LINGUAGGIO ASTRALE

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LINGUAGGIO ASTRALE

dal 1970

Pubblicazione Trimestrale del Centro Italiano di Astrologia

ANNO XXXII n. 128

Autunno 2002

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SOMMARIO

110 Editoriale: Le violon d’Ingres ... 3

LEZIONI MAGISTRALI 121 Nicholas Champion: Un’intervista a Liz Greene. II parte: Le lenti dell’astrologia ... 8

ETICA E PROFESSIONE 150 Vittoria Hill: Astrologia forense: testimone d’accusa ... 24

166 Giancarlo Ufficiale: Affanni, tormenti e delizie dell’etica ... 32

QUALE ZODIACO 231 Ray Grasse: Il problema dello zodiaco mobile ... 46

232 Ray Grasse: Zodiaci in lotta ... 53

233 Bruce Scofield: Il grande dibattito zodiacale ... 55

RIFLESSIONI E PROPOSTE 310 Franco Santoro: I canti astrosciamanici ... 60

320 Sandra Zagatti: Predizioni, previsioni e… presensazioni ... 70

330 Giovanni D’Angelo: Lilith nel nostro tempo ... 76

350 Fulvio Mocco: Sogni d’astrologo ... 81

370 Lidia Fassio: Amore, amore… ma di quale amore parliamo? ... 85

I PERSONAGGI 440 Angela Castello: I nostri politici: Leadership e democrazia ... 104

CASA UNDECIMA – LAVORI DI GRUPPO 1110 Gli Elementi ... 110

L’ANGOLO DEI NEOFITI – CASA TERZA 620 Dante Valente: Didattica elementare: Uno schema per i domicili ... 146

644 L’angolo della mitologia - Matteo Pavesi: Il Leone ... 148

650 Marco Pesatori: La posta di Marco ... 149

652 Lidia Callegari: Tabella delle ore planetarie ... 154

660 Stefano Vanni: Astrologia della coppia (prima parte) ... 156

670 Dante Valente: Imperfezioni lessicali ... 166

CASA QUINTA – LINGUACCIA ASTRALE 520 Dedicato ai “mariti CIDA” ... 170

533 Il mondo di Mirka ... 172

CASA NONA 772 Claudio Cannistrà: L’estate dei congressi ... 178

CASA DECIMA 950 Calendari delle Delegazioni ... 185

980 Elenco dei Delegati e Corrispondenti CIDA ... 194

pag.

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L.A. 128-110

Questa elegante espressione francese sintetizza un atteggiamento assai diffuso, che si presta a particolari commenti nel campo astrologico.

La storia è questa: il famoso pittore Jean Auguste Dominique Ingres (1780 – 1867) si piccava di suonare divinamente il violino, cosa che pare gli riuscisse assai male. Succede. Ma a lui succedeva di essere del tutto insensibile alle lodi riguardan- ti la sua arte pittorica – e notevole – mentre era assetato di lodi come “violoniste”.

In ogni paese ci sono proverbi che invitano a fare solo il proprio mestiere, ad es. a Milano, città pratica si dice - Ofelée (pasticciere) fa il to’ mestée - ossia: elogio della specializzazione.

Ma il detto francese è più penetrante e sottile, in quanto mette in rilievo l’at- taccamento alle nostre mancanze, tanto da sottovalutare i nostri veri pregi

Ad esempio molti astrologi sono ottimi scrittori ma noiosi oratori ed ambisco- no essere invitati in conferenze per seviziare il pubblico, magari con discorsi farciti di voli pindarici in cui i presenti si perdono in vari rivoletti. Oppure ottimi insegnan- ti di base che vogliono affrontare temi specialistici svelando così ampiamente i li- miti della loro preparazione.

L’aspetto limite – e tragico – che su questa base anche il proprio lavoro non viene scelto in base alle proprie capacità, ma alle proprie lacune, o per imitazione di modelli (del padre, dello zio o di un insegnante carismatico), anche perché la scuola poco aiuta a capire la nostra vera vocazione .

È presumibile che la maggioranza delle persone faccia un lavoro non-suo e che si sia adattata, grazie alle proprie capacità di sopravvivenza o di adattamento al- l’ambiente.

Esattamente all’opposto di questa categoria troviamo quella dei cosiddetti fannulloni.

I lazzaroni “tenaci” – più spesso di quanto si creda - sono persone coraggiose che non si adattano a lavori “contro natura “ (o, diciamo noi contro le stelle) .

Tutti abbiamo assistito a “miracolosi cambiamenti” di ex-lazzaroni che improv- visamente sfondano: capita quando trovano la giusta strada (o la giusta moglie, o il giusto modello) distanziando la schiera dei pavidi , che hanno subìto il sistema o

DANTE VALENTE

EDITORIALE

LE VIOLON D’INGRES

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non hanno cercato una propria strada, per pigrizia o per attaccamento alle loro la- cune.

A questo punto, quale sarebbe l’aggancio astrologico? Riguarda sia i consul- tanti che i consulenti.

Il consulente astrologico non può certo individuare un lavoro preciso, ma può collaudare una serie di griglie che permettano di escludere certi lavori e di restrin- gere il campo di quelli possibili.

Ad esempio può effettuare delle domande orientative assai specifiche:

– preferisci lavorare con le cose (documenti, oggetti, laboratori, PC) o con le perso- ne( vendite, contratti, pubbliche relazioni,conversazioni)

– preferisci tranquilli lavori, anche se ripetitivi o lavori dinamici e mutevoli – preferisci le Ditte multinazionali o le piccole aziende famigliari

Per sapere le scelte trovano un supporto reale, si devono analizzare anzitutto i segni, che indicano le doti congenite. Per la possibilità concreta di realizzarle nel so- ciale sono invece più importanti le case.

Ad esempio per chi preferisce le cose alle persone andrebbero privilegiate le case meno “esposte” al pubblico: in via di ipotesi, (ma ognuno avrà le sue idee in merito) la seconda, la quarta, la sesta, l’ottava. Mentre più sociali si possono consi- derare la prima, la terza, la quinta, la decima

Lavori ripetitivi (II, VI, VII) o lavori innovativi ( V, VIII, XII ) Multinazionali (I, VIII, X) o piccole aziende (IV, XI)

Lavoro autonomo, associativo o dipendente

Ma preventivamente andrebbe cercato nel tema – onde evitare risposte fasulle che inficerebbero il resto del procedimento – se qualcosa impedisce al soggetto di veder chiaro in se stesso. Probabilmente è utile analizzare Saturno (in positivo) e Giove (in negativo): sappiamo quanto Capricorni e Saturnini siano meno impazienti di arrivare e meno indulgenti con se stessi.

Altri segni, come il Leone, hanno maggior difficoltà a interrogare se stessi, pre- feriscono sentirsi dire dagli altri quello che desiderano.

Nel tema del nostro pittore (v. figura) a parte un Ascendente Leone con Venere e Urano, merita di segnalare un cattivo – ai nostri fini – Saturno, in quanto in esilio e in ottava, ma specialmente pericolosamente “coccolato” da due trigoni di Venere e Urano che probabilmente non lo aiutavano ad essere un giudice severo di se stes- so…Per giunta Giove era congiunto al Sole!

* * *

Varrebbe la pena di studiare su più ampia scala questa “metodologia di indiriz- zamento nel sociale”, che forse è stata fatta, ma probabilmente senza valutare astrologicamente l’attendibilità delle risposte del consultante.

L’inchiesta andrebbe estesa a soggetti chiaramente e obiettivamente appagati

dal loro lavoro, ed estrapolare dei semplici criteri per consigliare questi ragazzi –

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oggi giustamente disorientati – sulle vie da in- traprendere.

Si difende meglio l’Astrologia dimostrando- ne l’ utilità al di fuori della sfera previsionale , ad esempio nel campo attitudinale, con fini di pre- venzione e con la capacità di “indicare una via luminosa” e non solo una via disperata di uscita.

L’Autore di questo quadro famoso (1922) è Man Ray, pittore e fotografo americano ( Phila- delphia 27/8/1890 h?) dadaista e surrealista, ca- pace di suscitare particolari emozioni con acco- stamenti simbolici assai affascinanti (Rayografie).

Le “effe”del violino sulla figura femminile di Kiki, sua modella parigina, suggeriscono vaghe poetiche analogie:

- donna e violino sono entrambi strumenti di piacere ?

- Il suono della donna è la prima musica che sente il neonato?

Certo Ray Man era messo “meglio”, con un Saturno congiunto al Sole e un

Giove trigonato da Mercurio, Plutone e Nettuno. Fra i due artisti figura anche una

bella sinastria e un bell’integrato (fidatevi). Non a caso già i loro Soli sono congiunti

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Manifesto del meeting americano interassociativo di Orlando.

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LEZIONI MAGISTRALI

121 – Intervista con Liz Greene.

II parte:

Le lenti dell’astrologia

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L.A. 128-121

Ci siamo incontrati con Liz il 14 agosto 2001 per parlare delle sue opere e del suo atteggiamento verso l’astrologia. Nella prima parte di quest’intervista, ci siamo soffermati sull’idea che si è fatta circa l’attuale opposizione Saturno-Plutone. Nella seconda parte ci occuperemo della sua formazione astrologica e delle conclusioni cui è pervenuta circa la natura e la pratica dell’astrologia.

Nick: incominciamo con una domanda piuttosto importante: come sei appro- data all’astrologia? È stata una scoperta graduale o una rivelazione improvvisa?

Liz: è stata probabilmente più improvvisa che graduale. Non ricordo un perio- do in cui non fossi consapevole dell’astrologia; rievocando la mia infanzia, penso che fosse sempre presente. Non ho avuto una particolare rivelazione, ma, mentre frequentavo l’università, andai da un astrologo per farmi fare l’oroscopo e quello fu veramente l’inizio. M’incuriosì talmente che volli sapere come funzionava, così in- cominciai a studiarla da sola.

Nick: dovevi essere sui vent’anni.

Liz: Ne avevo 19. Alcuni amici che stavano andando a consultare Isabel Hickey mi dissero: “Perché non vieni anche tu?” A quei tempi sembrava che Isabel fosse un personaggio astrologico importante sulla Costa Est degli Stati Uniti. Molti, inclusi Howard Sasportas e Darby Costello, passarono da lei. Era una teosofa piuttosto in- transigente, con una forte tendenza all’esoterismo ed estremamente dogmatica. Ma la sua astrologia era valida e la sua dottrina si adattava bene ai tempi.

Nick: e cosa studiavi all’università?

Liz: psicologia.

Nick: era quello il tuo maggior interesse a lungo termine?

Liz: sì. È incominciato a 12 anni quando mi capitò una copia dell’Interpreta- zione dei Sogni di Freud.

Nick: eri dunque una bambina prodigio?

NICHOLAS CAMPION

UN’INTERVISTA A LIZ GREENE

SECONDA PARTE:

LE LENTI DELL’ASTROLOGIA

TRADUZIONE DI ANGELA CASTELLO

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Liz: ero certamente una bambina freudiana.

Nick: scoprire Freud fu davvero una rivelazione?

Liz: la più grande. Improvvisamente avevo capito. Non che tutto quello che di- ceva Freud avesse immediatamente senso, ma la dimostrazione che tutti gli esseri umani avevano un lato di cui non erano a conoscenza, cioè che interiormente sono al lavoro processi inconsci, era perfettamente comprensibile. Io lo sapevo già, ma nessuno mi avrebbe creduto. Perciò, ecco davanti a me un’opera che confermava quanto avevo perfettamente chiaro in età precoce. Incominciai ad indagare, a leg- gere tutto ciò che potevo sulla psicologia e qualsiasi tipo di letteratura che se ne occupasse.

Nick: la tua laurea era di orientamento freudiano? Era comportamentale?

Liz: sì.

Nick: cioè, topi in gabbia?

Liz: sì. Ed un bel po’ di sociologia e di statistiche, che odiavo cordialmente. Ma penso di aver compreso, fin d’allora, che era necessario avere un pezzo di carta, una qualificazione, perciò ho sorbito tutto stoicamente.

Nick: così, hai scoperto l’astrologia mentre studiavi all’università. L’astrologia ha costituito qualcosa di significativo a 19 anni come la scoperta di Freud quando ne avevi 12?

Liz: certamente. L’astrologia mi ha fatto capire la psicologia. Qualcosa fece im- provvisamente “click” come quando scoprii Freud. L’astrologia mi ha mostrato aspetti di cui normalmente non ci occupiamo, sfaccettature della vita che di solito non comprendiamo.

Nick: così, hai percepito un’immediata connessione tra l’astrologia e la psico- logia che stavi già studiando. A che punto, allora, hai scoperto Jung?

Liz: ho letto Jung quando ero adolescente, ma non si è rivelato significativo come Freud. L’ho riletto durante i miei anni venti, ed allora sì che qualcosa è scatta- to.

Nick: e ciò è avvenuto alla luce dell’astrologia?

Liz: sì.

Nick: stavi già lavorando nel mondo professionale della psicologia?

Liz: dopo aver preso il dottorato, ho fatto psicoterapia, incluse alcune tecniche freudiane, in modo abbastanza convenzionale ed ortodosso. Non avevo ancora una preparazione formale di tipo junghiano. E l’ho raggiunta molto più tardi, nel 1980.

Prima di allora, avevo fatto un po’ di pratica con Jan Gordon-Brown e Barbara So- mers al Centro di Psicologia Transpersonale di Londra. Ciò mi dette quello che desi- deravo: qualcosa di molto intenso e completo, che mi coinvolgesse interamente e con cui lavorare in profondità.

Nick: la psicoanalisi ti ha dato questa dimensione?

Liz: ebbene sì, nella sua versione junghiana. Non sono junghiana più di quanto

lo sia di ogni tipo di -iana o -ista, ma sentivo che tale formazione aveva una porta-

ta maggiore di quella freudiana per aiutare la gente.

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Nick: lo stesso Jung attinse così tanto dall’astrologia e dalle tradizioni esote- riche che forse è più facile mettere insieme queste piuttosto che, per esempio, Freud e l’astrologia. Tu sei arrivata a Londra nei primi anni ’70. Ricordo di aver visto in “Time Out”, il periodico che elencava tutti gli avvenimenti di Londra, il tuo nome come insegnante di astrologia per un’organizzazione alternativa e ho pensato: “Oh, dovrei andarci” e poi sono stato assorbito da qualcos’altro.

Liz: è stato nel 1975-76. L’organizzazione si chiamava Fantasma Cortese.

Nick: da allora, in tutti gli anni d’insegnamento e lavoro, sei giunta a qualche definizione funzionale dell’astrologia?

Liz: Bella domanda! No, non ad una definizione “scolpita nella roccia”. Per me, l’astrologia è un sistema simbolico. È una lente od uno strumento che utilizza un genere particolare di immagini o modelli simbolici, per dare un senso a modelli di vita più profondi che sarebbe, altrimenti, difficile comprendere a livello intellettuale, sebbene sia possibile sperimentarli con altre modalità. È un mezzo per interpretare la vita nei suoi schemi basilari. Ecco perché penso che tutte le altre lenti – come i tarocchi, la cabala, la mitologia, la letteratura, la poesia, il dramma, la pittura, la scultura – siano non soltanto dei mezzi ugualmente validi per apprendere tali sche- mi, ma anche capaci di alimentare l’astrologia mentre, a loro volta, ne sono alimen- tati.

Nick: mi sembra che, se accettiamo la definizione di lente per l’astrologia, ciò implica il fatto che l’astrologo osservi qualcosa; in tal caso, possiamo scegliere di enfatizzare o la cosa osservata o l’osservatore. Quindi possiamo formulare diverse domande analizzando come la percezione degli astrologi influenzi la loro astrolo- gia, o possiamo parlare di quello che vedono attraverso la lente. Ma questa non di- storce la cosa osservata? Gli astrologi stanno osservando qualcosa che esiste? Pen- si ci sia una realtà al di fuori che rappresenti l’astrologia e che la stiamo effettiva- mente osservando?

Liz: dipende da quello che tu intendi per “reale.” Lo zodiaco non esiste in ter- mini concreti. È l’apparente cammino del Sole intorno alla Terra, che noi abbiamo diviso in 12 segmenti; ad ogni segmento è assegnata un’immagine ed una serie di significati insieme a modelli comportamentali. Ma lo zodiaco non esiste nel senso che vi sono animali fluttuanti nel cielo. Perciò, ad almeno un livello, l’intero sistema non è reale. La tavola intorno a cui adesso siamo seduti è una delle cose che defi- niamo reali. Se accettiamo la realtà come qualcosa di più sottile e la guardiamo co- me un insieme di connessioni, legami, risonanze o corrispondenze tra le cose, allora sì, questi modelli sono reali. Ma non è possibile misurarli in senso quantitativo se- condo gli strumenti della cosiddetta realtà. Quando me lo chiedi, il vero problema è che non so cosa tu intenda per reale. Se Richard Dawkins chiedesse: “È reale?”, in- tenderebbe qualcosa di molto diverso dal “reale” che intendo io. (1)

Nick: ho usato “reale” nel senso di Dawkins

Liz: in quel senso, no, l’astrologia non è reale. Questo non significa che non

esista o non sia valida. Credo ci sia uno schema obiettivo od un’interrelazione od

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unità di un qualche genere od un insieme di risonanze. Puoi usare qualsiasi frase ti vada a genio, sia mistica sia ermetica o qualsiasi altra espressione ti venga in men- te. Ed esiste al di fuori di noi. Non soltanto nella percezione degli astrologi.

Nick: tu introduci “La Relazione interpersonale” con una forte citazione di Gerhard Dorn, che parla dell’unità del tutto:

“Lo sai che il cielo e gli elementi erano dapprima una sola cosa, e che furono separati dal divino artificio, in modo da far nascere te e tutte le cose? Se lo sai, niente potrà sfuggirti. Perciò in ogni generazione è necessaria una separazione di questo tipo... Non potrai mai estrarre dagli altri l’Unità che cerchi se prima non fa- rai una sola cosa di te stesso”. (2)

Questa è una fortissima espressione dell’idea che l’astrologia fluisce natural- mente dalla comprensione dell’unità del cielo e della terra e del concetto che l’e- sperienza astrologica incomincia con noi. Nello stesso libro, tu prendevi atto della scienza moderna basata sulla quantità e mi chiedo se accetti ancora le parole che scrivevi 25 anni fa. Allora dicevi che “l’astrologia è… la mappa di un sistema di leg- gi per mezzo delle quali operano le energie della vita – un’astrologia giustificata da ricerche statistiche ed analisi scientifiche”. (3) Quest’affermazione rappresenta an- cora il tuo pensiero? M’interessa saperlo perché si è pubblicizzato il cambiamento di prospettiva da parte degli astrologi circa le ricerche scientifiche e le statistiche come mezzo per convalidare l’astrologia, in quanto i risultati statistici negativi hanno incoraggiato un atteggiamento antiscientifico tra gli stessi. Allora, è cam- biata la tua visione rispetto al 1977?

Liz: penso che la ricerca sia molto valida in astrologia, nel senso che può met-

terne in risalto i modelli. Talvolta la ricerca rivela schemi che non ci aspettiamo e le

nostre ipotesi vengono messe alla prova. Tuttavia, non penso che ciò sia valido co-

me tentativo di dimostrare che l’astrologia funziona perché, se si è decisamente

contrari all’astrologia, si cercherà senz’altro di trovare dei buchi nelle statistiche. In-

fatti, si può prendere un qualsiasi insieme di statistiche e distruggerlo. Gli astrologi

possono continuare con le ricerche statistiche per i loro scopi ma è inutile tentare

di convincere gli scettici. Se io redigo 300 temi nel corso di un anno per individui

nati con il Sole opposto a Saturno e l’80% di questi ha il padre che li ha lasciati

quando erano giovani, o un padre morto prematuramente, o un padre che li aveva

abbandonati prima che nascessero, o un padre freddo e distante, tutto questo rap-

presenta una ricerca statistica. Posso allora affermare: “Bene, l’80% dei temi con

l’opposizione Sole-Saturno ha questo tipo di modello psicologico”. Potrebbe allora

essere utile, per me, analizzare ulteriormente ciò che l’aspetto significa. Ma, se pre-

sentassi tale ricerca a gente che definisce le statistiche in senso più “scientifico”,

questi direbbero: “300 persone non rappresentano niente. Ne occorrerebbero 3000,

insieme ad un gruppo di controllo”. Qualsiasi cosa si faccia, troverebbero sempre un

modo per stabilire una nuova serie di test. Penso che le ricerche servano al nostro

costante sviluppo, ma, onestamente, non ritengo importante che riescano o meno a

convincere gli altri.

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Nick: dunque, mi sembra che come definizione di ricerca sia valida quella da te appena sottolineata, cioè un approccio qualitativo basato sulla casistica.

Liz: sì, in piccola o grande quantità.

Nick: il problema se ci sia qualcosa di “reale” in astrologia spesso deriva dalle rivendicazioni degli astrologi rispetto a particolari tecniche o sistemi per redigere l’oroscopo o per la ripartizione delle case. La competizione tra i diversi sistemi di case è uno dei maggiori problemi in astrologia, a prescindere dal problema di zo- diaco tropicale contro zodiaco siderale. Come decidiamo quale sistema di case dobbiamo usare, tralasciando quale zodiaco? Una volta hai detto:”Ognuno dovreb- be usare il sistema di case che funziona meglio. Sembra quasi che tu voglia mette- re l’astrologo al centro dell’equazione, invece dell’astrologia

Liz: soltanto in parte. Ritengo che tutti questi diversi approcci strutturali apra- no una finestra su qualcosa, ma si tratta di una piccola finestra e nessuna di esse, presa singolarmente, rivela il paesaggio intero. Ecco perché certi approcci hanno validità per alcuni astrologi, ma non per gli altri.

Nick: Così, saresti d’accordo con quelli che dicono che ogni astrologo ha i clienti adatti a lui?

Liz: sì.

Nick: se segui quest’idea fino in fondo, ti accorgi che rappresenta una provo- cazione?; c’è un cliente da qualche parte, in una zona lontana, che viene spinto in un particolare momento a telefonare per chiederti: “Mi può fare l’oroscopo?”. Nel senso che lo stai chiamando?

Liz: non so se si tratti di un richiamo. Credo che stiamo di nuovo tornando alle risonanze. Ipotizziamo che l’opposizione Saturno-Plutone stia formando un quadrato con il tuo Sole e che rappresenti un qualche tipo d’immagine simbolica di ciò che tu stesso diventi ad un certo momento. Tu fai esperienza, o sei spinto da, o sei messo in contatto con un particolare tipo di energia. Essa è nello stesso tempo dentro e fuori di te. Puoi trovarti a vivere delle esperienze di vita connesse con tale opposizione.

Come le gestisci, dipende da te. Potresti dire: “Bene! Questo è un aspetto molto duro e pesante. Posso usarlo per ottenere il mio dottorato”. E trarne qualcosa di buono. O potresti rassegnarti ad essere una vittima e dire: “Oh, qualcuno s’è introdotto in casa mia” oppure “C’è un tumulto fuori, mi hanno bruciata la macchina” o cose del gene- re. La natura dell’esperienza è legata all’abilità di gestire ciò che si è in quel momen- to. Ma, in qualità di astrologo, puoi anche trovarti davanti ad una serie di clienti che sono in sintonia con ciò che stai affrontando. Così, potresti avere un bel po’ di Scor- pioni, di Capricorni, o altri che vengono colpiti dalla stessa opposizione. Puoi imma- ginarli come specchi che in qualche modo sono in risonanza con le tue stesse diffi- coltà. Non penso che sia l’astrologo a fare da richiamo al cliente. Piuttosto, le cose che si mettono in risonanza entrano nella tua vita. Ma non accade per caso.

Nick: se usi la parola “risonanza” con uno scienziato materialista come Ri- chard Dawkins, questi avrebbe senza dubbio una spiegazione fisica in proposito.

Stai usando la parola in modo poetico?

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Liz: anche in senso letterale. Se si colpisce un diapason e vicino ad esso si tro- va una chitarra accordata, ci sarà una risonanza sonora. Tuttavia, se l’accordatura della chitarra è imprecisa non succederà niente. Quel genere di risonanza avviene a livello fisico.

Nick: questo significa che tutti noi rispondiamo alla musica delle sfere?

Liz: ritengo che siamo parte della musica. È una catena di accordi e risonanze costanti.

Nick: torniamo all’esempio dell’opposizione Saturno-Plutone. Se qualcuno con un transito del genere può scegliere di essere una vittima oppure di seguire un cammino molto strutturato, come prendere un diploma universitario, qual’è, allora, la natura della scelta? È l’abilità di effettuare una scelta, legata ad un altro schema astrologico del tema?

Liz: No. C’è qualcosa di operante nell’ambito delle risonanze che la psicologia chiama consapevolezza. Non ho certo una definizione in proposito, eccetto che è mercuriale. È come in alchimia. Non è limitata o costretta da configurazioni astrolo- giche. La consapevolezza risiede e si esprime attraverso quei modelli, oppure può funzionare fuori, nell’ambito di ed attorno ad essi, ed è ciò che ci permette di sceglie- re. Penso che essa sia l’agente trasformatore del nostro modo di rispondere a questi modelli. O siamo soltanto il modello e lo facciamo agire ciecamente, come avviene nel regno animale, oppure portiamo l’elemento di consapevolezza fino alla capacità creativa. Allora il modello non sparisce, ma si procura più note per la sua corda.

Nick: stai forse dicendo che la consapevolezza è in qualche modo extra, ri- spetto all’astrologia, qualcosa che va oltre?

Liz: credo di sì.

Nick: questo assomiglia a ciò che i filosofi neoplatonici avrebbero chiamato Anima. Essi avrebbero detto che l’anima è al di sopra del corpo, persino al di sopra delle stelle. Ma se la consapevolezza va oltre l’astrologia, cosa mi dici dei cosiddet- ti pianeti consapevoli, come Mercurio, Venere e Marte in contrapposizione agli in- consci pianeti esterni?

Liz: nessun pianeta ha la garanzia della consapevolezza. I pianeti dovrebbero essere considerati degli archetipi. Se l’individuo è consapevole del modello che essi rappresentano, i pianeti vengono espressi consapevolmente, ma il fatto che siano interni non li rende necessariamente consapevoli. L’esperienza mi ha insegnato che la gente può andare avanti, del tutto ignara di ciò che la Luna o Venere significano dentro di loro. Qualsiasi modello comportamentale simboleggiato da un pianeta fa parte della natura umana, ma noi possiamo esserne completamente dimentichi. Lo proiettiamo, siamo alla sua mercé, ne siamo sospinti, diventiamo ciò che esso stesso è, c’identifichiamo con esso, siamo indirizzati da esso, ma restiamo completamente inconsapevoli che rappresenta noi stessi. Può sembrare che sia “fuori” o che ci stia accadendo, ma è in noi - è noi.

Nick: ma come facciamo a sapere quando siamo effettivamente consapevoli

di qualcosa?

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Liz: questo è proprio difficile da spiegare. Ha qualcosa a che fare con l’idea di stare in un centro immobile e d’essere consapevoli – non soltanto a livello mentale, ma in tutti i sensi – di qualcosa che sappiamo essere il nostro sé, ma nello stesso tempo non c’identifichiamo con esso. C’è un certo spazio tra noi. Così, se io oggi ho un transito di Marte e tu dici qualcosa di sbagliato tanto da farmi davvero arrabbia- re, se sono inconsapevole di tale rabbia, mi arrabbio e basta. Neanche so di essere arrabbiata. Vengono fuori parole offensive, o cerco di colpirti, o sfogo la mia rabbia su di te. Non c’è niente a livello di consapevolezza individuale. Non ho idea di ciò che sto per fare, di ciò che sto per dire, di ciò che sento. Agisco soltanto e poi dico:

“Oh, ho perso il controllo, non n’avevo l’intenzione”. Se invece sono consapevole, al- lora ascolto quello che hai detto e so di essere arrabbiata ed in quel momento potrei saperne anche il perché. Potrei percepire la rabbia, ma non sono la rabbia, il che si- gnifica che posso dire a me stessa: “Ma lui ha voluto dire proprio questo? Che cosa è scattato in me?”. Posso allora rifletterci sopra; se quando ho finito di riflettere sono ancora arrabbiata, posso dire con calma: “Ti rendi conto di quello che hai appena detto? Sei stato davvero offensivo”. O posso semplicemente star zitta perché mi so- no accorta che la mia rabbia non ha niente a che fare con te. È un mio problema.

Nick: quindi sembra che i nostri processi mentali interiori siano importanti. Se consideriamo l’astrologia come un linguaggio, potremmo allora parlare dello stato mentale consapevole come di un atteggiamento geminiano o virgineo? È forse analitico?

Liz: non penso che esso coinvolga l’analisi. Qualcuno potrebbe pensare che sia fuori nelle idee, ma la consapevolezza può anche rivelarsi intrisa d’acqua, ignea o terrestre. Tale stato può essere definito come una qualità della consapevolezza, il che significa che non ci s’identifica con ciò che si sta sperimentando. Si sta al di fuori di esso, senza dissociarsi ma abbastanza al di fuori per riconoscerlo. Lo si può riconoscere a molti livelli; ma non è detto che debba essere intellettuale.

Nick: allora, quando gli astrologi dicono, come fanno spesso: “Sto attraver- sando un brutto periodo perché ho un transito di Saturno”, lo considereresti sba- gliato?

Liz: beh, anch’io dico così. Ma so quello che significa mentre lo dico. È solo un modo di dire. Non si vive un brutto periodo a causa di un transito. Il transito è sol- tanto un’indicazione simbolica di ciò che si sta vivendo. Non ne è la causa. Non mi prendo la briga di andare a correggere i discorsi degli altri ed io stessa dico: ”che giornataccia! Ho Saturno che sta rompendo”.

Nick: dunque, se un transito è un’indicazione, questo mi fa venire in mente un aforisma astrologico molto usato da Charles Carter: “Le stelle non obbligano, inclina- no”. Geoffrey Cornelius aggiungeva: “Non inclinano né costringono, significano”. In tal senso, possiamo considerare i transiti come cartelli indicatori invece che cause?

Liz: anch’io penso che i pianeti siano dei significatori. Non credo che essi co-

stringano, obblighino, stressino o “facciano” qualche cosa. Rappresentano semplici

indicazioni.

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Nick: le indicazioni implicano messaggi ed i cartelli stradali implicano viaggi.

Uno dei temi prevalenti nelle tue opere è quello dell’astrologia come processo dina- mico o dell’astrologia come un cammino e che tutti siamo in viaggio verso un qualche luogo. Leggendo, mentre venivo qui, ciò che hai scritto su Saturno-Pluto- ne, mi sono accorto che tu hai enfatizzato il concetto di processo e di passaggio attraverso la crescita e la decadenza che si snoda nel tempo lineare, fatto evidente in natura, nella società e nella psiche umana. Hai, inoltre, affermato che “questi sono concetti esoterici”. (4) In un’altra occasione, quando ad un seminario, un par- tecipante cercò di farti parlare sulla reincarnazione coinvolgendo Saturno e Pluto- ne, tu hai risposto: “In realtà, non conosco il lato metafisico di tutto ciò”. (5) Perciò, quello che io chiedo è se tu, personalmente, hai una metafisica che influenzi la tua astrologia od un’ampia spiegazione metafisica dell’astrologia. O questo non t’inte- ressa per niente?

Liz: m’interessa a livello personale, nel senso che mi piacerebbe sapere cosa diavolo facciamo qui. Perciò, solleverei la questione. Ma non penso che l’astrologia in sé contenga della metafisica. Non vi sono connessioni dottrinarie. Tuttavia ognu- no vi aggiunge le sue convinzioni; in un certo senso non lo si può evitare perché ogni essere umano ha in sé un insieme di preconcetti. Tutto ciò che ho appena det- to riflette il mio modo di pensare. Non posso garantire che i modelli di vita da me percepiti esistano davvero. Ma sono abbastanza sicura che qualcosa di somigliante c’è, perché un sacco d’altra gente li ha percepiti per millenni. Tuttavia, per ciò che riguarda la reincarnazione, l’evoluzione e le domande relative al dove vada lo spirito dopo la morte – abbiamo l’anima? Andremo all’inferno o in paradiso? Dovremmo essere cristiani o pagani? – non ne ho davvero idea. Non penso che le risposte a tali domande siano importanti per l’astrologia. Essa è un semplice insieme di simboli che descrivono modelli comportamentali. Se vi sovrapponiamo un significato spiri- tuale, religioso o metafisico, va bene. Ma si tratterà di qualcosa di personale, non inerente all’astrologia.

Nick: diresti che la stessa astrologia sia un sistema di fede?

Liz: no, non più di un qualsiasi simbolo. Non so cosa siano i simboli, eccetto

che sembrano emergere organicamente come contenitori di una moltitudine di

modelli conflittuali e complicati connessi in qualche modo fra di loro. Noi non li

produciamo e certamente non crediamo in essi. Tuttavia, esistono. Li percepiamo, li

notiamo e li mettiamo in relazione.”Credere” in astrologia non ha senso. E’ ridicolo

dire: “Io ci credo”, perché uno crede quando non possiede un’esperienza diretta. L’a-

strologia è qualcosa che richiede esperienza e pratica per stabilire se conduca ad un

qualche significato o connessione. Sarebbe come chiedere: “Credi nella tua macchi-

na?”. No, io la guido soltanto. Non ho idea di come avvenga, ma funziona. Quelli

che affermano di credere nell’astrologia o stanno usando la parola sbagliata o non

sanno di che cosa stanno parlando. Si può credere in Dio o nella reincarnazione

perché non ne abbiamo esperienza diretta. Alcuni tirerebbero fuori che sanno del-

l’esistenza di Dio e che ciò non è materia di fede. O.K. non potrei discutere su que-

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sto. Altri dicono di essere convinti dell’esistenza della reincarnazione perché ricor- dano che, nel 16° secolo, vennero arsi sul rogo. Ebbene, non sono nella posizione d’affermare che sono idioti od illusi – o che stanno fantasticando su qualcosa di profondamente pertinente dal punto di vista simbolico. Semplicemente, non lo so e siccome non lo so, non ritengo sia appropriato farne uso con i clienti.

Nick: allora, tornando ai clienti; non hai elaborato alcuna impressione gene- rale su ciò che vogliono dall’astrologia? La critica è talvolta indirizzata a coloro che vanno dagli astrologi per cercare dei significati – come se fosse una cosa negativa – o per cercare sicurezza.

Liz: per andare dall’astrologo ci sono tante ragioni quante sono le persone.

Penso inoltre che lo scetticismo e la fede siano due facce della stessa patologia. Lo scetticismo che fa dire: “Quelli che vanno dall’astrologo sono semplicemente insicu- ri”, è il risultato di una generalizzazione fuorviante. Bisogna prendere un caso indi- viduale alla volta. Quanti anni fa ho incominciato ad avere clienti? Se ho incomin- ciato a 19 anni, sono 36. Non potrei affermare che tutta la gente venuta da me in tutto questo periodo cercasse la stessa cosa – o soltanto una cosa specifica. Ci so- no, grosso modo, due gruppi. Alcuni vengono per motivi essenzialmente pratici. Essi ritengono semplicemente che l’astrologia possa essere utile e che essi stessi possa- no usufruire dell’oroscopo per sapere come e quando prendere una decisione prati- ca. Non sono per niente ansiosi di sapere perché funziona. Altri vengono per essere illuminati psicologicamente. Di questi, alcuni vengono perché si sono scontrati con un muro per un dilemma relazionale. Alcuni perché si sentono miserabili e profon- damente depressi, oppure si trovano ai limiti di un collasso nervoso e sperano di ri- cevere una chiarificazione che li illumini. Alcuni vengono per comprendere. Alcuni perché vogliono sapere a quale livello si trovi la loro evoluzione spirituale. Scegli tu!

Perciò, non credo appartengano ad alcuna categoria particolare. E alcuni di essi, forse la maggioranza, non “credono” nell’oroscopo. Sono soltanto interessati all’aiu- to che possono ricevere, il che non è la stessa cosa.

Nick: i tuoi clienti condividono un livello socioeconomico ben definito? Sto pensando all’accusa ch’è stata mossa a coloro che vanno dagli astrologi come a gente appartenente ad una frangia della società.

Liz: no, non c’è alcuno schema fisso. Quando incominciai a fare oroscopi, la mia cerchia era limitata a causa dell’ambiente in cui mi trovavo negli anni ‘60. I miei clienti provenivano in gran parte dal mondo hippy della New Age, con una maggioranza che si occupava di musica e di teatro. In seguito, negli ultimi 20 anni, clienti di ogni tipo e con motivazioni di ogni genere sono venuti da me per farsi re- digere il tema natale.

Nick: non vedi neppure una maggioranza di donne? Dovunque io vada, quello è il genere dominante in astrologia.

Liz: di solito era così, ma adesso ho parecchi clienti maschi in costante au-

mento, specialmente da quando mi sono trasferita in Svizzera. Me ne sono accorta

anche dai miei seminari di Zurigo, più affollati di uomini rispetto a quelli di Londra.

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Nick: è molto sorprendente, perché sono abituato alla schiacciante preponde- ranza di donne in astrologia sia per quanto riguarda l’U.K sia gli U.S.A.

Liz: deve trattarsi di un fatto culturale. Non oserei dire che ci sono più uomini che donne tra gli studenti svizzeri, ma, certamente, in alcuni seminari essi rappre- sentano il 40 od il 50%. Dipende dall’argomento. Se il seminario riguarda la Luna o Venere ci sono più donne. Ma ci sono anche differenze rispetto al modo in cui il collettivo percepisce l’astrologia. Vengono da me uomini politici, come pure biologi e matematici – persone che non si fanno problemi se sono visti mentre partecipano a seminari astrologici.

Nick: questo è riferibile a te in particolare, nel senso che tu sei conosciuta co- me junghiana e Jung era un uomo e svizzero per giunta?

Liz: non credo. Penso dipenda dal tipo di cultura. C’è qualcosa di profonda- mente sbagliato da parte del collettivo inglese nel suo approccio all’astrologia. Gli inglesi soffrono di iper-razionalità ed hanno molta paura di tutto ciò ch’è irraziona- le. Ecco perché danno addosso a Freud, a Jung, alla psicoanalisi, all’astrologia. Ora c’è un lento cambiamento in atto, ma sono convinta che tale processo sia più rapi- do in altri Paesi europei.

Nick: presumo che tu stia usando il termine “irrazionale” in senso positivo.

Liz: sì, “irrazionale” non significa “matto”.

Nick: significa matto così spesso!

Liz: in Gran Bretagna sicuramente!

Nick: proprio adesso hai affermato che la fede e lo scetticismo sono due fac- ce della stessa medaglia. Questo mi ricorda una mia conversazione con Alessandro Ruperti al Convegno dell’Associazione Astrologica Britannica nel 1985. Era uno studente di Alice Bailey ed aveva un atteggiamento profondamente filosofico mol- to influenzato dalla teosofia. Egli incominciò ad essere molto critico verso gli astrologi psicologi e junghiani affermando: “Essi non sanno con che cosa stanno giocando perché psicologizzano tutto”. Ebbi, allora, l’intuizione che gli astrologi teosofi, i quali avevano dato inizio allo sviluppo della moderna psicologia nei primi anni del 20° secolo, avevano una metafisica spirituale che era parte integrante del- la loro astrologia, quella accettata da Ruperti. Ma l’approccio psicologico all’astro- logia può, in effetti, risultare del tutto scettico in quanto proverebbe che, se si cre- de negli arcangeli e nei maestri ascesi al cielo (come farebbero gli astrologi teosofi), allora queste convinzioni non potrebbero essere nient’altro se non proiezioni psico- logiche.

Liz: sì, potrebbe essere. Ma considerare le cose dal punto di vista psicologico

non significa che, come conseguenza, le esperienze numinose siano necessariamen-

te la sublimazione di una patologia. Le convinzioni metafisiche possono esistere ed

essere del tutto appropriate nei loro ambiti. Applicare una prospettiva psicologica in

astrologia presuppone soltanto che, qualsiasi cosa rappresentino queste esperienze

numinose, sono sempre riferite da esseri umani. E la psicologia non è in grado di

stabilirne la verità o la falsità. Perciò, se un fervente cattolico ha un’esperienza nu-

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minosa, dirà: “Ho visto la Vergine Maria” mentre un aborigeno australiano sarà por- tato ad affermare: “Sono diventato tutt’uno con la terra”, ed un indù vivrà l’illumi- nazione attraverso Krisna. I singoli creano le proprie lenti, attraverso cui percepire questo tipo di esperienze. Tutto quello che la psicologia può dire è: “O.K. è accaduto qualcosa di straordinario, ma non sappiamo se si tratti di angeli o no”. Personalmen- te, non sono in grado di dire se gli angeli esistano. Non ne ho la più pallida idea. Ma mi interessa la persona che viene da me dicendo che ha visto gli angeli, perché ciò m’introduce immediatamente nella sua personalità e nella sua psicologia – ed è una buona idea sapere di chi si tratta prima di presumere che tutto ciò ch’è stato detto dall’angelo sia la verità.

Nick: in “Nettuno”, hai scritto che “la stessa psicologia, naturalmente, può semplicemente rappresentare un genere diverso, seppure più sottile, di cosmologia religiosa, come rivendica la lobby anti-terapia. Il divario tra l’edificio scientifico della psicoanalisi e gli insegnamenti teosoficamente incanalati di Alice Bailey non è poi così grande come si potrebbe pensare”. (6) Scetticismo a parte, mi piace l’idea della psicologia come cosmologia religiosa.

Liz: sono convinta che le scuole di psicologia siano così, in quanto i loro inse- gnamenti tendono a diventare visioni dogmatiche del mondo. Ogni scuola di psico- logia – con il suo linguaggio, le sue gerarchie, mappe della mente, formulazioni di ciò che si trova al centro di noi stessi e di dove stiamo andando – si cristallizza esat- tamente come ogni altro gruppo religioso o spirituale. Quello che c’intrappola è la terminologia. Se hai una formazione di tipo freudiano, il complesso di Edipo può ve- nire accettato come una realtà, a meno di non tenere gli occhi aperti e stare in guar- dia. Il concetto diventa una forma attraverso cui identificare il comportamento al- trui. Ma non è più reale di quanto lo siano i pianeti in astrologia. Se sei uno junghia- no, potresti parlare dei modelli junghiani come se fossero effettivamente esistenti.

Qualcuno potrebbe dire: “Ho avuto un’esperienza di anima” perché si è innamorato ed ha un piccolo affare in corso. L’evento viene definito come se l’anima fosse una cosa reale, un punto fisso su una bussola. Ma non lo è. Dunque, è il gergo psicologi- co che lo trasforma in sistema religioso, proprio come una terminologia religiosa tra- muta la religione in sistema. La gente usa erroneamente un linguaggio, come se fos- se una struttura concreta o la realtà stessa, mentre è soltanto linguaggio.

Nick: credi che Jung pensasse all’anima come a qualcosa di reale e di con- creto?

Liz: non lo so. Credo di no. Era molto abile. Ma penso che la presenti come un sistema organizzato come gli altri psicologi. Non equivocare: non è che pensi al lin- guaggio come a qualcosa di sbagliato e che il linguaggio psicologico od astrologico non dovrebbe essere usato. È solo che prenderlo alla lettera lo cristallizza.

Nick: negli ultimi 15 anni c’è stato un vasto movimento per tornare ad un’a-

strologia più ortodossa. Il cosiddetto revival tradizionale mentre da un lato esten-

de la conoscenza astrologica, riesce, dall’altro, a rappresentare un porto sicuro per

gli astrologi che sono alla ricerca di certezze.

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Liz: sicuramente, lo stesso è avvenuto per la religione. Noi tutti siamo molto spaventati; ogni volta che si respira odore di caos, o di eventi che irrompono e si muovono ad una velocità al di fuori di ogni controllo, si origina una specie di pani- co a livello collettivo. Allora ci si rivolge a strutture in grado di sostenerci. Non è neanche qualcosa di necessariamente negativo, perché la paura è paura, ed in tali momenti la sicurezza produce un certo fascino. Ma è sempre una buona idea par- larne ironicamente – anche se si sente il bisogno di un approccio più letterale – e comprendere almeno in parte il motivo di tale necessità.

Nick: forse è bene avere il senso dell’ironia. Nel capitolo Il ciclo dei pianeti esterni tu usi il termine “enantiodromia” in relazione alla storia di Israele. (7) Inten- di un senso di ironia cosmica per cui gli eventi si verificano in modo del tutto con- trario a quello previsto? C’è un legame con il concetto di ombra?

Liz: l’enantiodromia si verifica quando un atteggiamento diviene estremista al massimo. C’è allora la tendenza a gettarsi verso il suo opposto. Non ha soltanto a che fare con l’ombra. Ciò che accade è che, più spingi, più ti trovi verso un’estre- mità, perdendo progressivamente la posizione centrale dove, in realtà, potresti ave- re il controllo degli opposti. Come questo funzioni è un mistero. Tu finisci per com- portarti esattamente come il tuo antagonista, accusandolo nello stesso tempo di fare ciò che tu stesso stai facendo. Entrambi, però, agite nello stesso modo. I pro- blemi e le idee si polarizzano tra due campi, o due persone, due gruppi, due colletti- vi che hanno segretamente moltissimo in comune. Ma nessuno dei due è disposto a stare nel centro e vivere con ciò ch’è comune ad entrambi.

Nick: in riferimento a ciò che hai detto circa la necessità di prendere le di- stanze dalle nostre idee ed interrogarci sulle nostre presupposizioni, una cosa che mi è sempre piaciuta del Centro di Astrologia Psicologica è quella di non avere un programma ben definito. Il piano di studi è in continua evoluzione, un po’ come la rivoluzione permanente di Trotsky o di Mao! Tu ti accorgi che qualcuno sta facendo un lavoro interessante e gli fai fare un seminario. Allora, come sta andando ora il Centro?

Liz: va molto bene. Come tu dici, è in perenne fase di metamorfosi, ma non secondo imposizioni o strutture fisse.

Nick: da ciò che hai detto prima, sembra che i seminari svizzeri siano molto popolari.

Liz: sono contenta di tenerli a Zurigo solo perché si tratta di un collettivo di- verso. Da loro imparo cose diverse. Ma la scuola ha sempre avuto una qualità mer- curiale intrinseca. Ha il Sole in Gemelli e la tendenza mercuriale a spostarsi conti- nuamente nell’ambito di una struttura flessibile al massimo. (8) Non ho mai avuto un grande programma al riguardo od un’idea definita di ciò che dovesse essere.

Sembra aver assunto l’attuale fisionomia attraverso le tante diverse persone che

hanno creato idee, attraverso ciò che gli studenti dicono di volere ed attraverso gli

astrologi che potrebbero essere bravi istruttori. Le sole cose che ho sempre ritenuto

molto importanti sono, innanzitutto, la necessità che il Centro rimanga piccolo,

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senza alcuna aspirazione ad allargarsi e burocratizzarsi - il che porterebbe non sol- tanto alla follia, ma alla sua morte. In secondo luogo, il fatto che qualsiasi sistema d’insegnamento o d’approccio, ponga la psiche al centro dell’astrologia, invece di far percepire i pianeti come forze che agiscono sugli uomini.

Nick: hai detto che la scuola ha il Sole in Gemelli. Non mi ero accorto che fosse stata fondata in un momento ben preciso. Solo, sono stato sempre consape- vole della sua evoluzione da Centro di Psicologia Transpersonale a Centro di Astro- logia Transpersonale.

Liz: il Centro di Psicologia Transpersonale apparteneva all’organizzazione di Ian Gordon-Brown e Barbara Somers. Quando, per la prima volta, abbiamo inserito temporaneamente i seminari astrologici sotto la protezione di un’organizzazione più grande, l’abbiamo chiamato Centro di Astrologia Transpersonale, perché c’era l’i- dea di abbinare l’insegnamento astrologico a quello psicologico. Ma, in seguito, il termine “Transpersonale” incominciò ad infastidirmi perché implicava che l’insegna- mento sarebbe stato soltanto spirituale, così lo cambiammo in “Psicologica” nel 1983. In realtà, la carta natale è stata redatta per l’ora in cui il nome fu registrato a livello commerciale. Il tema sembra sensibile ai transiti ed agli aspetti progressi. E’

figlio di Saturno-Plutone, nato sotto la congiunzione in Bilancia del 1983.

Nick: secondo te, il termine “transpersonale” implica con certezza “spirituale”?

Liz: non secondo me, ma per molta altra gente. Trans. significa semplicemente

“al di là”, ma spesso viene considerato “più in alto”. La parola in sé non mi disturba, ma come viene percepita, sì. Preferirei qualcosa di più neutrale.

Nick: prendendo per un attimo in considerazione soltanto il tuo insegnamen- to, mi chiedo quale astrologo ti abbia influenzato.Hai studiato dapprima con Isabel Hickey?

Liz: per pochissimo tempo. In realtà, non ho studiato con lei. Credo di aver fre- quentato soltanto due lezioni, perciò non posso considerarla come la fonte delle mie conoscenze astrologiche.

Nick: ci sono altri nomi che puoi tirar fuori? Hai letto Alan Leo o Dane Rudhyar?

Liz: io leggo qualsiasi autore, tutti quelli che mi vengono tra le mani; perciò, naturalmente, ho letto Leo, Charles Carter, Dane Rudhyar. Li ho trovati tutti immen- samente validi. Ma in termini d’effettiva ispirazione, questa mi viene soprattutto dal di fuori dell’astrologia. La mia fonte primaria è derivata o dalla psicologia – Jung e Freud – o da altri sistemi simbolici, come alchimia e tarocchi, o letteratura e poesia, teatro, opera, Shakespeare.

Nick: e Joseph Campbell?

Liz: sì, fino a un certo punto. Anche la scrittrice Mary Renault, che lavorò mol- to con i miti, divulgandoli poi attraverso i romanzi. W.B.Yeats ha esercitato una grande influenza su di me, sebbene non possa spiegare esattamente in quale modo.

Anche Thomas Mann, le leggende arturiane e poi Platone, i neo-platoniani e Marsi-

lio Ficino.!!! Non posso dire: “Ho imparato l’astrologia da questo o quello”. Sono co-

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me una taccola. Trovo utile chiunque abbia qualcosa d’interessante da dire. E spero di essere equanime nel fidarmi quando scrivo i miei libri e cito le mie fonti.

Nick: cosa stai leggendo in questo periodo?

Liz: una biografia del poeta francese Arthur Rimbaud. È uno dei miei preferiti e la nuova biografia su di lui è stata pubblicata alcune settimane fa.

Nick: è spuntato a Parigi, quasi una rapida esplosione plutoniana, come un ubriaco, libertino, selvaggio, pagano poeta per adolescenti e poi è scomparso lon- tano, in Africa.

Liz: sì. Ma quello che conta è la sua poesia, non il modo in cui si comportava.

La poesia e le immagini che usa, il cui simbolismo è affascinante ed incisivo.

Nick: c’è un intero universo nel campo dell’arte che gli astrologi spesso igno- rano – specialmente nelle arti visive – opere create da gente che sentiva l’influenza delle stesse modalità di pensiero degli astrologi.

Liz: i miei pittori preferiti, Moreau e Redon, erano impregnati di astrologia, mi- tologia e dottrina ermetica e le loro immagini sono meravigliose. Come tu stesso dici, gli astrologi non utilizzano abbastanza le linee di raccordo con l’arte, neanche quando descrivono la stessa cosa.

Nick: mentre l’astrologia converte necessariamente i simboli in parole, le arti visive non vi sono costrette. Possono avvalersi delle sole immagini.

Liz: molti clienti non hanno neppure questo privilegio. Essi, infatti, non riesco- no a formulare intellettualmente l’idea di ciò che sta facendo un pianeta. Però, se si mostra loro un’immagine o si racconta una storia o si legge un passo da un roman- zo od un verso, qualcosa può scattare. Pertanto, l’arte è valida, non soltanto per al- largare la comprensione di noi stessi ma anche per operare nella nostra professione.

Nick: ciò fa venire in mente il vecchio trucco Zen, per cui il maestro costringe lo studente a smettere di pensare ed a rendersi conto che le parole funzionano solo fino a un certo punto. Stai scrivendo qualcosa in proposito, attualmente?

Liz: ho tre progetti a diversi stadi di gestazione. Ci sono i volumi sempre nuovi del CPA (Centro di Psicologia Astrologica) e proprio adesso sto lavorando su quello di marzo che include miei seminari insieme a quelli di Lynn Bell, Darby Costello e Melanie Reinhart. È intitolato Il Quartetto di Marzo. È poi imminente un altro libro con Juliet Sherman, sulle origini del simbolismo dei Tarocchi. C’è, infine, un altro progetto con mio fratello, Richard Leigh, che tratterà alcuni argomenti di tua com- petenza sull’uso millenario dell’astrologia. Di conseguenza, dovrò con ogni probabi- lità attingere abbondantemente dal tuo libro Il Grande Anno, che ho trovato im- mensamente utile. (9)

Nick: devi aver pubblicato circa 15 libri fino ad ora.

Liz: forse 20, perché i volumi CPA tendono ad accrescere il totale senza che io me n’accorga.

Nick: sono già in attesa del tuo prossimo libro! E’ stata un’intervista fantasti-

ca. Grazie, Liz!

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NOTE E REFERENZE.

1 Richard Dawkins è professore di Cultura Scientifica Popolare all’Università di Oxford ed uno dei più famosi scrittori di scienza divulgativa negli U.K. È inoltre un ateo materialista militante ed ac- canito avversario dell’astrologia, come pure di tutto il paranormale e delle dottrine metafisiche e religiose. Il suo attacco contro l’astrologia è disponibile sul sito Web dell’Associazione Astrologica:

www.astrologer.com/aanet.

2 Liz Greene, Relating: An Astrological Guide to Living with Others on a Small Planet, London,Co- venture,1977, p.1

3 Ibid. p.274.

4 Liz Greene, Saturn: A New Look at an Old Devil, Wellingborough, U.K.,Aquarian Press, 1976, p.140.

5 Liz Greene, The Outer Planets and Their Cycles, Reno, NV: CRCS, 1983, p.50.

6 Liz Greene, The Astrological Neptune and the Quest for Redemption, York Beach, ME: Samuel Weiser, 1996, p.240.

7 Liz Greene, The Outer Planets, p.51; Relating, p.272.

8 18 giugno 1983; 14,45 BST, Londra. Vedi www.astrologer.com/cpa.

9 Nicholas Campion, The Great Year:Astrology, Millenarianism and History in the Western Tradition, London: Penguin Arkana, 1994

(da The Mountain Astrologer, n.101, febbraio 2002)

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ETICA

E PROFESSIONE

150 – Astrologia forense:

testimone d’accusa 166 Affanni, tormenti

e delizie dell’etica

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L.A. 128-150

Ecco un caso emblematico – ma potremmo dire storico – in cui la competenza astrologica di un testimone diventa determinante per dimostrare la premeditazione di un attentatore omicida, chimico forense e cultore di astrologia ai fini eversivi.

Questa è la storia di un “bombarolo” serial, accompagnata da accuse di sesso, droga, vendetta paranoica - e astrologia. Gli abitanti di Fremont, California ci sono passati e possono attestare i fatti. E’ una storia che gli astrologi dovrebbero cono- scere.

Dichiarazione del Procuratore

Io, Tom Rogers, Procuratore distrettuale della Contea di Alameda, California, ho per- seguito a termini di legge e con successo, i cosiddetti “attentati di Fremont” sfociati in un processo mai così largamente pubblicizzato in Alameda prima del 2001. Avve- nuti il 29 marzo 1998, si riferivano a sei bombe collocate in cinque luoghi diversi.

Gli obiettivi erano il capo della Polizia, un consigliere comunale e la casa di una ric- ca famiglia di Fremont. La bomba che esplose in un residence di 1.5 milioni di dolla- ri era la più grande bomba casalinga della storia U.S. ed aveva il timer regolato per otto mesi. Fortunatamente, i residenti si trovavano fuori altrimenti sarebbero stati certamente uccisi.

Le nostre indagini si rivelarono difficili in quanto l’attentatore, Rodney Blach, era un chimico molto intelligente con un’ampia preparazione in legge ed in astrolo- gia. L’imputato aveva lavorato per il Dipartimento di Polizia di Chicago dal 1975 al 1979 come microanalista. Aveva riferito centinaia di volte davanti alla corte su analisi di sangue, macchie ed impronte digitali. Sapeva come venivano risolti i casi

VITTORIA HILL (RMAFA)

ASTROLOGIA FORENSE:

TESTIMONE D’ACCUSA

in collaborazione con CHRISTINE ARENS (PTMAFA) e THOMAS C. ROGERS (Aiuto Procuratore Distrettuale nella Contea di Alameda, California)

TRADUZIONE DI ANGELA CASTELLO

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ed anche come i criminali sfuggivano ad accuse e verdetti. Nel corso della nostra inchiesta fu scoperto un armadietto da magazzino. Il detective Dennis Moore ot- tenne un mandato di perquisizione che portò alla scoperta di parecchio materiale e di manuali per assemblare bombe, piani per bombardare un edificio commerciale occupato da professionisti, programmi per effettuare stragi e centinaia di mano- scritti di Blach relativi all’astrologia. I simboli astrologici significavano poco per me o per gli investigatori. L’indagine coinvolse approssimativamente 100 membri dell’F- BI, ATF, del dipartimento di polizia di Fremont e l’astrologa Vicki Hill.

Il detective Moore ed io, incontrammo Vicki per la prima volta a casa sua l’11 novembre 1999. Le fornimmo centinaia di pagine astrologiche scritte dal sig. Blach e lei percepì immediatamente l’oscurità ed il male che ne trasparivano. Ella ci informò inoltre che lo strumento utilizzato era quello dell’astrologia elettiva. Dalla sua testimonianza del novembre 1999 fino al processo nel maggio 2001, Vicki la- vorò in media 20 ore per settimana passando in rassegna i documenti e preparando la sua testimonianza. L’abisso di malvagità e di ferocia rivelata dagli scritti di Blach ebbe un effetto intensamente terrorizzante su di lei. Non era la sola a nutrire tali sensazioni; i due investigatori principali ebbero percezioni analoghe di fronte ad un uomo tanto pieno di odio da ordire piani così tenebrosi per effettuare stragi su lar- ga scala.

Rodney Blach aveva collocato le bombe con il preciso intento di arrecare il peggiore danno possibile - ed in particolare, di uccidere una famiglia musulmana ed una donna che aveva disprezzato la sua passione per lei. Nell’agosto 1997 egli era consapevole che i suoi obiettivi erano orientati verso questa nuova costruzione e che, apparentemente, aveva ricevuto l’idea in una “visione psichica”. Solo dopo aver piazzato le bombe nella casa venne a conoscenza del fatto che le vittime pre- destinate avevano rinunciato all’acquisto della stessa nell’autunno del 1997. La casa era stata rilevata nell’ottobre 1997 da un’innocente famiglia che non aveva niente a che fare con Blach. Ed era ovviamente del tutto ignara che due bombe erano pronte ad esplodere nella casa dei suoi sogni.

Dichiarazione dell’Astrologo

Io [Vicki Hill] ho esaminato i documenti e le carte astrologiche calcolate dal sig. Bla-

ch. Sono pervenuta alle stesse conclusioni degli investigatori della polizia. Blach era

penetrato nella casa ad un certo momento durante la Festa del Lavoro ed aveva

piazzato le due bombe. Esse si trovavano tra il pavimento e il materiale isolante ed

erano tenute a posto da una forte rete<. Erano nascoste agli addetti al controllo dal

pannello isolante.> e nascoste agli addetti al controllo dal pannello isolante Una di

esse era stata collocata sotto la camera da pranzo e l’altra sotto il soggiorno. Credo

che le bombe siano state sistemate il 1° settembre 1997 (eclissi solare parziale), du-

rante la costruzione della casa e prima che gli acquirenti andassero ad abitarla. Le

bombe avevano incorporato un timer di sette mesi, progettato su un modello d’oro-

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logio Casio. Il 29 marzo 1998, durante la festa musulmana chiamata Zul Hajji, le due bombe esplosero. Conoscevo questa festa dal corso di teologia che avevo fre- quentato all’università. Informai immediatamente il procuratore distrettuale e gli investigatori che lo Zul Hajji era conosciuto come “La Festa del Sacrificio” e che sentivo Blach fermamente intenzionato ad uccidere il maggior numero possibile di persone.

Dissi al procuratore che l’osservazione della Luna era d’estremo interesse per i mussulmani praticanti. Ci sono regole, come il digiuno, e regolamenti per il modo di vestirsi che devono essere rispettati. Ciò avviene durante l’ultimo mese del Calenda- rio lunare chiamato il mese dello Zul Hajji. La Luna nuova del 27 marzo 1998 ne se- gnava l’inizio. I mussulmani devono digiunare con la Luna Nuova. La Luna d’Argen- to, o Crescente, indica quando i credenti possono ricominciare ad assumere cibo. La Luna Crescente era visibile in Fremont, California, la sera del 29 marzo 1998, alle 6.25 p.m.

Blach aveva scritto: “Così, il Sole si trova sotto il DS (Discendente). Perciò, i musulmani hanno il permesso di mangiare dopo le 6.25 p.m.di domenica 29 marzo 1998. “SINCRONIZZA IL TEMPO AL CREPUSCOLO”, 7.00 p.m.PST (TEMPO STANDARD DEL PACIFICO) DOMENICA, 29 MARZO 98.”

Ho spiegato che durante il festival, ogni anno, circa due milioni tra uomini e donne si mettono in viaggio verso la Mecca per l’annuale Hajji. Quando si trovano insieme, i pellegrini commemorano il Giorno del Giudizio. Alcuni di essi si radunano sul Monte della Misericordia, dove il Profeta pronunziò il suo memorabile Sermone di Saluto. Il primo giorno dell’Hajji, i pellegrini vanno verso la Valle di Mina, un pic- colo e povero villaggio ad est della città.

Il simbolismo di Blach che utilizzava lo Zul Hajji e la Valle di Mina era per me terrificante. Il nome di una delle sue vittime designate era Mina. Il festival del Sacri- ficio era la data che Blach aveva scelto per la strage. Secondo la famiglia mussul- mana, essi sarebbero stati sicuramente a casa quella sera se non avessero annullato il contratto d’acquisto della casa. Come al solito, infatti, avrebbero celebrato la festa con una grande cena di famiglia.

Blach aveva scritto: “Facciamo in modo che la Luna si muova oltre le congiun- zioni e teniamola fuori dalla 7a casa.”

Dissi alla polizia che, secondo i miei calcoli, l’ultima congiunzione lunare dopo la Luna Nuova e prima dell’esplosione delle bombe era stata quella con Saturno alle 5.32 p.m. PST del 28 marzo 1998. Più avanti nel documento, Blach si riferiva ad un

“Party di Venere” per i suoi nemici - Applicazione della Legge. Nelle prime ore del

mattino del 29 marzo 1998, una bomba esplose a casa del capo di polizia di Fre-

mont ed un’altra fu trovata a casa di un membro del consiglio comunale. Blach

aveva anche fatto dei calcoli astrologici per far esplodere delle bombe in diverse lo-

calità alle 9.02 p.m. PST del 29 marzo 1998 in modo da uccidere il maggior numero

d’ufficiali di polizia. Aveva telefonato al dipartimento di polizia usando una macchi-

na che decodificava la voce.

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Il contenuto del messaggio era: “La polizia farà BOOM... “

Questa telefonata doveva attirare l’attenzione della polizia sul secondo obietti- vo, che era un’altra casa ancora nello stadio finale di costruzione. Ma i poliziotti non controllarono l’abitazione perché pensavano si trattasse di uno scherzo. Il gior- no dopo essi si recarono all’abitazione indicata per telefono, con una Volante. An- cora una volta, le bombe erano state collocate nell’intercapedine del pavimento, ma al contrario della prima serie, erano collegate ad un sensore di movimento. Così, fu- rono disinnescate con successo. Una sesta bomba fu trovata nell’acquedotto citta- dino il 30 marzo 1998.

Blach aveva scritto: “Un party di Venere farà andare tutto alla perfezione. La Legge e la polizia in qualità di servi della comunità sono contrastati, specialmente perché sprovvisti di pianeti sopra l’orizzonte in grado di aiutare, la pista è fredda.

Plutone regge le bombe, i delinquenti, i criminali. Io, reggente Plutone, salirò all’A- scendente. Il provocatore è l’Ascendente. Io – il Richiedente – il reggente dello Scorpione contro di essi. PREOCCUPAZIONE MAGGIORE (Mercurio di transito sta- ziona con moto diretto congiunto al Sole di transito) dell’”EVENTO” (Nodo Nord del- la Luna congiunto al “pre-EVENTO”); (Plutone quadrato a Giove ed al Nodo Sud del- la Luna)“.

Dissi al procuratore distrettuale ed agli investigatori d’essere sicura che Blach stava usando l’astrologia elettiva/oraria. In astrologia oraria, la persona che fa do- mande viene chiamata il querente. I pianeti che governano la prima casa sono chia- mati significatori, in qualità di pianeti che governano la domanda. Il fatto che Blach si riferisca a se stesso come “Querente”, “Me”, “Reggente dello Scorpione” e prima casa significa che è lui il querente, o la persona che fa la domanda. La prima casa e i pianeti che reggono la prima casa rappresentano la descrizione e le condizioni del querente, o della persona che chiede. Ciò viene anche descritto da qualsiasi altro pianeta che appare in prima casa. Il riferimento ad “Essi” ed alla settima casa è ciò che riguarda la domanda. La settima casa simboleggia i nemici scoperti, gli assassi- ni, gli oppositori, la guerra, gli avversari ed i rivali. In questo caso, Plutone rappre- senta Blach, che è il querente. Lo Scorpione è alla cuspide della 1a casa. Marte è an- che il co-reggente dello Scorpione, perciò è corretto affermare che anche Marte rappresenta Blach. La Luna può rispecchiare ciò che stava pensando al momento della domanda. Gli astrologi guardano quale casa occupa la Luna e quale casa reg- ge. Come si riferiscono alla domanda? In astrologia tradizionale la Luna simboleggia le donne, qualsiasi donna di cui si chiede e l’opinione pubblica.

In un parziale diagramma redatto da Blach, egli aveva piazzato la Luna in set- tima casa ed aveva scritto: “NEMICI APERTI in opposizione a ME – REGGENTE – PLUTONE.”

Spiegai che nell’astrologia oraria ed elettiva del tipo classico, la settima è chia-

mata “i nemici del tema.” Essi attaccano l’Ascendente, il corpo fisico del nativo o

della persona che pone la domanda, conosciuta come querente. In tutti i tipi d’a-

strologia oraria, la settima casa indica un nemico. Il reggente o significatore scelto

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da Blach per rappresentare se stesso era Plutone. Esso sta per il Signore del Mondo sotterraneo. Può simboleggiare qualcosa sepolto sotto terra, cose nascoste e sepol- te, morte, cadaveri. Si riferisce inoltre alle attività che devono essere svolte nell’o- scurità e rimanere ignote, al crimine, allo spionaggio, ai complotti, all’anarchia, agli anarchici, all’energia atomica, alle bombe in generale e ad atteggiamenti di minac- cia e di terrore.

Blach aveva scritto: “Il terrorismo in nome della GIUSTIZIA!”

Per più di un anno, ho lavorato in stretta connessione con Dennis Moore, l’in- vestigatore capo assegnato al caso ed a Tom Rogers, il procuratore distrettuale. Ho dedicato a questo caso più di 2000 ore di lavoro insegnando anche astrologia ai miei collaboratori. Di solito, essi venivano a casa mia dove avevamo maratone che duravano tutta la giornata. Inoltre, stavamo centinaia d’ore al telefono analizzando i documenti insieme ai termini ed alle definizioni astrologiche. Tra i documenti fi- guravano ventitré pagine che rivelavano un dettagliato programma delle intenzioni di Blach per sistemare le bombe- completo di precisi tempi astrologici per arrecare il massimo danno ed evitare l’arresto e l’accusa. Dopo mesi di preparazione, Tom Rogers redasse dei piani per portare il caso di fronte ad un gran giurì. Il 23 marzo 2000, in Oakland, California. resi testimonianza in favore dell’accusa. L’imputato fu rinviato a giudizio e si avviarono i preparativi per un processo con giuria.

Nel giugno del 2000, mi fu richiesto di esaminare le prove giacenti in laborato- rio per vedere se, tra scatole e documenti, fosse sfuggito qualche elemento utile al- l’accusa. Insieme a Moore trovammo parecchi nuovi documenti che sarebbero stati in seguito cruciali per il caso. Riempii molte cartelle con la documentazione delle note e la mia relativa traduzione. Compresi che la cosa migliore da farsi era riscrive- re a macchina in inglese corretto ogni documento, sostituendo ogni simbolo astro- logico con le parole in maniera che si potesse leggere la frase nel suo intero conte- sto. Spiegai anche la terminologia occulta trovata nei diari.

Udienza preliminare

Il 25 gennaio ed il 2 marzo 2001 mi fu richiesto di deporre all’udienza preliminare secondo la Mozione 1101 di Credibilità/Carattere del Testimone.

La corte acconsentì ad udire la testimonianza ed emise il suo decreto il 2 mar-

zo 2001: “La sig.ra Hill possiede una specifica conoscenza, competenza ed esperien-

za nel campo astrologico. Tale competenza è stata dimostrata dall’abilità nell’inter-

pretare e tradurre i simboli ed i principi generalmente accettati in astrologia. Que-

sto non è un caso d’analisi Kelly-Frye. Gli assunti Kelly-Frye riguardano l’introduzio-

ne delle prove a carico relative a principi nuovi e scientifici od alle tecniche. In que-

sto caso, la testimone è più simile all’interprete di una lingua straniera e la giuria

avrà bisogno d’assistenza per comprendere i simboli ed i principi su cui si basa l’a-

strologia. Le parole ed i simboli non sono tanto semplici come la difesa ha voluto

credere. Essi danno significato ai documenti. Pertanto, sono convinto che le affer-

figura

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Riferimenti

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