa)

– per chi usa solo l’Astrologia classica

– per chi usa solo la “sua” astrologia

– per chi inventa nuove astrologie

– per chi l’ha tradita, o abbandonata…

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L.A. 132-120

Glenn Perry Ph.D. è uno psicoterapeuta che pratica in California. Astrologo profes- sionista dal 1974, è il direttore dell’Associazione per l’Astrologia Psicologica AAP e il direttore del Journal of Astro-Psychology. Tiene seminari e workshop in tutto il mondo sull’applicazione dell’astrologia nel counseling e nella psicoterapia. Ha scritto tre libri, tra cui Essays In Psychological Astrology, ed è professore aggiunto al California Institute of Integral Studies.

Ci ha anche comunicato che verrà in Italia. Informeremo i soci sui dettagli.

Cos’è l’astrologia e cosa la differenzia dalla psicologia astrologica?

L’astrologia è lo studio delle relazioni tra fenomeni celesti e fenomeni terrestri.

Originariamente questo significava osservare come i cambiamenti stagionali ed i fenomeni ad essi correlati, come le migrazioni degli animali ed i cicli vegetali sem- bravano corrispondere al movimento del Sole e della Luna nelle costellazioni. Gli antichi scoprirono presto che tempi differenti avevano qualità differenti. Più tardi si fecero corrispondere le caratteristiche di un individuo nato in un dato istante al modo in cui la Luna, il Sole e gli altri pianeti erano posizionati fra loro.

In altre parole il cosmo rispecchia la psiche e viceversa e le strutture psichiche si rivelano nella struttura del sistema solare al momento della nascita. “Così in alto, così in basso”. Questo è l’assunto fondamentale sul quale poggia l’intero sistema.

La psicologia astrologica è la commistione di astrologia e psicologia. Specifica- tamente è il tentativo di integrare i principi astrologici con la teoria e la pratica psi- cologica, specialmente quella che si occupa di lavorare concretamente con le perso- ne. La psicologia astrologica è, di fatto, una teoria della personalità, nello stesso modo della teoria freudiana della psicoanalisi o della psicologia analitica junghiana, o di altre dozzine di teorie insegnate nelle facoltà universitarie. L’unica differenza è che mentre le teorie della personalità convenzionali sono il frutto delle ipotesi dei loro ideatori, l’astrologia è basata su dei referenti esterni – i pianeti – che sono os- servabili e prevedibili. Ogni segno rappresenta un impulso umano e ogni pianeta un processo psicologico che conduce alla soddisfazione di questo impulso. Laddove le moderne teorie della personalità tendono ad essere ritratti metaforici dei loro fon- datori, l’astrologia fornisce un quadro oggettivo perché non deriva da un singolo individuo o da una singola cultura. Nessuna teoria della personalità che può essere Ringraziamo MARGHERITA FIORELLO che ha tradotto per noi quest’intrigante

INTERVISTA A GLENN PERRY

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chiamata moderna ha più di cento anni di storia, mentre l’astrologia è sempre esi- stita e continuerà a d evolversi per tutta la durata della storia umana. Gli astrologi quindi, guardano alle nuove teorie della personalità come ad un tentativo di rein- ventare la ruota: non che non attribuiscano loro alcun valore, ma l’astrologia è un sistema più complesso di qualunque teoria sviluppata negli ultimi cento anni.

Quando le ricerche moderne e gli studi clinici sono utilizzati assieme all’astrologia abbiamo un sistema di eccezionale profondità, complessità e forza.

Quali sono i benefici della psicologia astrologica? In cosa si differenzia ri- spetto alle terapie convenzionali?

Ogni approccio alla psicoterapia si basa su certi postulati sulla psiche umana. Questi assunti derivano dalla teoria della personalità su cui si basa la terapia. Dobbiamo ri- cordarci che questi postulati vengono fatti su qualcosa che è invisibile, dato che nessuno ha mai visto un’anima, che la consapevolezza è intangibile e la mente non è il cervello. La moderna psicologia si occupa di quello che Arthur Koestler chiamò

“il fantasma nella macchina”. Quando una di queste teorie è applicata nella terapia il risultato è puramente ipotetico, ci aggiriamo nel buio come un medico medievale che, senza alcuna conoscenza anatomica, doveva curare un blocco renale. Egli non aveva mai visto un rene, allo stesso modo in cui noi non conosciamo quella scatola nera che chiamiamo psiche.

Ma l’astrologia fornisce al terapista, oltre ad una teoria della personalità, una lastra a raggi X della psiche. L’astrologia è allo stesso tempo una teoria ed un mezzo diagnostico che ci da contemporaneamente una visione della struttura archetipica della psiche – che condividiamo con tutti gli esseri umani – e della struttura del singolo. Ogni carta è unica come un impronta od il codice genetico. Questo signifi- ca che non dobbiamo più brancolare nel buio, ma possiamo vedere quello che dob- biamo affrontare. La carta funziona come un punto di riferimento oggettivo che bi- lanci la soggettività del processo terapeutico; bisogna comunque usare tutta la pro- pria intuizione ed il proprio sesto senso, ma la carta ci indirizza e ci mantiene co- munque nella giusta direzione. Questo migliora il processo interpretativo ed accele- ra l’intera terapia.

Un vantaggio supplementare è che l’astrologia permette all’esperto di vedere

ed anticipare i processi psicologici in corso. I pianeti si muovono lungo la loro orbita

formando degli angoli con la posizione che occupavano al momento della nascita, i

cosiddetti transiti, e funzionano come cronometri per alcuni tipi di esperienza. La

psicologia dello sviluppo convenzionale ha fornito una gran quantità di informazio-

ni sulle esperienze umane lungo le sue varie fasi dello sviluppo ma non può dirci

nulla sul come, quando o perché lo sviluppo di un soggetto vari da quello di un al-

tro. Ma l’astrologo può studiare qualunque periodo della vita del suo cliente e pre-

vedere con accuratezza stupefacente, la natura essenziale delle esperienze di quel

periodo.

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La carta di nascita opera come una macchina del tempo diagnostica che per- mette al terapeuta di avere accesso agli eventi psicologici che si manifestano dalla nascita alla morte. Per esempio posso studiare i transiti di un cliente per uno speci- fico periodo e trarne delle chiavi di lettura per gli eventi traumatici che ha vissuto nell’infanzia o fare delle ipotesi per individuare eventuali crisi future. Queste non sono previsioni generiche, ma centrate per tipo e durata. In questo modo la carta assiste il terapista sia nella diagnosi sia nella prognosi, poiché essa rappresenta - in- sieme a conflitti e complessi innati - le aree di possibile crescita. Non c’è nulla del genere nella moderna psicologia. Come terapeuti siamo nella stessa condizione di conducenti senza cartine stradali: ci si aspetta da noi di condurre il nostro cliente a destinazione, ma non riusciamo a vedere la strada. L’astrologia ci fornisce la mappa.

La carta può essere interpretata come la mappa simbolica del processo di realizza- zione personale, che mostra il viaggio dell’anima.

Come funziona l’astrologia?

Nessuno può rispondere a questa domanda. Possiamo speculare sull’argomento e costruirci teorie, ma rimane comunque il mistero. Una di queste teorie sostiene che la consapevolezza non comincia e finisce necessariamente con questa vita – in altre parole che ci reincarniamo fino a raggiungere l’illuminazione. Questa prospettiva suggerisce l’infinita saggezza del cosmo che dispone che una persona nasca quan- do i pianeti sono disposti in maniera tale da riflettere il destino che quella persona si è scelta nelle vite passate. Le esperienze successive all’interno di un dato contesto sociale e familiare derivano da una preesistente struttura della psiche. L’ambiente circostante, a cominciare dal proprio corpo non è una causa primaria o secondaria di comportamento, è uno specchio che riflette la struttura preformata della psiche:

una persona nasce nelle circostanze che riflettono la natura della sua consapevo- lezza e le forniscono opportunità per la sua crescita e le sue condizioni sociali, per- sonali e dei pianeti nella sua carta natale sono dei simboli piuttosto che cause della sua condizione umana.

Cosa si può imparare del comportamento umano attraverso l’analisi di una carta natale? Può farci qualche esempio?

Essenzialmente una carta natale è una mappa simbolica della consapevolezza, una mappa stradale del viaggio che l’anima compie in una vita. Ogni pianeta simboleg- gia una differente facoltà psicologica orientata a soddisfare un particolare bisogno.

Se ogni elemento di una carta ha un suo preciso significato, questi significati di-

ventano infiniti quando si combinano fra loro. Nel suo insieme la carta racconta

una storia, un mito personale che mostra come quella persona soddisferà (o meno)

i suoi bisogni. Come ogni storia che si rispetti il conflitto appartiene alla carta e

senza conflitto non c’è storia. Di fatto, passiamo la maggior parte della nostra vita

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lavorando su un paio di problematiche di base che la carta rappresenta. Un pianeta è simbolo di fattori psicologici, ma anche di problematiche esterne, ambientali, quindi il modo in cui siamo fatti viene rispecchiato nella natura delle nostre espe- rienze. Saturno ad esempio simbolizza la nostra ambizione e la nostra relazione con le figure di potere: se questa funzione è ben integrata tendiamo ad avere successo, ma se non lo è avremo ogni sorta di problemi con l’autorità e con la carriera in ge- nerale e il modo in cui questo pianeta è costellato in una carta, gli aspetti che for- ma e la posizione che occupa, ci possono fornire interessanti spunti in quest’ottica.

Ho trattato un caso in cui una madre era coinvolta in un’intensa lotta di pote- re con sua figlia. La bambina rifiutava di sfruttare le sue capacità a scuola e questo faceva impazzire la madre. Un esame della carta di nascita della figlia rivelò un’op- posizione Luna- Saturno, il che suggeriva che la bambina vedeva la madre come estremamente saturnina – fredda, critica, piena di aspettative verso la figlia, e que- sto era esattamente quello che stava accadendo. La madre era diventata quello che la figlia si aspettava, un’autorità oppressiva che richiedeva la perfezione e minac- ciava il rifiuto se la figlia non si fosse adeguata agli standard di perfezione richiesti.

Ma allo stesso tempo era un problema psicologico della figlia – una paura delle au- torità che in quel momento era associata alla madre. La madre semplicemente era stata risucchiata nel problema della figlia, invece di rappresentare la soluzione.

Quando discussi con la madre del problema – la convinzione della figlia che avrebbe dovuto essere perfetta per essere amata dalla madre- questo cambiò la percezione del suo problema con la figlia. Essa cominciò a considerare l’atteggia- mento della bambina come un modo di scacciare la sua convinzione. Se la bambina poteva non essere perfetta, ma essere comunque amata lo stesso dalla madre, que- sto poteva far sentire la bimba più felice. I suoi risultati negativi a scuola erano semplicemente un test per la madre.

Quest’informazione fu molto importante per la madre, le permise di smettersi di incolparsi ed iniziare ad affrontare la situazione con la figlia più creativamente.

Un altro caso di cui le posso raccontare – sempre relativo a Saturno - è quello di una donna di 50 anni che aveva Venere opposta a Saturno, il suo bisogno di af- fetto ed intimità era in contrasto con il suo bisogno di perfezione. Così essa credeva che bisognasse essere perfettamente accomodanti, pazienti e sopportare tutto in amore, disposti ad ingoiare qualunque boccone, essa non meritava niente di meglio.

Durante la sua infanzia quest’aspetto si era materializzato sotto forma di un padre molto amato, ma molto freddo, ascetico, ossessivo, assente, impegnato nel lavoro piuttosto che nella famiglia. Per essere amata da un padre fatto in quella maniera, aveva imparato a non chiedere nulla, ad essere perfetta e paziente. Quando era di- ventata adulta aveva trasferito questo sentimento inconscio su tutti gli uomini. La sua carta natale mi permise di focalizzare in maniera molto veloce sia il suo proble- ma infantile sia le conseguenze nella vita adulta.

Nel mio lavoro psicoterapeutico, non parlo della carta con i miei pazienti, la

uso come uno strumento diagnostico. Questo mi aiuta a velocizzare enormemente

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la fase diagnostica della terapia e mi aiuta ad empatizzare più velocemente e profondamente con la visione del mondo del mio paziente – della sua mitologia personale.

Una volta che la carta ci ha aiutato a comprendere il paziente, il terapista può utilizzare una varietà di modalità per affrontare il problema. L’astrologia non è una terapia, come una lastra a raggi X non è una cura per il cancro. È uno strumento diagnostico- ma sicuramente il migliore che abbiamo a disposizione in psicologia.

Qual è la differenza tra l’astrologia psicologica e l’astrologia orientata alle predizioni o agli eventi?

L’astrologia convenzionale tende a focalizzarsi sugli eventi rappresentati in una car- ta e si fanno predizioni sul carattere od il destino di una persona. Il problema di questo tipo di approccio è che la personalità è descritta come un’entità statica, fis- sata nel tempo. Ho già detto qui ed altrove che questo tipo di astrologia funziona, ma se possa aiutare o meno le persone è un altro conto.

L’approccio psicologico si concentra sui bisogni e gli impulsi nascosti, il mondo interiore del paziente, quello che egli si aspetta dagli altri. Esso cerca di svelare co- me il comportamento e gli eventi derivano dal sistema interiore inconscio simboliz- zato dalla carta. La personalità non è vista come rigida, cristallizzata, ma come un processo dinamico verso uno stato di più grande consapevolezza e complessità. Da questa prospettiva la forma di un evento, la sua manifestazione fisica, è meno im- portante, reale del suo significato, poiché ci dice dello sviluppo della persona. Trop- po spesso l’astrologia è distorta nel tentativo di evitare gli eventi negativi, è ridotta ad un enorme cartello stradale cosmico “ATTENZIONE, CURVA!”. L’assunzione impli- cita è che la conoscenza del futuro ci può servire per evitare catastrofi o sfruttare opportunità. Tuttavia ci sono almeno tre problemi in questa modalità di pensiero.

Prima di tutto c’è la presunzione che gli eventi non voluti non abbiano valore.

Invece, come il dolore fisico è un segnale che c’è qualcosa che non va nel corpo, gli eventi esterni segnalano che c’è qualcosa che non va nella psiche. In altre parole essi costituiscono fonti preziose di informazione per correggere gli atteggiamenti negativi.

In secondo luogo, alcune catastrofi e tragedie sono necessarie, ad esempio, per sviluppare la compassione. I tentativi di evitare un avvenimento spesso lo fanno ac- cadere, come l’Edipo Re di Sofocle c’insegna. Personalmente non credo che l’astro- logia dovrebbe essere usata come un profilattico contro l’inseminazione di energie cosmiche indesiderate. È comunque un atteggiamento inutile, il che ci fa riflettere quanto sia vero il noto detto “la vita è quella cosa che accade mentre si stanno fa- cendo altri piani”.

In terzo luogo, l’astropsicologia non fa distinzione tra psiche ed evento: il suo

punto di partenza è la connessione sincronica tra psiche e cosmo. Gli eventi sono

semplicemente i prodotti derivati della consapevolezza, una materializzazione della

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psiche e, come tali, forniscono i necessari nutrienti per la sua ulteriore evoluzione.

Credo che un atteggiamento corretto verso gli eventi della nostra vita debba essere di riverenza. La questione fondamentale è “che cosa posso imparare da questa esperienza?” e non “come posso evitare questa esperienza?”. Troppo spesso l’astro- logia è mal indirizzata nel tentativo di controllare od evitare esperienze difficoltose, come se fossero intrusioni virulente senza alcun significato o valore per le nostre vite. C’è una certa hybris nell’atteggiamento dell’astrologia predittiva. Come il Dalai Lama ci ricorda con grande saggezza “Il non riuscire ad ottenere quello che voglia- mo è un fantastico colpo di fortuna”.

Ma l’astrologia può predire il futuro?

Sicuramente può predire la qualità di determinati periodi di tempo ed è la cosa che fa meglio, ma non è esattamente predire un evento specifico, concreto. Mi piace di- re che l’affidabilità della predizione è inversamente proporzionale alla concretezza dell’evento. In altre parole, più uno si concentra su un evento specifico, più alte so- no le possibilità di sbagliare, perché una stessa configurazione simbolica può mani- festarsi in molti modi. L’astrologia predice gli archetipi, non gli eventi. La cosa im- portante non è l’evento in sé ma il suo significato: l’evento specifico è in qualche modo irrilevante perché eventi diversi possono avere un medesimo significato e un evento si manifesta sempre nella forma e nella natura dell’archetipo costellato.

Anche a livello della realtà fisica ora sappiamo che l’Universo è indeterminato, cioè non prevedibile. Tuttavia gli eventi si possono manifestare all’interno di un cer- to modello in un modo relativamente prevedibile secondo il calcolo delle probabi- lità. La parola chiave qui è relativamente, perché in un qualunque sistema c’è sem- pre un certo grado di libertà. Lo stesso avviene nell’astrologia dove un certo aspetto od un certo transito possono manifestarsi in un certo numero di modi solo relativa- mente prevedibili a livello fisico, ma anche se non conosciamo la sua precisa mani- festazione sul piano fisico, possiamo conoscere con accuratezza significativa il si- gnificato e la qualità di quel transito. Di nuovo la domanda non è se l’astrologia rie- sca a predire gli eventi (e lo può fare con relativa accuratezza), ma come riesca a capire il significato di quegli eventi, cosa quell’evento ci richiede, come poterlo usa- re per sviluppare il nostro potenziale.

Qual è la storia dell’astro-psicologia? Quando è cominciata?

Carl Gustav Jung, il noto psicologo svizzero, è stato il primo a riconoscere il vasto potenziale dell’astrologia quale strumento per esplorare le profondità della psiche.

In vari scritti, in periodi diversi della sua vita, egli fece riferimento al suo profondo

rispetto per l’astrologia e per il contributo che essa poteva fornire alla psicologia ed

ammise di averla impiegata nel lavoro analitico con i suoi pazienti, in caso di dia-

gnosi difficoltose, studiando le carte natali per avere un ulteriore punto di vista for-

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nito da un’altra visuale. Egli considerava i segni ed i pianeti come simboli dei pro- cessi archetipici che si sviluppavano nell’inconscio collettivo. Questi archetipi non sono altro che i principi universali che organizzano e dirigono tutta la vita psicolo- gica. Un archetipo è contemporaneamente oggettivo e soggettivo, operante sia in quello che è frutto della creatività dell’uomo, sia nei processi naturali: esso informa non solo l’esperienza umana, ma anche il moto planetario. Questa è in poche parole la natura duale dell’archetipo che permette ad un tema natale di collegare le carat- teristiche interiori di un individuo con gli eventi esterni che lo stesso potrebbe af- frontare nella sua vita.

Gli archetipi, secondo Jung, sono psicoidi, danno forma alla materia come alla psi- che. Una configurazione astrale definisce sia le disposizioni innate sia le condizioni esterne che quel soggetto dovrà affrontare. Le sue osservazioni delle relazioni tra i fenomeni psicologici ed i dati astrologici contribuirono alla formulazione della sua teoria della sincronicità, che definì come “il verificarsi simultaneo di un certo stato psichico con uno o più eventi esterni che sembrano avere significati paralleli a quello stato soggettivo”. Egli credeva che l’astrologia funzionasse proprio per sin- cronicità, e cioè che la struttura psichica del nascituro si trovasse in “significativo parallelo” con le posizioni planetarie di quel momento. Sebbene Jung non abbia mai sviluppato una teoria sistematica dell’astrologia, sembrerebbe che la sua teoria della psicologia analitica ne sia stata fortemente influenzata. Ci sono così tante somi- glianze che sembrerebbe ovvio concludere che almeno alcuni dei suoi concetti fon- damentali siano stati direttamente presi a prestito dall’astrologia. Se non bastasse la considerazione esplicita dei pianeti come archetipi e della sincronicità come stru- mento per spiegare coincidenze astrologiche, gli astrologi possono riconoscere chiaramente nella nozione junghiana dei due atteggiamenti - estroverso ed intro- verso - la divisione bipolare dello zodiaco in due polarità: segni positivi/maschili (estroverso) e negativi/femminili (introverso). Similmente, le quattro funzioni (intui- zione, sensazione, pensiero e sentimento) trovano a grandi linee un riscontro astro- logico nei quattro elementi - fuoco, terra, aria e acqua.

Come il compianto Richard Idemon, ha sottolineato Jung, è stato una specie di Mosè, che, sebbene abbia indicato agli altri la via, non ha mai raggiunto la Terra Promessa di un linguaggio psicologico universale. È arrivato all’astrologia, ma non l’ha approfondita abbastanza, non ne ha attinto quanto avrebbe potuto, dovendo per questo accontentare un gruppo limitato di simboli e funzioni, per cui ha dovuto inventare ex novo un linguaggio

Negli anni ’30, Dane Rudhyar prese a riformulare la moderna astrologia nei termini della psicologia analitica di Jung. Egli si concentrò specialmente sull’idea junghiana che la psiche fosse un campo di forze di segno opposto dinamicamente in equilibrio e che tendesse teleologicamente ad evolvere nella direzione di una completezza: un processo che Jung denominò di “individuazione”.

Negli anni ’60 il progetto di Rudhyar di riformulare l’astrologia ricevette nuovo

slancio dal movimento umanistico in campo psicologico. La psicologia umanistica,

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come esposta negli scritti di Abraham Maslow, Carl Rogers, Rollo May fra i più noti, era sorta come risposta al tetro pessimismo insito nella visione freudiana e nel con- cetto meccanicistico del potenziale umano implicito nel behaviorismo.

Sia la psicoanalisi sia il comportamentismo erano deterministici nella misura in cui essi concepivano la personalità come il risultato di cause esterne alla persona stessa e cioè ereditarietà, nucleo familiare, condizioni ambientali e così via. Gli psi- cologi umanisti si opposero a questa tendenza sviluppando un modello che potesse spiegare l’evidente finalismo ed il comportamento in senso evolutivo degli esseri umani.

Rudhyar fu il primo a riconoscere che l’astrologia e la psicologia umanistica erano complementari l’uno all’altra. Il radix poteva essere utilizzato come uno strumento atto a rilevare il complesso territorio interiore che gli psicologi umanisti stavano cominciando ad esplorare. Come la psicologia umanistica era stata la ri- sposta al determinismo sottostante la psicoanalisi e al behaviorismo, allo stesso modo l’astrologia umanistica costituiva una risposta al determinismo dell’astrolo- gia tradizionale centrata sugli eventi. Richiamandosi al titolo di un’opera di Carl Roger, “La terapia centrata sul paziente” (1951), Rudhyar sviluppò quella che definì l’astrologia centrata sulla persona, in cui si mostrava principalmente interessato al modo in cui l’astrologia poteva essere utilizzata per facilitare il processo d’auto- realizzazione. Egli sentiva che come linguaggio psicologico e strumento diagnosti- co, l’astrologia poteva servire come guida per l’integrazione e la trasformazione della personalità.

Se è la carta del cielo di nascita che può fornirci un insight sui conflitti interio- ri del nostro cliente, sono i transiti e le progressioni che ci dicono quando questi conflitti verranno alla luce. I movimenti planetari indicano la natura, il significato e la durata delle varie fasi di sviluppo, ciascuna delle quali presenta le proprie sfide e le proprie opportunità. Mentre i transiti possono essere messi in relazione con even- ti esteriori che sembrano imporsi sul soggetto, l’astrologia suggerisce l’ipotesi che questi eventi siano manifestazioni esteriori, sincroniche, di cambiamenti interiori:

gli eventi esterni servono per avviare o stimolare la crescita psicologica interiore.

Visti in questo modo, i transiti rivelano quelle parti della propria natura che sono pronte ad essere consapevolmente integrate, esplorate o trasformate.

Serve credere all’astrologia perché funzioni?

Non c’è bisogno che il paziente sappia che il terapista sta usando l’astrologia. Nel

mio lavoro, chiedo sempre i dati di nascita dopo tre o quattro incontri e questa è

l’unica cosa che essi sanno. Un terapista non deve spiegare la teoria che c’è dietro

quello che sta facendo, sarebbe intrusivo del suo lavoro. Quello che è importante è

che si entri in contatto con il paziente e che si dica solo quello che lo può realmen-

te aiutare a crescere e guarire. Se l’astrologia ci aiuta ad accrescere ed approfondire

la comprensione, questo solo conta.

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È una tecnica migliore dei metodi tradizionali?

Lo ripeto di nuovo, non è una tecnica, un metodo o una terapia, ma una vera e pro- pria teoria della personalità ed un mezzo diagnostico. Per le ragioni che ho spiegato prima, sì, è una teoria migliore per la comprensione degli esseri umani in generale, ed in particolare uno strumento di lavoro più efficace. Le farò un esempio: immagi- ni che qualcuno venga da lei e le dica di volere che lei lo porti nel cuore dell’Amaz- zonia, fino al Rio delle Amazzoni, ma lei non conosce quel luogo anche se non lo sa nessuno. Ma quella persona insiste perché lei gli faccia da guida.

Se ci fosse una guida che le dica dove troverà i piranha, i serpenti e le piante carnivore e dove invece incontrerà panorami incantevoli e amichevoli indigeni, non la vorrebbe quella guida? Questa è la situazione della moderna psicoterapia. Senza l’astrologia, non avremmo una mappa che ci dica quando e quali processi specifici accadranno. E tuttavia siamo noi le guide dei nostri pazienti. Non sto parlando di predire gli eventi, ma i processi – qualità e durata di sfide, crisi e cambiamenti.

Ci sono dei limiti?

Naturalmente. La vita resta un mistero: stiamo cercando di misurare l’incommensu- rabile con il microscopio e ad un certo punto dobbiamo fermarci e riconoscere i no- stri limiti d’esseri umani. Tutte le tradizioni mistiche concordano che la realtà ulti- ma è ineffabile, inconoscibile se non per esperienza diretta. L’astrologia non può predire eventi reali se non con un certo margine d’incertezza, ma può predire qua- lità di esperienze che si possono manifestare in vari modi – modi che debbono esse- re coerenti con un determinato simbolismo.

Dobbiamo tenere a mente, tuttavia, che l’astrologia non può essere migliore degli astrologi. Possiamo affidare ad un bambino la guida di un Boeing, ma questo non vuol dire che possa volare. L’astrologia non è la pillola magica: richiede discipli- na, dedizione e preparazione come qualunque altra cosa. Se non altro, il mio rispet- to per la regalità dell’universo, di Dio, se lo vogliamo chiamare così, è cresciuto man mano che ho continuato a studiare l’astrologia. Essa mi obbliga a credere che l’uni- verso è ripieno di Dio e anche se non possiamo sempre conoscerne tutte le sue profondità, l’astrologia ci fornisce comunque un messaggio, una stele di Rosetta, per decifrare i suoi significati e agire all’unisono con esso.

Alcuni anni fa sono stato intervistato da Cristine Shulter di A&E Television per una puntata del programma “The Unexplained” dedicata all’astrologia. Molte delle mie risposte furono tagliate al momento del montaggio, ma avevo registrato una copia della conversazione. Questa è la trascrizione ampliata e rivista di quell’inter- vista, che penso fornisca un’introduzione chiara alla mia visione dell’astrologia psi- cologica.

Il testo originale si può leggere a: http://www.uacastrology.com/spkrperry.html

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L.A. 132-130

Con un ulteriore articolo dedicato a Glenn Perry potete verificare quanto sia ap- prezzato in Italia da psicoterapeuti e astrologi.

Angela Leonetti ha vagliato e approfondito alcune considerazioni di Glenn sulla contrapposizione fra astrologia psicologica e astrologia predittiva.

Diverse sono le finalità, eminentemente terapeutiche nell’ambito psicologico ed eminentemente diagnostiche nell’ambito astrologico.

Esiste però anche uno “spazio di lavoro” per l’Astrocounselor per il quale ven- gono riportati utili ipotesi e suggerimenti operativi.

L’astrologia dispone di adeguati strumenti di lavoro con le emozioni?

Il lavoro con le emozioni è sicuramente parte integrante del counseling, e in parti- colare del counseling gestaltico. Qui il termine non sta ad indicare genericamente l’attività di consulenza astrologica (il ‘fare l’astrologo’, per intenderci), quanto una specifica professione di aiuto di impronta psicologica, ormai da anni qualificata e disciplinata a livello europeo, il cui campo d’azione è circoscritto alle situazioni di crisi che impediscono il pieno funzionamento di una personalità individuale altri- menti ben strutturata.

Le crisi che invocano il ricorso al counseling sono, in altre parole, quelle che impediscono all’individuo di attingere in modo libero, congruente, creativo e co- struttivo a tutta la gamma di risorse interne ed esterne a sua disposizione, ovvero alla pienezza delle sue potenzialità. Il counseling quindi non opera in regime di de- strutturazione e ristrutturazione dei nuclei profondi della personalità, per le quali è invece indicata la psicoterapia.

In questa sede il termine ‘astrologia’ non si riferisce a tutte le astrologie prati- cabili, ma unicamente all’astrologia psicologica, che costituisce il mio principale in- teresse; e il termine ‘counseling’, oltre all’accezione specifica cui ho appena accen- nato, si riferisce in particolare al counseling di impianto gestaltico, ossia al counse- ling derivato dalla psicologia e dalla psicoterapia della Gestalt.

Angela Leonetti

ASTROLOGIA, COUNSELING E LAVORO CON LE EMOZIONI:

DUE APPROCCI A CONFRONTO

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Vorrei cominciare con alcune frasi tratte dalla relazione di Glenn Perry per la United Astrology Conference tenutasi in Florida nel 2002 (1). Il titolo della relazione è Introduzione alla psicologia astrologica (An Introduction to AstroPsychology), e al di là dell’inversione dei termini (‘psicologia astrologica’ invece di ‘astrologia psicolo- gica’) che qui Perry considera intercambiabili quanto al rispettivo ordine, le sue os- servazioni mi sembrano utili per avviare un confronto tra il modo di operare delle discipline psicologiche (tra le quali va annoverato il counseling) e il modo di operare dell’astrologia di tipo non previsionale [la traduzione dei passi riportati è mia]:

“La psicologia astrologica (…) nello specifico, è il tentativo di integrare i princi- pi dell’astrologia con i concetti e le tecniche psicologici, specialmente nella misura in cui questi ultimi si rapportano al lavoro con i clienti su base costante e conti- nuativa. Invero la psicologia astrologica è una teoria della personalità (…) significa- tivamente più complessa di ogni altra teoria della personalità sviluppata in epoca moderna. (…) [ed] è [anche] uno strumento diagnostico; essa offre un quadro della struttura archetipica della psiche – ciò che abbiamo in comune con tutti gli esseri umani – come anche della struttura psichica dell’individuo [la sua carta di nascita].

(…) [Essa] (…) punta e ci mantiene nella giusta direzione, pertanto migliora il lavoro interpretativo ed accelera l’intero processo terapeutico. (…) [La carta di nascita] as- siste il terapeuta tanto nella diagnosi che nella prognosi, giacché laddove simbo- leggia conflitti e complessi innati individua anche [grazie ai transiti e alle progres- sioni] aree e periodi di probabile crescita. Nel campo della psicologia moderna non esiste nulla di analogo. (…) Nella maggior parte del mio lavoro psicoterapeutico, io non parlo con i miei clienti della loro carta di nascita, la utilizzo semplicemente co- me strumento diagnostico; ma in quanto tale essa accelera enormemente la fase di diagnosi e mi aiuta ad empatizzare più profondamente e rapidamente con la visio- ne del mondo del mio cliente - vale a dire con la sua mitologia personale. (…) L’a- strologia non è una terapia più di quanto una radiografia non costituisca una cura per il cancro. È uno strumento diagnostico, ma di gran lunga superiore ad ogni al- tro messo a punto dalla psicologia.”

Sempre Perry, sulla ben nota contrapposizione fra astrologia psicologica e astrologia predittiva o ‘orientata all’evento’, osserva:

“Troppo spesso l’astrologia viene sovvertita in un tentativo di evitare gli eventi ne-

gativi. (…) L’assunto implicito è che la conoscenza del futuro possa essere usata per

stornare catastrofi o sfruttare opportunità. (…) [Ma a parte il fatto che] talvolta la

catastrofe e la tragedia sono necessarie in quanto tali (…) io non credo che l’astro-

logia debba essere usata come profilattico contro l’inseminazione di energie cosmi-

che indesiderate. (…) [Inoltre] l’astrologia psicologica non presume una separazione

tra la psiche e l’evento (…) pertanto la domanda pertinente non è ‘come posso evi-

tare questa esperienza negativa’ (come se si trattasse di una mera intrusione viru-

lenta priva di significato o di valore per la nostra vita), bensì ‘cosa posso imparare

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da questa esperienza’. Il primo atteggiamento non manca di un’arroganza cui è in- cline specialmente l’astrologo orientato all’evento”.

Di quanto Perry afferma mi colpiscono i seguenti tre punti:

1. L’accenno all’utilità di un’integrazione fra astrologia e psicologia soprattutto nel “lavoro con i clienti su base costante e continuativa”. Il lavoro su base con- tinuativa accomuna psicoterapia e counseling (quest’ultimo per contratti di durata molto più breve) differenziandoli dall’astrologia, le cui tecniche inter- pretative e predittive non sono concepite nell’ottica di contatti ripetuti con lo stesso cliente, anche se ciò può naturalmente avvenire. Elaborare le emozioni, tuttavia, non è cosa che può agevolmente effettuarsi in una sola consultazio- ne.

2. Le affermazioni secondo cui l’astrologia sia per sua natura “tanto una teoria della personalità che uno strumento diagnostico”; che essa migliori “il lavoro interpretativo”; che la carta di nascita assista “il terapeuta tanto nella diagnosi che nella prognosi”; che l’astrologia infine non sia “una terapia più di quanto una radiografia non costituisca una cura per il cancro”, riprendono tutte il pri- mo punto, e stabiliscono una distinzione interessante: l’astrologia potenzia e accelera la diagnosi, velocizzando la personalizzazione della teoria psicologica di riferimento, mentre la psicoterapia (e in misura circoscritta il counseling) si occuperebbe, appunto, del lavoro terapeutico. Parrebbe quindi che l’astrologia, di per sé, non possa ‘lavorare’ su niente, tanto meno sulle emozioni. E può dar- si che al momento questa sia l’unica conclusione possibile, visto che, non a ca- so, allo stato attuale delle cose l’astrologia deve ricorrere a tecniche che se non sono predittive sono psicologiche (quasi a sostituire una ‘appendice’ operativa con un’altra), e che la stragrande maggioranza degli astrologi ad orientamento psicologico è professionista in entrambi i settori.

3. L’alto valore educativo ed evolutivo attribuito alla elaborazione degli eventi considerati negativi in quanto spiacevoli (‘cosa posso imparare da questa espe- rienza’), unito al giudizio di arroganza attribuito da Perry all’atteggiamento predittivo dell’astrologia tradizionale (non orientata alla psicologia). In verità osserverei che anche il punto di vista di Perry, e in generale dell’astrologia psi- cologica, non manca di arroganza nel momento in cui dimentica di considera- re che ogni esperienza spiacevole e/o indesiderata deve essere elaborata a tutti e tre i ‘livelli di espressione’ di cui parla Liz Greene ne I complessi psicologici nell’oroscopo (2). Chiedersi “cosa posso imparare da questa esperienza” attiva solo il livello cognitivo-simbolico del significato, e trascura pericolosamente il fardello spesso più pesante dei transiti dinamici, ossia le emozioni potenti che li accompagnano.

In realtà l’astrologo, al pari di ogni altro professionista nella relazione di aiuto,

viene consultato in momenti di forte difficoltà, vale a dire, come ben sa chi pratica,

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nel caso di transiti difficili dei pianeti lenti, da Saturno a Plutone. Si tratta di transiti non di breve durata, pertanto il lavoro sulle emozioni risulta cruciale per vivere la di- mensione oggettiva (le circostanze esterne) al meglio delle possibilità soggettive, e perché ciò accada le emozioni devono fungere da combustibile, non da grave intral- cio. Parrebbe però che l’astrologia non sia in grado di svolgere tale lavoro se non con l’ausilio di tecniche esterne ad essa. In definitiva, le tecniche non specificamente predittive di cui essa dispone non sono propriamente di lavoro a lungo termine quanto di indagine, e questo vale per le emozioni come per ogni altra realtà psichica.

Il counseling gestaltico ricorre a una varietà di tecniche (per agevolare lo sblocco della crisi a livello cognitivo, emotivo-affettivo e corporeo, e il conseguente cambiamento) sulle quali non è possibile dilungarsi in questa sede. Alla loro base vi sono però dei principi teorici che a mio avviso possono risultare utili per un possibi- le “lavoro” astrologico con le emozioni.

a. la teoria del Sé come “processo di contatto-ritiro fra l’individuo e l’ambiente per il soddisfacimento dei bisogni e dei desideri che costantemente emergono”

(3); il Gestalt counselor non considera il Sé del cliente “una entità fissa o una struttura invariabile”, pertanto l’astrologo counselor può lavorare con la carta del cliente in modo dinamico, considerando transiti e progressioni come fasi di emersione o riemersione di particolari bisogni e desideri, e lavorare con le emozioni in quest’ottica;

b. l’attenzione costante al qui-e-ora mediante ciò che viene definito ‘continuum di consapevolezza’ a tutti i livelli di esperienza (cognitivo-verbale, immaginati- vo, emotivo, corporeo); l’astrologo counselor può stimolare il cliente a restare in contatto con le proprie emozioni, così come sono, momento per momento;

può stimolarlo a muoversi, per così dire, “un passo avanti l’altro”, senza proiet- tarsi compulsivamente nel futuro. Questo è utilissimo nel caso di transiti dina- mici dei pianeti lenti, come avrò modo di sottolineare fra poco.

c. la “teoria paradossale del cambiamento, per cui si cambia davvero tanto più si sta in contatto con ciò che è” (4); imparare a tollerare un elevato grado di ten- sione e frustrazione per periodi anche lunghi è la vera e propria fucina dei transiti difficili, e l’astrologo counselor può lavorare con il cliente in questo senso.

d. l’osservazione fenomenologica intesa come attenzione a ciò che appare, e che comporta in particolare il divieto metodologico di interpretare e fornire solu- zioni. Quest’ultimo principio può fungere da salutare correttivo per l’astrologo, i cui strumenti tradizionali lo portano proprio a interpretare e fornire soluzioni a tutto spiano. Osservare ciò che appare, per esempio l’ennesima carta con gli ennesimi terribili aspetti come se fosse la prima carta che ci compare davanti con quegli aspetti, può aiutarci a spostare l’attenzione dalla carta all’individuo (assolutamente unico) che abbiamo di fronte.

Considero strumenti astrologici di indagine e di possibile lavoro con le emozio-

ni soprattutto gli aspetti dinamici di nascita o di transito che coinvolgono, tra i pia-

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neti personali, la Luna e Marte, e poi naturalmente i pianeti lenti, da Saturno a Plu- tone. In questo senso attribuirei a Venere uno status un po’ particolare, perché in confronto a Luna e Marte è un pianeta quasi “razionale”, un pianeta che regola o veicola le emozioni più raffinate e i sentimenti, che è legato ai gusti e ai valori per- sonali. Non vedrei Venere, in altre parole, come una funzione del soddisfacimento di bisogni fondamentali. Mentre le emozioni legate alla Luna e a Marte sono emozioni quasi sempre primarie, ossia necessarie al nostro benessere (sicurezza, nutrimento, appartenenza, possesso, accudimento… - Luna) e alla nostra sopravvivenza (aggres- sività, attacco, autodifesa, eros… - Marte).

A tal proposito può essere interessante notare che nella Gestalt “la consapevo- lezza sensoriale perspicace che permette alla persona di utilizzare ciò che per lei è nutriente (…) e di rifiutare ciò che non lo è (…) [la Luna!] e di distruggere, destrut- turare le esperienze (…) attraverso l’uso dell’aggressione” [Marte!] sono alla base di quella che viene definita ‘autoregolazione organismica efficace’”(5).

Personalmente ho qualche difficoltà a distinguere sempre e in ogni caso le emozioni legate alla Luna da quelle legate a Venere. Forse perché sono Cancro ascendente Bilancia, e quindi le istanze di entrambi i pianeti sono per me ugual- mente insopprimibili; sarà che tutte le emozioni concernenti la vita affettiva non specificamente erotica sono dominio tanto dell’una che dell’altra: non so. Fatto sta che l’unico criterio che attualmente mi aiuti è la possibilità di distinguere tra biso- gni e desideri: in genere, quando mi è necessario per comprendere meglio, attri- buisco i primi alla Luna, i secondi a Venere. Per intenderci, definisco come bisogno, in questa sede, un’esigenza caratterizzata da ‘stato di necessità’ e quindi da attac- camento, mentre parlo di desiderio nell’accezione venusiana di esigenza dettata da gusti e preferenze personali, il cui soddisfacimento aumenta il nostro benessere ma non è necessario ad esso. Se può essere utile un paragone, è come l’amore ma- terno (di nuovo la Luna) rapportato all’amore per un compagno (di nuovo Venere):

il primo è necessario alla salute psichica, il secondo no, anche se il viverlo contri- buisce di molto alla nostra felicità.

Per inciso, la psicoterapia della Gestalt, e il counseling che ne deriva, non

distinguono particolarmente tra bisogni e desideri dal punto di vista pratico,

nel senso che utilizzano le medesime tecniche per il soddisfacimento di en-

trambi. L’astrologia, che non dispone di tecniche di lavoro psicologico bensì di

tecniche di indagine o di previsione, offre con la Luna e con Venere l’opportu-

nità di lavorare “in separata sede”, mirando al soddisfacimento dei bisogni luna-

ri attraverso un’azione (Marte) mediata dai desideri venusiani, e purificata dalla

componente compulsiva delle emozioni sollecitate dai pianeti lenti in aspetto

dinamico. È noto infatti che gli aspetti e i transiti dinamici dei pianeti lenti sca-

tenano potenti emozioni caratterizzate prevalentemente da ansia, paura, impo-

tenza, confusione, frustrazione, rabbia, dolore, e che tali emozioni devono esse-

re prima di tutto individuate e accettate perché si produca con il tempo un

cambiamento costruttivo.

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A questo punto potrebbe essere utile un elenco sistematico di situazioni emo- tive legate a particolari posizioni di Luna, Venere o Marte con ciascuno dei pianeti lenti, tuttavia mi astengo dal farlo per due motivi. Il più importante è di natura soggettiva: non sono una professionista in campo astrologico e neppure (ancora) nel counseling, ma solo una studiosa – diciamo così – di entrambe le discipline; un elenco di questo genere richiederebbe da parte mia un impegno esclusivamente ce- rebrale (eccezion fatta per gli aspetti e i transiti relativi al mio tema di nascita e a quello di amici e conoscenti) che risulterebbe privo della credibilità di un’esperienza professionale sufficientemente ampia.

…i pianeti lenti non sono lenti a caso…

Il secondo motivo è che il mondo dei simboli e dei significati astrologici, e ancor più delle emozioni, è estremamente fluido e non trae molto beneficio dalle classifica- zioni nette. Pertanto mi limiterò ad offrire qualche suggerimento a proposito di al- cune classi di configurazioni astrologiche caratterizzate, a mio avviso, da particolari tonalità emotive, e in merito alle quali sento di potermi esprimere con sufficiente convinzione.

Chiunque si sia trovato nelle secche o, in alternativa, nelle tempeste emotive di un transito difficile di Saturno, Urano, Nettuno o Plutone alla Luna, Venere o Marte, ha ben presente cosa sia uno stato di necessità o di emergenza emotiva. A ben guardare, al di là delle storie che possiamo raccontarci (dal “voglio sapere come an- drà a finire” al “voglio utilizzare questa terribile esperienza per crescere”), è il livello emotivo dei transiti a portarci dritti dall’astrologo, e non altro. Qualunque cosa, purché finisca e lo faccia in fretta. Ora, è proprio la fretta il punto, perché i pianeti lenti non sono, evidentemente, lenti a caso. Qualunque cosa essi forgino all’interno della nostra psiche, è qualcosa che prende forma lentamente, e questo vale anche nel caso di Urano, la cui rapidità nel distruggere può distogliere l’attenzione dal fat- to che la vera libertà è il più delle volte un processo a costruzione lenta.

L’insopportabilità emotiva di certi transiti dinamici (e se è per questo anche di molti aspetti dinamici di nascita) nasce proprio dal contrasto lacerante tra la mace- razione lenta, richiesta da tali transiti/aspetti, e la sgradevolezza delle emozioni che a tale macerazione inevitabilmente si accompagnano. Abbiamo la sensazione di non poter sopportare un minuto di più un tale stato di tensione, e le nostre azioni a quel punto sono inconsciamente guidate dall’unico bisogno che tutto abbia termi- ne.

Su Saturno…

I dettagli del quadro possono variare a seconda del pianeta che transita: ho notato

di recente, per esempio, che nel caso di Saturno sono i conti emotivi col passato

che emergono prepotentemente alla ribalta. In questo caso è sicuramente utile, co-

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me suggerisce Tracy Marks in The Astrology of Self-Discovery, recuperare ricordi di eventi e stati emotivi dell’ultimo transito dinamico di Saturno allo stesso pianeta personale, perché risultano davvero illuminanti. Lo sensazione emotiva di fondo di un transito di Saturno può essere espressa dal seguente concetto: “è sempre andata così, e non vedo perché ora dovrebbe andare diversamente”. Per Saturno il passato determina il futuro con una logica matematica schiacciante, che deve invece essere smascherata e demistificata. Solo allora si potrà lavorare con tutta la gamma delle emozioni saturnine (deprivazione, solitudine, aridità emotiva, senso di colpa, ecc.) in modo da porre le basi per un futuro che possa costituire effettivamente una rottura con certi schemi del passato. Un percorso di lavoro sulle emozioni colorate da Sa- turno può essere allora il seguente: distinguere ciò che realmente si prova da ciò che si è sempre provato in situazioni analoghe. Riconoscere che le paure attuali ap- partengono al passato, e potrebbero non essere funzionali alla situazione che si sta ora vivendo.

Su Urano…

La percezione emotiva di una frattura insanabile con il passato è invece la dimen- sione dominante di un transito dinamico di Urano; il bisogno urgente di libertà sca- turisce dritto dal senso di soffocamento, dalla paura di ‘ristagnare a morte’ nella si- tuazione in cui ci si trova (lavorativa, affettiva, ecc.) se non agisce in fretta. Al con- trario è opportuno con tali transiti vivere con il freno a mano tirato (specie con i transiti di Urano a Luna e a Venere), in quanto lo stato di urgenza messo in scena da Urano potrebbe non corrispondere ai nostri reali bisogni, desideri e valori. Occor- re pertanto lavorare accuratamente sulla frustrazione generata dal tentativo, da parte dell’astrologo counselor, di inibire l’azione del consultante/cliente.

Per inciso, osserverei che questo tipo di lavoro è necessario in tutti i transiti di- namici dei pianeti lenti a Marte: l’azione che sorgerebbe ‘spontanea’ in tali casi, in- fatti, ha alte probabilità di risultare prodotta da senso di inferiorità e inadeguatezza (Saturno); da manipolazione (attraverso il sacrificio) o da debolezza e inefficacia dovute a una mancata messa a fuoco dei reali obiettivi (Nettuno); da pericolosità fisica o psicologica per se stessi o per gli altri (Plutone); da bisogno di autoafferma- zione fine a se stesso e/o a spese di qualcun altro (Urano).

Un possibile percorso di lavoro sulle emozioni colorate da Urano sarebbe allora il seguente: utilizzare ciò che si prova per rinnovare vecchie strutture invece di di- struggerle, o, nel caso non sia possibile, porre fine a ciò che non può essere comun- que portato avanti limitando con molta attenzione i danni alle ‘parti sane’.

Su Plutone…

La dimensione emotiva di Plutone è sicuramente dominata da un senso di impoten-

za profondo e radicale, e su tale punto rimando alle ottime pagine che Liz Greene vi

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dedica ne I complessi psicologici nell’oroscopo. Le emozioni colorate da Plutone hanno tonalità deliranti ed ossessive; il bisogno urgente e insopprimibile è quello di dimostrare a tutti i costi e con ogni mezzo il nostro potere, proprio nel momento in cui la nostra condizione esterna o interiore ci priva di ogni strumento per farlo. Il lavoro principale qui consiste nello ‘stare con’ il panico e i sentimenti di impotenza, e nell’imparare a sentire che non verremo distrutti pur in condizioni di estrema vul- nerabilità. Potrebbe esistere una sola eccezione a quest’ultima regola, e riguarda i transiti dinamici di Plutone a Marte. Marte presiede infatti la sopravvivenza in sen- so lato: se la sua posizione di nascita è particolarmente debole, o se le emozioni re- lative agli impulsi aggressivi e di autodifesa non sono mai state elaborate in manie- ra adulta e consapevole, credo che un transito dinamico di Plutone possa arrivare, in determinate ed estreme condizioni, a minacciare la stessa sopravvivenza fisica.

È inoltre necessario, sempre nel caso di Plutone, dipanare pazientemente il la- birinto di delirio e ossessione nel quale l’individuo è imprigionato, distogliendolo dal guardare continuamente l’uscita alla ricerca di un’improbabile scorciatoia. Non di rado con Plutone l’uscita è ben visibile, non così la lunghezza del percorso (non è possibile procedere per rettilinei) e la logica che governa il labirinto stesso (le false piste abbondano). Come possibile linea guida per il lavoro sulle emozioni plutoniane suggerirei: non giudicare ciò che si prova, non averne paura e non servirsene.

Su Nettuno…

Anche la scena emotiva nettuniana può dirsi labirintica, con la differenza che non si riescono a individuare né il labirinto né l’uscita, si procede semplicemente nella nebbia. Le emozioni nettuniane vengono collegate spesso, e correttamente, alla spi- ritualità, alla creatività, al sacrificio, e anche alla debolezza e alla confusione. Io vor- rei sottolineare qui il senso di paralisi derivante dalla mancanza assoluta di forme visibili: che si tratti di una situazione esterna o di un paesaggio interiore, il bisogno urgente è quello di definire e delimitare anzitempo, mentre il lavoro necessario ri- guarda, al contrario, la resa incondizionata al fatto che la situazione che si sta vi- vendo non ha forma né precisi limiti, unita alla fiducia che quei limiti e quella for- ma emergeranno. La fede di cui si parla tanto a proposito di Nettuno può riguarda- re nient’altro che questo, e non è poco. C’è infatti da rilevare che finché siamo su questo pianeta, ogni cosa è destinata, prima o poi, ad assumere una forma: illudersi del contrario fa parte anch’esso dell’atmosfera emotiva caratteristica degli aspetti dinamici di Nettuno, e può ingenerare, paradossalmente, un gusto per la paralisi e l’inazione, viste come rassicuranti in rapporto alla responsabilità che deriva dalla scelta. Il transito di Nettuno va dunque ‘sorvegliato’, per poterne cogliere i segnali di svolta che prima o poi si presenteranno.

L’atmosfera emotiva nettuniana è particolarmente difficile da gestire soprat-

tutto quando colpisce Marte: essere coscienti di emozioni che somiglino vagamente

alla collera e alla rabbia diventa allora un’impresa disperata, e intanto il risentimen-

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to mette radici. Occorre demistificare ogni messa in scena sacrificale, perché il ri- schio è che Nettuno serva Marte mentre Marte (l’individuo) è convinto del contra- rio. Espressioni come “sono in grado di lottare solo per gli altri”, “non sono capace di ottenere qualcosa per me stesso” vanno vagliate attentamente durante un tran- sito dinamico di Nettuno a Marte. Il punto non sta nel colpevolizzarsi, ma proprio nel rivendicare il diritto di lottare, correttamente, nel proprio interesse, e ricono- scersene la capacità senza ipocrisie. Un possibile percorso di lavoro sulle emozioni colorate da Nettuno diventa allora il seguente: attendere che ciò che stiamo viven- do assuma contorni precisi o comunque intelligibili, sapendo che lo farà; cercare di non stabilire anzitempo quali dovrebbero essere tali contorni; infine, praticare one- stà assoluta in merito a quello che proviamo, dal momento che avremo comunque la responsabilità delle azioni che ne scaturiranno.

NOTE

(1) www.uacastrology.com/spkrperry.html

(2) L

IZ

G

REENE

, I complessi psicologici nell’oroscopo. Psicologia e predizione, Roma, Astrolabio, 2002, pp. 123-129.

(3) E. G

IUSTI

, V. R

OSA

, Psicoterapie della Gestalt. Integrazione dell’evoluzione pluralistica, Roma, Edizioni Scientifiche Aspic, 2002.

(4) P. C

LARKSON

, Gestalt Counseling. Per una consulenza psicologica proattiva nella relazione di aiuto, Roma, Sovera Multimedia, 1992.

(5) P. C

LARKSON

, cit., p. 37.

Nota sull’autrice

Cancro ascendente Bilancia e Luna in Toro, Angela Leonetti vive e lavora a Ro-

ma. Laureata in Lettere ad indirizzo storico-religioso, ha svolto per alcuni anni atti-

vità di traduttrice per le Edizioni Mediterranee e le Edizioni Crisalide, e di recente

per Astrolabio-Ubaldini. Appassionata di astrologia psicologica dal 1988, ha tenuto

due conferenze per la Delegazione CIDA del Lazio (anni 2002 e 2003) e tradotto e

pubblicato per il sito Convivio Astrologico (www.convivioastrologico.it). Frequenta il

secondo anno di formazione in counseling professionale presso l’A.S.P.I.C.. Il pre-

sente articolo costituisce la trascrizione della conferenza tenuta presso la sede del

CIDA Lazio il 13 febbraio 2003.

(24)

L.A. 132-115

Riassunto

Il 10 agosto dello scorso anno si innestava un periodo energetico-esplosivo con l’inizio del ciclo biennale Sole-Marte (in Leone), assistito da una opposizione Sole-Urano.

A livello di Stati Uniti ha coinciso con una politica decisionistica, scandita da- gli aspetti all’interno di questa triade planetaria.

Il ruolo di Marte negli ultimi mesi merita di essere approfondito in quanto si trova quasi contemporaneamente al perigeo e al perielio. L’Autore si sofferma inol- tre dettagliatamente sul significato di Marte retrogrado (appena avvenuto proprio all’ingresso in Pesci) nelle varie case, come segno di incalanamento delle energie verso l’interno di sè.

Il passato come preludio: il ciclo Sole-Marte

Un anno fa, nel luglio 2002, mi resi conto di provare una strana sensazione di disa- gio, molto più del solito. Ero stressato, irritato e nervoso, con un senso di tensione fluttuante. Dentro di me cresceva, sotto forma di pressione emotiva, un’energia mutevole. Inizialmente attribuii queste sensazioni ai miei problemi quotidiani ma notando che, nelle successive settimane, amici e clienti riferivano sensazioni simili, posi a me stesso la classica domanda astrologica: “Che sta succedendo?”

Le effemeridi – più un giorno di ricerche al computer - fornirono una risposta provocatoria della quale scrissi a suo tempo e sulla quale ho continuato a scrivere da allora.

Il parlare con altri astrologi mi ha convinto che non sono l’unico ad essere spesso colto di sorpresa da significativi eventi astrologici. In cielo e sulla terra, suc- cedono molte più cose di quanto alla maggior parte di noi è possibile prestare at- tenzione, distratti (per non dire sopraffatti) come siamo dalle opprimenti richieste della vita nel grande circo dell’umanità dove, in fondo, siamo tutti dei clown. Ne- cessariamente dobbiamo affidarci a colleghi rispettati, all’interno della comunità

Bill Herbst

IL CROGIUOLO DEL CIELO

SOLE-MARTE-URANO E IL PERIELIO DI MARTE

TRADUZIONE DI GIUSEPPE RODANTE

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astrologica, per tenerci informati. Talvolta, comunque, registriamo una configura- zione emergente – non attraverso la nostra rete di informazioni, né attraverso il la- voro con i nostri clienti, ma grazie a sensazioni fisiche dirette, all’emozione e all’in- tuizione.

Mi accosto con discriminazione a molte informazioni di tipo astrologico. L’a- strologia è un meraviglioso sistema simbolico, ma la vita reale va molto oltre. Quan- do guardiamo un tema natale, l’astrologia ci permette una visione attraente sebbe- ne fugace del mistero, ma non può svelarlo. La realtà è troppo vasta; la vita troppo insondabile. Avendo, perciò, superato la mia esuberanza e il mio entusiasmo giova- nili, ho imparato con l’esperienza a dare il giusto peso a molto di ciò che penso o leggo in ambito astrologico. Almeno per me, un più moderato atteggiamento di ri- spetto è preferibile a un’entusiastica certezza, poiché la hubris è una trappola sem- pre in agguato in questa professione.

Viviamo, tuttavia, in tempi straordinari e difficili - sia dal punto di vista astro- logico che reale. Tempi così scioccanti e caotici da risultare quasi incredibili. Tempi che sarebbero stati inconcepibili fino ad un decennio fa.

Ciò che vidi alla fine di luglio del 2002 mi colse di sorpresa. Il Sole si avvicinava alla congiunzione con Marte in Leone, stabilendo la qualità di un altro ciclo di 25 mesi e mezzo: forte desiderio e deliberata asserzione finalizzati a una manifestazio- ne fisica. In se stesso, l’evento non è gran cosa. Normalmente, una congiunzione Sole-Marte ha forza principalmente come configurazione a breve termine che dura circa sette settimane con un picco di soltanto una settimana quando la congiunzio- ne è partile (esatta al grado). In altre parole, si tratta solo di un’altra increspatura sulla corrente che continua a procedere, un segnale temporaneo captato dal radar – forse un momento di maggiore intensità, ma di solito privo di profonde conse- guenze. Dopo tutto, è solo un ciclo biennale. Che importanza potrebbe avere?

La congiunzione Sole-Marte della scorsa estate, comunque, mi parve come una belva più feroce e assolutamente diversa. Perché? A causa di due fattori insoliti.

Di uno mi resi conto allora, l’altro lo scoprii solo in seguito: il coinvolgimento di Urano e un raro perielio di Marte. La prima di queste strane concomitanze è molto legata agli eventi collettivi dell’anno passato; la seconda, soltanto adesso, giunge ad una piena espressione.

Innanzitutto, considereremo Urano e la nostra recente storia collettiva durante le fasi crescenti del ciclo Sole-Marte. In seguito, esamineremo il perielio di Marte, il prossimo culmine al punto centrale del ciclo con una configurazione che coinvolge parecchi pianeti in opposizione e, infine, le ripercussioni della lunga retrogradazione del pianeta sulla nostra vita personale.

Urano, il jolly

L’attuale ciclo biennale Sole-Marte, fin dal suo inizio, ha ricevuto una notevole

scossa da parte di Urano. Parlando per metafora, Marte innesca la corrente elettrica

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del Sole, Urano fornisce l’alta tensione e l’intera configurazione si trasforma in un evento di notevole potenza energetica. Alla fine dei sette anni trascorsi nel segno del suo domicilio, l’Acquario, Urano ha atteso che il Sole e Marte facessero partire il loro ciclo attuale il 10 agosto 2002, a 19° del Leone. Quel giorno Urano era retro- grado a 28° dell’Acquario.

Se diamo un’occhiata al tema (non mostrato) di inizio del ciclo (10 agosto 2002; h 18:17 EDT), potrebbe facilmente sfuggirci il coinvolgimento di Urano, per- ché il pianeta era troppo lontano per formare opposizione con Sole e Marte. Preso in se stesso, il tema della congiunzione esatta appare relativamente tranquillo – per niente terribile. Urano non è particolarmente prominente in quel tema. Ma le appa- renze possono ingannare.

Nove giorni più tardi, il 19 agosto, il Sole, superata di soli 3° la congiunzione a Marte, si oppose ad Urano. Infine, il 24 agosto, Marte si oppose a Urano mentre si trovava ancora a 4° di distanza dal Sole.

Ciò illustra chiaramente perché l’astrologia è qualcosa di più complesso che il buttar giù un tema per uno specifico momento. L’idea che un singolo istante nel tempo e nello spazio significhi qualcosa – un concetto essenziale per l’astrologia natale – non è sempre il miglior modo per accostarsi alla ricerca di un significato, specialmente in astrologia mondiale. I temi natali non esistono nel vuoto. I modelli che vediamo nella staticità del tema sono spesso così seducenti, nella loro profon- dità simbolica, che potremmo trascurare ciò che accade oltre la fotografia di quel momento. Dobbiamo, inoltre, comprendere il contesto in continua evoluzione nel corso del tempo, quando gli eventi si affollano in periodi relativamente brevi. I pun- ti sensibilizzati dalle eclissi sono un’espressione di questo significato ampliato. Le configurazioni planetarie che si trasformano ne rappresentano un’ulteriore espres- sione, come è accaduto con l’ultima congiunzione Sole-Marte. Notare questi conte- sti allargati richiede, naturalmente, esperienza e abilità, ma anche fortuna e intui- zione giocano il loro ruolo.

Pertanto, nel giro di due settimane, il Sole nel segno del suo domicilio (il Leo- ne) si congiunse a Marte e in seguito, mentre quell’instabile coppia era ancora in congiunzione stretta, entrambi si opposero ad Urano nel segno del suo domicilio (l’Acquario). Il momento-seme di quest’unione Sole-Marte fu fertilizzato dall’oppo- sizione a Urano espandendo, così, notevolmente le implicazioni del ciclo biennale.

Piuttosto che un solo ciclo con quattro cambiamenti di fase, ne avemmo, in realtà, tre che cominciarono a dispiegarsi contemporaneamente. Ognuno – Sole-Marte, Sole-Urano, Marte-Urano – è essenzialmente portatore di una simbologia provoca- toria. Presi insieme e nei segni in cui mostrano la loro massima potenza, essi indica- no una serie, superiore e totalmente diversa, di tendenze estreme.

Prima del 2002, l’ultima volta che il Sole e Marte iniziarono un ciclo biennale

in Leone fu nel 1970, al culmine della guerra in Vietnam. Ricordate Kent State, quei

tempestosi giorni di protesta, il conflitto contro le autorità governative e la profon-

da spaccatura tra gli americani? Il Sole e Marte non si erano congiunti in opposizio-

figura

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